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Il florovivaismo italiano aggiorna i massimi storici e manda un segnale chiaro: il settore regge, anche sotto pressione. Il valore alla produzione sale a 3,25 miliardi di euro, il dato più alto mai registrato, migliorando ulteriormente la precedente rilevazione Istat. Un risultato che arriva nonostante il combinato disposto di clima avverso, aumento dei costi e concorrenza internazionale sempre più aggressiva.
Dentro questo record c’è un dato che pesa più degli altri: la Sicilia.
Con 313,5 milioni di euro di valore alla produzione, l’Isola si conferma terza potenza florovivaistica nazionale e vale quasi il 10% dell’intero comparto italiano. Non una performance episodica, ma un posizionamento strutturale.
La mappa del potere florovivaistico
La classifica delle regioni parla chiaro: Toscana, Liguria e Sicilia guidano il sistema produttivo nazionale, seguite da Lombardia, Lazio, Campania, Puglia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. È qui che si concentra la capacità industriale del settore, non solo agricola.
Il dato nazionale è rilevante anche per un altro motivo: l’Italia si conferma esportatore netto, seconda potenza europea e terza al mondo, con oltre 1,2 miliardi di euro di prodotti vegetali esportati. La bilancia commerciale resta positiva, nonostante l’aumento delle importazioni degli ultimi anni.
Sicilia: crescita selettiva, non espansione cieca
Nel dettaglio, la crescita siciliana è diffusa ma non caotica.
Il comparto di fiori e piante in vaso genera 218,6 milioni di euro, in aumento del 4,2%. Il vivaismo supera i 94 milioni, con una crescita del 2,5%.
Numeri che collocano la Sicilia:
- seconda in Italia per fiori e piante in vaso (dietro la Liguria);
- terza per il vivaismo, dopo Toscana e Lombardia.
Tradotto: la Sicilia non è solo produzione estensiva, ma specializzazione, capacità di presidiare segmenti ad alto valore e mercati esteri maturi.
Myplant come termometro industriale
Questo quadro arriva alla vigilia della decima edizione di Myplant & Garden (18–20 febbraio, Fiera Milano Rho), che non è una vetrina promozionale ma un indicatore economico del settore.
La fiera raggiunge 60.000 metri quadrati di superficie espositiva, con oltre 800 marchi e la presenza attesa di 200 delegazioni ufficiali di buyer internazionali provenienti da 40 Paesi. Tra loro, decine di aziende siciliane, segno che l’Isola non è più periferia produttiva ma parte del circuito che conta.
Il punto politico-industriale
Il florovivaismo cresce, ma non è un settore al riparo dai rischi. Energia, acqua, logistica, concorrenza estera e instabilità climatica stanno già erodendo i margini. Il record di oggi non garantisce il futuro.
Per la Sicilia, il nodo non è aumentare ulteriormente i volumi, ma trasformare il peso produttivo in leva industriale stabile: filiere più forti, maggiore integrazione commerciale, politiche mirate su costi e infrastrutture.
I numeri dicono che la base c’è.
La differenza, ora, la farà la capacità di difendere valore, non solo di produrlo.