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Stop a indennità di mobilità: in Sicilia sono a rischio 30 mila disoccupati



PALERMO. La decisione di far sparire l’indennità di mobilità per i lavoratori colpiti da licenziamento collettivo è mortale per la Sicilia, già collassata da una gravissima crisi economica che si protrae da quasi dieci anni. Nell’Isola 30 mila disoccupati resteranno senza sostegno al reddito e con scarse o nulle possibilità di essere assunti in altre aziende. Il segretario generale della Cgil, Michele Pagliaro, parla di «scelta inopportuna e inadeguata del governo». «Non si possono cancellare gli ammortizzatori sociali quando vengono istituite le aree di crisi complessa di Termini e Gela – dice – Sono contraddizioni pericolose per la Sicilia che negli ultimi nove mesi ha perso 11 mila posti di lavoro».

La cosa più grave rilevata dall’Inps è il boom del precariato: nel 2016 ha rilevato 16 mila nuovi contratti ma solo atipici, mentre un siciliano su due vive in condizioni di povertà. «La contropartita alla perdita dell’indennità di mobilità sarebbero le politiche attive del lavoro – continua Pagliaro – che nell’isola sono state fallimentari o hanno generato solo clientele».

Amaro pure il commento di Mimmo Milazzo, segretario generale della Cisl: «Con la fine dell’indennità di mobilità e l’introduzione della Naspi per tutti, si riduce a un massimo di due anni il periodo di sostegno al reddito in caso di licenziamento. Questo rende ancor più evidenti, l’assenza di normative serie di contrasto alla povertà e il fatto che si brancola nel buio in materia di politiche attive per il reinserimento occupazionale, sul terreno della formazione e della riqualificazione di chi perde il lavoro, sul fronte delle politiche di sviluppo diffuso e duraturo».

Anche per Claudio Barone, segretario generale della Uil Sicilia, «l’abrogazione degli attuali ammortizzatori sociali e il subentro della Naspi è estremamente preoccupante».

«Con l’anno nuovo stimiamo che almeno 30 mila persone in Sicilia perderanno qualsiasi sostegno al reddito – spiega – Queste norme, figlie della stessa arroganza e approssimazione che hanno caratterizzato la riforma delle pensioni firmata Fornero, non miglioreranno le politiche attive del lavoro. Inoltre, le aziende che volessero assumere i disoccupati in Naspi non godranno più degli incentivi che erano garantiti per i lavoratori in mobilità. Ciò insieme a una dotazione economica insufficiente per i soggetti promotori di politiche attive. Tutto questo avrà effetti devastanti in una terra, la nostra, dove i livelli di disoccupazione già altissimi. Questo sindacato chiede quindi di avviare subito un confronto per modificare queste norme. È necessario ripristinare gli incentivi per la rioccupazione, senza i quali gli sgravi per il Sud diventerebbero una beffa».

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