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Intelligenza artificiale: uno studio nato a Palermo analizza come le AI costruiscono le risposte

Sempre più spesso le persone chiedono all’intelligenza artificiale di spiegare ciò che accade nel mondo: una guerra, una crisi politica, una questione economica complessa. Le risposte arrivano in pochi secondi, scritte bene, apparentemente equilibrate. Ma quanto è davvero neutrale il modo in cui queste tecnologie raccontano la realtà?

A questa domanda prova a rispondere uno studio scientifico sviluppato dall’informatico palermitano Marco Giacalone e pubblicato sulla rivista internazionale Discover Artificial Intelligence del gruppo Springer Nature.

La ricerca affronta un aspetto ancora poco esplorato: non soltanto se le risposte generate dall’intelligenza artificiale siano corrette, ma come vengono costruite.

“All’inizio osservavo i contenuti e cercavo di capire se fossero accurati oppure no – racconta Giacalone – Poi mi sono accorto che due testi anche molto simili producevano effetti completamente diversi su chi leggeva. È lì che ho capito che il vero oggetto di studio non era soltanto il contenuto, ma il tono, il framing, il modo in cui il discorso prende forma”.

Per osservare questo fenomeno, lo studioso ha confrontato cinque modelli tra i più diffusi – ChatGPT, Gemini, Claude, Copilot e DeepSeek –  sottoponendo a tutti le stesse domande su temi complessi come conflitti internazionali, diritti umani, migrazioni e cambiamento climatico.

Le risposte sono state analizzate secondo due elementi: il tono del discorso e la prospettiva con cui l’argomento viene inquadrato. Dall’incrocio di questi fattori emergono differenze riconoscibili tra i vari modelli. Alcuni adottano uno stile più distaccato e descrittivo, altri mostrano maggiore attenzione agli aspetti umanitari, altri ancora privilegiano un registro tecnico o giuridico. Non è soltanto una questione di stile: cambia il modo in cui il lettore interpreta i fatti.

“L’IA non è solo una macchina che risponde – spiega Giacalone – è una macchina che argomenta, persuade, rassicura”. “La cosa che mi ha colpito è quando l’intelligenza artificiale prende una posizione senza dichiararlo. Sembra neutrale, ma in realtà sta già interpretando la realtà”.

Questo è il punto critico, secondo il ricercatore palermitano: l’IA non produce soltanto contenuti, ma organizza il discorso, seleziona ciò che è rilevante e ciò che non lo è e, inevitabilmente, introduce una propria visione del mondo.

Il problema, quindi, non è soltanto stabilire se una risposta sia giusta o sbagliata, ma anche come quella risposta prende forma.

Secondo Giacalone oggi il rischio principale è la fiducia quasi automatica che tendiamo ad attribuire a questi strumenti. Non tanto per ingenuità, quanto perché, quando qualcosa risponde bene,  in modo fluido e naturale, il nostro cervello abbassa le difese.

“Il problema –  sottolinea lo studioso – è che stiamo utilizzando strumenti estremamente avanzati con un livello di consapevolezza ancora basso”.

L’intelligenza artificiale non è più soltanto uno strumento per specialisti. Studenti, professionisti e cittadini la consultano ogni giorno per orientarsi su questioni complesse. In questo contesto il linguaggio utilizzato dalle macchine può influenzare la percezione degli eventi tanto quanto i fatti stessi.

Lo studio suggerisce proprio questo: alla verifica delle informazioni bisogna affiancare l’analisi del comportamento discorsivo dei modelli, cioè il tono, le parole scelte e la prospettiva adottata.

Alla fine della ricerca il rapporto di Giacalone con queste tecnologie non è diventato più diffidente, ma semplicemente diverso. “L’intelligenza artificiale è uno strumento straordinario, ma non è una fonte. Va trattata come un assistente brillante e veloce che può sbagliare senza accorgersene”.

E soprattutto lascia una domanda che, secondo lui, dovrebbe accompagnare sempre l’uso di questi strumenti: “Se prima la domanda era: è giusto o è sbagliato? Oggi la domanda è un’altra: perché questa risposta è costruita così?”.

Chi è l’informatico siciliano autore dello studio scientifico:

Marco Giacalone ha conseguito la laurea in Economia e Commercio e la laurea in Ingegneria Gestionale. È fondatore di MarcoMedia, azienda di sviluppo software specializzata in soluzioni innovative, ed è Professore a contratto di Informatica presso la LUMSA Santa Silvia di Palermo. È membro del LICAIM, LUMSA International Research Center for Artificial Intelligence Management. Ha collaborato con multinazionali ed enti pubblici, maturando competenze nelle applicazioni dell’intelligenza artificiale. Svolge regolarmente seminari e attività formative sul potenziale dell’IA in diversi settori e opera come consulente informatico in Sicilia per ordini e associazioni professionali in ambito medico, contabile, giornalistico, biologico e veterinario. È anche giornalista freelance. I suoi interessi di ricerca includono l’intelligenza artificiale, l’analisi delle reti e la resilienza delle infrastrutture critiche.

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