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La felicità come diritto e come domanda: a Palermo il Festival delle Letterature Migranti

La felicità come diritto, desiderio individuale, promessa collettiva ma anche possibile strumento del potere. Sarà “Felicità” il tema della dodicesima edizione del Festival delle Letterature Migranti, in programma dal 21 al 24 ottobre ai Cantieri culturali alla Zisa di Palermo.

Promosso dal Comune di Palermo insieme all’associazione Festival Letterature Migranti e a numerosi enti pubblici e privati, il festival tornerà a interrogare il presente attraverso la letteratura, il giornalismo, il teatro, le arti visive e la musica. Il percorso è ideato dal fondatore e direttore artistico Davide Camarrone, mentre gli altri linguaggi del festival saranno diretti da Dario Oliveri, Giuseppe Cutino e Agata Polizzi.

La scelta del tema guarda al 2026, anno in cui ricorrono i 250 anni della Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti. Nel documento, la “ricerca della felicità” viene indicata fra i diritti inalienabili insieme alla vita e alla libertà. Un’espressione diventata universale, ma che oggi rischia di apparire svuotata della sua portata originaria.

Che cosa significa, dunque, cercare la felicità? Un’aspirazione al benessere e alla piena realizzazione della persona, oppure una nuova forma di comando, una richiesta sociale di efficienza, successo e soddisfazione permanente? Attorno a questa domanda ruoteranno incontri, libri e spettacoli della dodicesima edizione.

Gli autori internazionali e le voci italiane

Il Festival delle Letterature Migranti annuncia un’edizione fortemente internazionale e intergenerazionale. Tra i primi ospiti figurano lo scrittore olandese Frank Westerman, l’iraniano Kader Abdolah e l’ucraino Andrei Kurkov.

Dall’Italia arriveranno, tra gli altri, Paolo Di Paolo, Maria Attanasio, la docente e scrittrice italo-siriana Asmae Dachan, la giornalista Elena Testi, reporter di La7 impegnata in diverse aree di crisi, dall’Ucraina al Medio Oriente, e Lorenzo Tondo, corrispondente del Guardian e vincitore dell’ultimo Premio Ryszard Kapuściński per la letteratura di reportage.

«Nell’ambiguità tra dono e ordine il tema di quest’anno si fa politico, inquieto – afferma Davide Camarrone –. Le letterature possono attraversare la felicità, mostrarne le crepe, raccontarne il doppio fondo. Parlare di felicità significa interrogare il potere che la nomina, decidere se accettare il comando o restituire al desiderio la sua voce originaria, sognante».

GenerAzioni e gli autori under 35

Anche quest’anno il festival darà spazio alle nuove scritture con GenerAzioni, la rassegna dedicata alle autrici e agli autori under 35 e curata da Mohamed Maalel, Marco Mondino e Valentina Ricciardo.

L’iniziativa, sostenuta dal programma Per Chi Crea del ministero della Cultura e gestita da Siae, punta a favorire il dialogo tra generazioni e culture diverse, affrontando temi che attraversano la società contemporanea: sfruttamento del lavoro, scuola multiculturale, percorsi di formazione e nuove identità.

Tra gli ospiti della sezione figurano Grace Fainelli, Ilaria Camilletti, Michela Panichi, Espérance Hakuzwimana Ripanti, Andreea Simionel, Francesca Cicculli ed Elvio Carrieri. Il progetto coinvolgerà anche le scuole, che potranno aderire gratuitamente scegliendo uno o più testi e partecipando agli incontri.

Dal Translation Slam alla Gobettiana

L’edizione 2026 segna anche un ampliamento dei confini del festival, con il Translation Slam, la gara di traduzione letteraria curata da Eva Valvo, che coinvolgerà altre città italiane. Tra i nuovi compagni di viaggio entra inoltre Arci, già presente nella scorsa edizione con una parte del programma di Sabir.

Tra gli appuntamenti annunciati anche la prima edizione della Gobettiana, spazio dedicato alla riscoperta degli interventi e degli scritti di Piero Gobetti nel centenario della morte. Un progetto destinato a proseguire nelle prossime edizioni.

Il festival proporrà inoltre una riflessione su San Francesco d’Assisi, nell’anno in cui ricorrono gli 800 anni dalla morte. Un altro passaggio per collegare memoria, pensiero critico e domande del presente, nel segno di una felicità che il Festival delle Letterature Migranti prova a sottrarre agli slogan per restituirla alla complessità delle storie.

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