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Storia delle sorelle Napoli che hanno detto di no alla mafia dei pascoli



La storia è stata raccontata da Salvo Palazzolo sull’edizione palermitana di Repubblica. Ed è una storia di coraggio. Quella delle sorelle Napoli, tre donne di Mezzojuso, piccolo centro in provincia di Palermo, per anni “feudo” di Bernardo Provenzano, il boss che qui si nascondeva e fissava appuntamenti e che qui aveva complici e sostenitori. Le tre sorelle (Irene, Ina e Anna Napoli) hanno di detto di no alla mafia dei pascoli, sono in trincea ormai da tempo contro i clan, hanno subito fin qui ogni tipo di angheria ma sono determinate: “Non avranno mai le nostre terre”.

E raccontano, loro che hanno ereditato dai genitori 90 ettari di terreno coltivato a grano e fieno: “Hanno avvelenato i cani, hanno lasciato delle pozzanghere di sangue; infine, hanno rotto le recinzioni e hanno mandato vacche, pecore e cavalli a distruggere tutto”. E hanno minacciato anche altri proprietari della zona. Le sorelle Napoli, uniche, hanno avuto il coraggio di denunciare. “Prima si sono presentate delle persone per offrirci cinquemila euro all’anno, tanto secondo loro vale la gestione dell’azienda – racconta Irene – . Ci offrivano pure dei buoni consigli per portare avanti il lavoro. Perché noi siamo femmine. Ma io gli ho detto: “Prima comandava mio padre, ora comandiamo noi”. Ed evidentemente non se lo aspettavano, dalle parole sono passati ai fatti”.

L’ultimo raid è avvenuto a luglio, per la raccolta del grano,ma prima avevano distrutto il fieno. Ora le sorelel Napoli hanno il sostegno dell’associazione Addio Pizzo e nei giorni scorsi hanno contattato Libera cui vogliono affidare la gestione della terra: “Siamo in grande difficoltà economiche per tutto quello che abbiamo subito – dicono – però non ce ne andiamo da qui. Questa montagna è il simbolo delle donne finalmente libere”.

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