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Messina, blitz dell’ispettorato del lavoro alla Clinica Cristo Re



Sono una trentina le irregolarità trovate dal personale dell’Ispettorato del lavoro di Messina, diretto da Gaetano Sciacca, e dai carabinieri del nucleo di Palermo dopo il blitz alla Clinica privata Cristo Re, effettuato per verificare l’osservanza delle norme di tutela dei rapporti di lavoro e le posizioni contrattuali dei dipendenti. La struttura sembra che faccia ricorso ad una pratica abbastanza diffusa nel reclutamento del personale, per risparmiare sulle retribuzioni e sui pesanti oneri previsti e a scapito di diritti che si è tenuti a riconoscere nei rapporti subordinati e così invece di assunzioni a tempo indeterminato o determinato si utilizza personale con partita Iva.

Nel caso specifico rilevato dagli ispettori, questo tipo di rapporto riguarderebbe una trentina di fisioterapisti a cui era corrisposto poco meno di 15 euro l’ora, mentre il sistema sanitario regionale, eroga decisamente di più per le prestazioni. L’ora di fisioterapia conteggiata inoltre di solito, non corrisponderebbe a 60 minuti reali di attività effettuata sul paziente, perché includerebbe anche le fasi preparatorie alla terapia stessa, compresa l’igienizzazione. Il controllo è stato effettuato dopo una segnalazione della Cgil che aveva sollecitato un confronto con i vertici della clinica Cristo Re presso l’Ispettorato. Sembra però che nessun rappresentante dell’azienda si sia presentato all’incontro fissato, da qui la predisposizione dei controlli. La Casa di Cura Cristo Re è una delle cliniche della città specializzata in Ortopedia.

“A Messina c’è la più alta concentrazione di posti letto privati, in relazione agli abitanti, di tutta la Sicilia, sono 750 e di questi la metà sono di una sola disciplina, l’Ortopedia”. Un fatto che ha evidenziato qualche mese fa il direttore generale dell’Asp 5 Gaetano Sirna nel corso di un forum. “La percentuale è di quattro volte superiore rispetto al resto d’Italia – ha detto- e il dato non è spiegabile quando si vedono i Drg di fuga che sono ortopedici. Ciò significa che qui non si riesce a dare un assistenza di medio livello e chi deve fare un intervento impegnativo continua ad andare fuori”. Una situazione estremamente grave quella sottolineata dal Dg che andrebbe approfondita.

“Qui c’è un’imprenditoria che non investe in tecnologia malgrado qualche recente segnale di cambiamento. Anche il sistema non aiuta, -sottolinea Sirna, – perché basato sulla storicizzazione e il consolidato per cui le Case di cura hanno un certo budget che gli viene riconosciuto a prescindere da quello che fanno. Se avessi la possibilità di contrattare sia i volumi che la qualità delle prestazioni sarebbe diverso”. Chissà se i candidati a Presidente della Regione hanno inserito nei loro programmi di scardinare anche questo sistema, chissà se il nuovo corso che promettono lo prevede.

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