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Agrumi siciliani in Cina, gli esperti: registrare marchi e certificazioni



In Cina c’è spazio per gli agrumi siciliani, l’apertura del mercato è una grande opportunità, ma bisogna preparare bene lo “sbarco”: conoscere la legislazione e le pratiche burocratiche-amministrative, attivare le tutele di legge sui marchi e sulle certificazioni di qualità Dop e Igp, posizionarsi sul target giusto, trovare gli accordi di distribuzione su un territorio vastissimo e sottoporsi a tutti i controlli fitosanitari previsti dall’accordo siglato tra il governo italiano e quello cinese lo scorso febbraio.

Sono questi i temi affrontati questa mattina nella sede della A.T.T. Oranfresh a Catania, nel corso di “Il Mercato cinese per gli Agrumi di Sicilia: conoscere per organizzarsi”, momento di incontro e formazione rivolto alle imprese della filiera agrumicola siciliana, organizzato dal Distretto produttivo Agrumi di Sicilia.

«Ringrazio il Distretto Agrumi di Sicilia per questo lavoro di divulgazione e trasferimento di conoscenza – ha detto l’assessore all’Agricoltura della Regione Sicilia, Antonello Cracolici -. L’apertura di un mercato come quello cinese obbliga la produzione siciliana a un livello di organizzazione adeguato a raccogliere questa sfida. La Sicilia può e deve giocare questa partita all’interno di un brand commerciale e territoriale molto più vasto qual è il brand Italia. E lo potrà fare se avrà la capacità di fare sistema, di organizzare la filiera e i suoi produttori».

«Organizzare questo momento di formazione – ha spiegato Federica Argentati, presidente Distretto Agrumi di Sicilia – rientra nei compiti del Distretto. Il fatto che siano state aperte le barriere fitosanitarie del mercato cinese ci obbliga ad essere coscienti delle difficoltà che restano sul campo. Per questo abbiamo invitato esperti che da anni operano sui mercati cinesi e tecnici della Regione che hanno seguito la negoziazione dell’accordo in materia di controlli fitosanitari. Inoltre abbiamo posto le basi per “esportare” anche il turismo rurale nel mondo agrumicolo, valorizzando il progetto le Vie della Zagara in sinergia con i Consorzi di tutela Dop e Igp e l’associazione Gusto di Campagna».

Dunque conoscere, prima di andare. Enrico Toti e Laura Formichella, responsabili del China Desk dello studio legale Nctm (con sede anche a Shanghai) hanno illustrato gli aspetti relativi al diritto e alla tutela dei marchi e delle certificazioni di qualità. «Le arance in Cina non mancano, ma per i nostri prodotti l’opportunità è la crescente esigenza del consumatore cinese di mangiare sano – avverte Enrico Toti -. Non esiste una sola Cina, però, perché il territorio è enorme e strutturato in diverse provincie con peculiarità e criticità diverse. Quindi il consiglio è avvicinare il mercato in modo consapevole: tenere conto di dimensioni dell’azienda, tempo e risorse da dedicare all’internalizzazione. E poi valutare le modalità operative per arrivare in Cina, dalla contrattualistica alla logistica. Il diritto cinese è ormai maturo – ricorda Toti – e non bisogna sottovalutare la necessità di investigazione sui possibili partner o interlocutori commerciali cinesi, per capire effettivamente la loro forza e solidità. Occorre stare attenti: vendere direttamente all’importatore può significare perdere il controllo del proprio prodotto sul mercato». La sua collega Laura Formichella ha approfondito, invece, il tema della tutela giuridica della proprietà intellettuale, visto che la legislazione cinese permette a chiunque di registrare un marchio anche senza esserne titolare: «Oggi la legge cinese offre due importanti livelli di tutela sia per i marchi sia per le certificazioni di qualità Dop e Igp – ha spiegato l’avvocato Formichella -. Il nostro suggerimento è di tutelarsi prima ancora di approcciare il mercato. Per chi è già in possesso di certificazioni Dop e Igp è relativamente più facile ottenere la certificazione AQSIQ, l’ente di certificazione più importante della Cina: una certificazione di garanzia sulla quale i cinesi ripongono la massima fiducia. La certificazione diventa essenziale anche per la valorizzazione economica del nostro prodotto. Un’indagine ha rivelato che i prodotti registrati o certificati hanno registrato un incremento del prezzo che va dal 300% a picchi del 2000%».

Alberto Rossi, responsabile Marketing e analista del Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia Cina, ha illustrato i dati del Rapporto Annuale della Fondazione Italia Cina “Scenari e prospettive per le imprese”, da cui emerge che il prodotto italiano piace «perché è di qualità e va di moda, oltre ad essere prestigioso», che la «spesa dei cinesi per prodotti agroalimentari cresce ogni anno» e che restano diverse criticità tra cui «la difficoltà nella ricerca del partner commerciale adeguato e la burocrazia». Il Rapporto conferma «come ci sia molta più attenzione alla sicurezza alimentare e ai marchi di garanzia». C’è anche un boom dell’e-commerce che nel 2020 varrà 180 mld di dollari. A Rossi ha fatto eco Chiara Amodeo, responsabile corporate Centro e sud Italia di Bank of China: «La tendenza è consumare sempre più prodotti di qualità e il prodotto italiano esercita un grande fascino sui cinesi, perché sinonimo di sicurezza ed eccellenza. Per conoscere il mercato, però bisogna andarci. E Bank of China in questo supporta le imprese sotto vari aspetti, grazie alla sua rete capillare e agli strumenti di pagamento che mette a disposizione».

Cristiano Di Giovanni della Savino del Bene, operatore logistico globale, ha posto l’accenno su quanto sia fondamentale «la pianificazione logistica e l’assistenza professionale per pratiche burocratiche legate ai trasporti e agli imballaggi, che devono contenere tutta una serie di indicazioni, compreso il numero di registrazione del frutteto», potendosi ad oggi spedire il prodotto solo via mare e soltanto da alcuni porti italiani dei quali il più a Sud è quello di Gioia Tauro. «Ma niente allarmi, anche se le procedure possono sembrare complesse – ha concluso Di Giovanni – sono in genere procedure standard utilizzate in tutto il mondo per il trasposto di merce deperibile».

E se Stefano De Vecchi Bellini, socio fondatore e titolare della Gamos Group, trading company fondata a Shanghai nel 2014, ha cercato di rispondere ad alcune domande mettendo a disposizione la propria esperienza di trader del settore food&beverage, Rosario D’Anna, dirigente dell’Assessorato Agricoltura Regione Sicilia – Servizio 4 Fitosanitario regionale, ha approfondito l’accordo con la Cina in materia di controlli fitosanitari, accordo la cui negoziazione è cominciata nel 2009 e che dopo tante trattative ha portato alla firma nello scorso febbraio. La Regione lo scorso marzo ha fatto un avviso per le aziende interessate all’export nel 2017/18. «Hanno risposto in due», ha rivelato D’Anna. L’accordo è molto stringente. «Il nostro servizio fitosanitario debba controllare tutta la produzione, dalla fioritura alla raccolta – ha spiegato il funzionario -. Quindi, anche se possiamo sembrare rigidi, in questa fase di apertura del mercato bisogna rispettare il protocollo nei minimi particolari. L’azienda interessata deve aderire a un sistema di difesa integrata dai parassiti, secondo il disciplinare di regionale di produzione integrata». A chiudere la mattinata, ringraziando tutti, il “padrone di casa” Salvatore Torrisi, presidente della A.A.T. Oranfresh: «Siamo stati i primi ad esportare le nostre macchine spremiagrumi in Cina circa 5 anni fa. Ne abbiamo esportate oltre 700. Il mercato cinese è immenso e complicato ed è bene essere preparati ad affrontarlo».

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