La mafia che cambia: vertice a Palermo in prefettura

Cosa nostra attraversa una fase di transizione in attesa del rinnovamento della leadership e degli organi decisionali che si concluderà nel momento in cui si sarà dotata di un vertice, riconosciuto da tutte le famiglie e di una nuova strategia condivisa, coerente con gli obiettivi e le aspettative degli uomini di onore la cui operatività è stata neutralizzata da lunghe carcerazioni.

Le indagini hanno acclarato che, pur in assenza della Commissione Interprovinciale e della cupola, esistono relazioni ed accordi tra capi e reggenti dei vari mandamenti palermitani e delle altre province per delineare strategie criminali di comune interesse. Sono solo alcuni dei temi di riflessione affrontati oggi nell’ambito della Conferenza interprovinciale delle Autorità di pubblica sicurezza della Sicilia Occidentale, presieduta dal Prefetto Antonella De Miro, alla presenza del Capo della Polizia, Franco Gabrielli, e del Vice Capo di Gabinetto vicario del Ministro dell’Interno, Patrizia Impresa, presenti i Prefetti delle province di Agrigento, Caltanissetta e Trapani, i Procuratori Generali della Repubblica presso le Corti di Appello di Palermo e Caltanissetta e i Procuratori della Repubblica presso i Tribunali DDA di Palermo e Caltanissetta, il Comandante Interregionale dell’Arma dei Carabinieri, il Comandante Regionale Sicilia della Guardia di Finanza, i vertici provinciali delle Forze di Polizia territoriali, i Capi Centro DIA di Palermo e Caltanissetta. Tutti temi di grandissima attualità soprattutto ora che Totò Riina, il capo dei capi, il capo della Cupola, è in fin di vita.

La riunione ha costituito importante occasione per fare un’analisi dell’attuale organizzazione e struttura operativa della mafia, anche in termini di analisi strategica e prospettica del fenomeno e dei sempre più efficaci strumenti operativi di contrasto.
Nel corso dell’incontro, in particolare, è stata sottolineata da una parte l’importanza dei successi investigativi e giudiziari degli ultimi 20 anni che hanno inferto un duro colpo all’ala eversiva e stragista di cosa nostra, dall’altra è stato da tutti confermato che cosa nostra, pur continuando a perseguire una politica di mimetizzazione e di basso profilo, è ancora vitale e radicata nel territorio, ha potenzialità offensiva ed è capace di influenzare il tessuto economico sociale di riferimento.

Un focus particolare è stato dedicato alle numerose scarcerazioni per fine pena di soggetti mafiosi condannati per gravi delitti di mafia, tenuto pure conto che il loro ritorno in libertà può determinare un mutamento degli attuali equilibri e all’interno di uno stesso mandamento e tra mandamenti diversi di una stessa provincia.
Sotto il profilo delle attività criminali cosa nostra mantiene ancora uno spiccato interesse verso la pratica estorsiva, tuttavia meno remunerativa rispetto al passato.
E’ stato parimenti sottolineato il crescente diretto interesse di cosa nostra verso la gestione del traffico degli stupefacenti, anche attraverso i contatti con i sodalizi camorristici e in rapporto con le organizzazioni transoceaniche ed i narcos.

Infine, è stata svolta una approfondita valutazione con riferimento al mutamento di cosa nostra in organizzazione affaristica, che opera in ambienti capitalistico finanziari, in aree nazionali ed internazionali, agendo nel massimo silenzio per riciclare i capitali illeciti, facendo ricorso a professionisti esperti per la gestione degli affari economici più complessi.
Concludendo i lavori, il Capo della Polizia ha ribadito la compattezza dello Stato in tutte le sue componenti, come unitariamente rappresentate al Tavolo, e la sua elevata capacità di contrasto alla criminalità organizzata sia sotto l’aspetto investigativo che repressivo.

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Giovanni Megna