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Agricoltura, Fondi Fears: Regioni del Sud contestano criteri di riparto



Le regole di riparto dei fondi europei per le politiche di sviluppo rurale (Fears) non possono essere cambiate in corso d’opera, a meno di non voler penalizzare, indebolendo il Meridione, l’integrità dell’intero comparto agroalimentare italiano. Gli assessori regionali all’Agricoltura di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia e Umbria (rispettivamente Francesco Fanelli, Gianluca Gallo, Nicola Caputo, Donato Pentassuglia, Toni Scilla e Roberto Morroni) hanno lanciato la sfida da Roma.
 

La partita per la difesa delle ragioni del Sud, unita al rilancio del dialogo per la definizione di una prospettiva più ampia del sistema Paese è stata giocata sul campo di una conferenza stampa convocata nella Capitale, nella sala Caduti di Nassirya. Nel cuore del Senato, i 6 assessori hanno richiamato alle proprie responsabilità Governo e Parlamento su una questione ritenuta essenziale: la ventilata revisione dei criteri di ripartizione, con lo stravolgimento dei parametri della storicità della spesa.

«Non siamo qui per alimentare guerre di campanile, o contrapposizioni tra schieramenti diversi», la precisazione del gruppo dei 6, composto da amministratori di varia estrazione in rappresentanza di Regioni diverse, che da sole rappresentano il 60% delle aree italiane interessate dal Psr. «Del resto – hanno puntualizzato – le nostre posizioni hanno trovato conforto, nelle ultime settimane, anche nelle prese di posizione del Mef e della Commissione Europea, a dimostrazione della bontà di una linea oggettivamente sostenibile e nel giusto».

Nel mirino, l’atteggiamento del Mipaaf: «Da mesi – hanno ribadito gli Assessori all’Agricoltura delle 6 Regioni – siamo impegnati a ricercare un punto di equilibrio per garantire il raggiungimento di un accordo equo. Abbiamo però sempre trovato porte chiuse, specie dopo la decisione del Ministero dell’Agricoltura di ignorare persino le indicazioni della Commissione europea, per sostenere invece scelte che non tengono in alcun conto un’analisi globale della totalità dei fondi Pac – I e II pilastro – destinati ai territori, ignorando non solo le tematiche legate alla quota di cofinanziamento, ma anche che il Regolamento UE 2020/2220 ha prorogato per il 2021 ed il 2022 non solo i programmi di sviluppo rurale, ma anche l’attuale regime dei pagamenti del I pilastro della Pac».

Nonostante ciò, hanno tuttavia sottolineato Fanelli, Gallo, Caputo, Pentassuglia, Scilla e Morroni, «con senso di responsabilità non ci sottraiamo al dialogo: ringraziamo i parlamentari che stanno sostenendo la nostra iniziativa e ribadiamo d’essere pronti ragionare su nuovi meccanismi a partire dal 2023. Sia chiaro, però, che non accetteremo mai colpi di mano tesi a cancellare la fase transitoria del biennio 2021-2022: ciò si tradurrebbe in una penalizzazione mortificante per regioni già svantaggiate che, paradossalmente, sarebbero private proprio dei fondi destinati a garantire il riequilibrio strutturale, a tutto vantaggio di zone già di per sé meglio attrezzate». Da qui l’invito al Governo e, nello specifico, al Ministro Patuanelli: «Non si chiuda a riccio: accetti il confronto ed insedi un tavolo tecnico cui demandare la definizione- entro 60 giorni- dei parametri da applicare a far data dal 2023, con l’individuazione di criteri coerenti allo spirito ed alle finalità del Psr. Se così sarà, noi ci saremo, forti della convinzione che anima la nostra battaglia». Quella di sempre: «Se cresce il Sud, cresce l’Italia».

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