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Elezioni, il centrodestra a Catania mette il sigillo al “patto dell’arancino”



Al quartiere San Berillo, nel cuore di Catania, l’ora di cena è già ampiamente passata. Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, i tre avventori che nella città etnea avevano organizzato una tregua dopo il duello di piazze si sono presentati all’appuntamento solo in tardissima serata.

Nessuno voleva fare il primo passo e, solitario, il candidato unitario Nello Musumeci ha atteso per un paio d’ore i suoi sponsor. Alla fine i tre leader sono arrivati e, pian piano, la cena ha preso forma, allungandosi e facendosi via via, più amichevole. Lo schema di un “patto dell’arancino” – il prodotto tipico catanese era anche ne menù – alla fine è emerso a tarda notte.

Il patto? “Era già siglato, abbiamo gettato le basi del percorso per vincere le elezioni”, ha spiegato Berlusconi uscendo, all’1.30 circa dal ristorante. I tre leader sono partiti da piazze diverse – le Ciminiere per Berlusconi, piazza del Teatro Massimo per Salvini, la protesta anti-ius soli per Meloni – e hanno rischiato di trasformare la cena in un giallo. Salvini, poco prima, riduce l’appuntamento con gli altri due leader a un caffé e opta per mangiare in un ristorante non lontano. Meloni attende a qualche centinaio di metri dalla Trattoria del Cavaliere, teatro di un incontro che, ad un certo punto, si è temuto seriamente che potesse saltare. Ma alla fine l’incontro c’è stato, con tanto di photo-op dei tre leader con Musumeci e di lungo colloquio dei tre in veranda, sotto i flash dei fotografi.

Ed una torta con i volti dei leader del centrodestra, di Lorenzo Cesa, Musumeci e Vittorio Sgarbi ha sancito la pax. Perché, se da un lato i nodi restano tutti più o meno irrisolti, dall’altro quella siglata a Catania è più di una tregua. “Non c’è un duello Berlusconi-Salvini ma Matteo con un certo tipo di politica non vuole avere nulla a che fare”, spiegavano prima della cena fonti leghiste facendo chiaro riferimento a quel Gianfranco Micciché e ai cosiddetti “impresentabili”. “Salvini vuole la leadership, è convinto che il suo partito sia un traino”, sottolineava dal canto suo un esponente d’alto rango del centrodestra. Tutte crepe di un sodalizio che, sull’onda delle Regionali in Sicilia e in vista delle Politiche traballa ma non deflagra. E, stando ai sondaggi riservati che circolano negli ambienti del centrodestra, c’è un certo ottimismo sulla vittoria di Musumeci. Il candidato alle Regionali era seduto tra Matteo Salvini e Cesa – leader di un’Udc ormai tornata in pieno nel gotha del centrodestra – mentre di fronte ai sedevano Berlusconi, Meloni e Vittorio Sgarbi.

Il clima “è stato ottimo”, sottolineano fonti di FI a fine cena. Eppure, al principio, la freddezza non era del tutto sciolta con Salvini che, dopo qualche minuto, è uscito fuori al ristorante per una sigaretta. Il primo punto affrontato con Silvio? “Il Milan, punto dolente per entrambi”, ha spiegato il leader leghista. Ma alla fine l’incontro è durato oltre due ore, i tre hanno cenato. Erano venuti separatamente e giocando un po’ a nascondino. Sono usciti insieme, sorridenti: forse, ai piedi dell’Etna la difficile coabitazioni di FI-Lega-Fdi ha avuto l’ennesima chance di una svolta. (ANSA)

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