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Panificatori, si tratta per cambiare il decreto



“Un Decreto intempestivo e carente di una qualsivoglia concertazione con i rappresentanti di categoria, intriso di necessità elettorale, teso a privilegiare la grande distribuzione a discapito dei legittimi interessi dei panificatori”. Si esprimevano così, nella circolare del 29 novembre il segretario Regionale della Cna Piero Giglione e il segretario del settore Alimentare Tindaro Germanelli, del provvedimento firmato a ottobre dall’ex assessore alle attività produttive Mariella Lo Bello  contenenti  “Disposizioni relative all’attività di panificazione”. Adesso quel decreto potrebbe essere revocato dal nuovo governo regionale il cui orientamento sembra ricalcare quello di  Cna, Confartigianato, Claai, Sada Casa che hanno chiesto un incontro all’assessore Mimmo Turano.

“Abbiamo deciso una linea unitaria   per presentare, al nuovo Governo regionale, una più esaustiva proposta di riordino del settore della panificazione siciliana, -dice Tindaro Germanelli-, sono evidenti le lacune di una legge che l’Ars aveva in discussione dal 2013 e su cui si è accelerato solo negli ultimi mesi a seguito delle pressioni di Assipan/Confcommercio; il decreto  tra l’altro presenta sostanziali vizi di contrasto con la normativa europea e risulta contraddittorio rispetto alla proposta di legge ac.3265-a recante disposizioni in materia di produzione e vendita del pane, approvata il 6 dicembre in prima lettura alla Camera e passata quindi adesso al vaglio del Senato”.

Cosa viene maggiormente contestato alla norma regionale? Il Decreto, non richiamando la classificazione della produzione del pane prevista dalla  legge Bersani, si legge nella circolare della Cna del 29 novembre, crea una condizione di svantaggio, se non proprio di concorrenza sleale, tra i panificatori   e quei soggetti che esercitano attività similare all’interno della  grande distribuzione.   Succede, in effetti che,  mentre i panificatori sono sottoposti al regime di chiusura domenicale o di turnazione, nella Gdo si procede alla produzione e vendita di pane surgelato, spesso di provenienza estera in particolare dall’est Europa, largamente spacciato per pane fresco, Con l’aggravante dell’uso improprio della denominazione dei locali di “ Panificio” che sempre secondo la Legge Bersani è “da riservare alle imprese che svolgono l’intero ciclo di produzione del pane, dalla lavorazione delle materie prime alla cottura finale”.  Viene inoltre previsto che solo i “ Panificatori” che vendono al dettaglio nei locali di produzione, sono esonerati dall’obbligo di confezionamento. Regola che non viene rispettata nei locali insediati nella Gdo, che non hanno i requisiti di Panificatori. “Il Decreto, nulla prevede in tema di valorizzazione della produzione panaria siciliana né, tantomeno, -dice Germanelli- in tema di tutela,  attraverso l’istituzione del marchio “ Pane siciliano”, fortemente richiesto dai produttori. L’attività di panificazione è stata assimilata alla regolamentazione del settore commercio, considerandola un’attività commerciale e non un’attività artigianale imprenditoriale di produzione alimentare. Questo ha comportato che ci si è improvvisati panificatori senza che venissero richiesti particolari requisiti e invece è necessario che per operare nel settore venga valutata esperienza e professionalità. Vogliamo che ci siano finalmente regole certe che tutelino la qualità del lavoro e del prodotto e quindi i consumatori”.

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