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Commercio, a Palermo e Catania boom di ambulanti



Come sono cambiati dal punto di vista commerciale e delle imprese i centri storici di quaranta comuni italiani di medie dimensioni, capoluoghi di provincia? La fotografia di quanto accaduto tra il 2008 e il 2018 è stata fatta da uno studio di Confcommercio nazionale “Imprese e Città. Demografia d’impresa nei centri storici italiani”, presentata oggi a Roma, che prende in considerazione anche Palermo.

Si tratta di una analisi che si basa sulla banca dati Si.Camera (società del Sistema Camerale) e, superando il dato secco della nati-mortalità delle imprese, si pone l’obiettivo di capire come le strutture commerciali e turistiche in queste città sono cambiate appunto negli ultimi otto anni, dal 2008 al 2016.

Lo studio fa una distinzione tra Centri Storici e Non Centri Storici e 13 categorie distributive (non specializzati, alimentari, tabacchi, carburanti, computer e telefonia, mobili, e ferramenta, libri e giocattoli, vestiario e tessili, farmacie, ambulanti, altro commercio, alloggio, bar e ristoranti).

Il primo dato che emerge dall’analisi è che le città italiane perdono negozi in sede fissa un po’ più rapidamente rispetto al resto del Paese. Una tendenza solo in parte attenuata dalla crescita del numero di ambulanti, alberghi, bar e ristoranti. Il secondo dato è che, andando ad analizzare le dinamiche distinguendo tra centri storici e non centri storici di queste città, nei primi il tasso di riduzione dei negozi in sede fissa è sensibilmente più elevato rispetto alle periferie (rispettivamente -14,9% e -12,4%). In particolare, nei centri storici si registra una riduzione di tutte le tipologie distributive – soprattutto libri, giocattoli e abbigliamento – e una vera e propria sparizione dei benzinai (-27%); crescono soltanto le farmacie e i negozi di telefonia e Ict domestico (computer, ecc.).

A livello geografico emerge la crescita al Sud delle attività legate al turismo (bar, ristoranti e alberghi) ma soprattutto un vero e proprio boom del commercio ambulante che dal 2008 ad oggi ha registrato in quest’area un incremento del numero di attività pari all’85,6%: a Palermo sono quasi quadruplicate (a Catania sono cresciute del 50%). A Palermo gli ambulanti nel centro storico sono passati da 212 del 2008 a 819 del 2016, fuori dal centro storico da 693 del 2008 ai 1.917 del 2016.

Tra le determinanti della desertificazione commerciale dei centri storici, oltre alle dinamiche demografiche (come l’età media della popolazione e la densità abitativa) e al calo dei consumi, il fenomeno può essere ricondotto prevalentemente ai canoni di affitto del centro più elevati rispetto a quelli delle periferie.

Tra il 2008 e il 2016, a Palermo, le attività al dettaglio con sede fissa nel centro storico sono diminuite del 24,6%, quelle fuori dal centro storico invece sono diminuite del 19,4%. Numeri diversi per le attività legate alla ricettività turistica come alberghi, bar e ristoranti con un +45,1 % nel centro storico e un +8,4% fuori dal centro storico.

“Il dato che emerge su Palermo dall’analisi di Confcommercio nazionale è la destrutturazione del commercio in genere – osserva la presidente di Confcommercio Palermo Patrizia Di Dio -. Perdiamo imprese nel centro storico e perdiamo imprese anche fuori dal centro storico. La qual cosa porta anche conseguenze negative sul piano occupazionale oltre che sul livello qualitativo dell’offerta. Le aziende e le imprese vanno via dal centro anche per i canoni di locazione che in centro storico sono evidentemente più alti, dunque il commerciante, come l’imprenditore, viene inevitabilmente scoraggiato. La crescita esponenziale del commercio ambulante – prosegue Di Dio – è un importante segnale da leggere con attenzione perché è evidente che siamo in presenza di una insostenibilità da parte di tanti commercianti a mantenere i costi di una sede fissa con utenze varie, maggiori tasse, costo dei dipendenti. L’ambulantato – aggiunge Patrizia Di Dio – comporta chiaramente maggiori sacrifici sul piano personale, non piace a nessuno lavorare all’aperto, cambiare sede ogni giorno, lavorare spesso anche sette giorni su sette girando qua e là per i vari mercati. Gli anni presi in esame sono anni di crisi nera, di sofferenza per i negozi e per le imprese in generale ed il consumatore è comunque costretto a risparmiare”, conclude la presidente di Confcommercio Palermo.

Confcommercio chiede quindi al Governo di adottare efficaci misure di agevolazione fiscale per favorire l’apertura e la sopravvivenza delle attività commerciali nei centri storici. E propone alle associazioni dei proprietari immobiliari di avviare un percorso comune per la revisione delle formule contrattuali e la riduzione dei canoni di locazione commerciale.

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