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Andy Warhol a Palermo, la mostra chiude domenica

Mao, Marilyn Monroe, Mick Jagger, Liza Minnelli. E ancora, The Flowers, le “ricette” a matita, le storiche bottiglie di Coca Cola e le leggendarie lattine di zuppa Campbell’s, i grembiuli e i vestiti, le famose copertine dei vinili e i Dollars Bills. Insomma, Andy Warhol con tutto il suo immaginario di icone e simboli, oggetti e cover che il mondo riconosce e ama. Soltanto quattro giorni ancora per scoprirli e, perché no, riscoprirli: chiuderà infatti definitivamente i battenti domenica prossima (7 gennaio) la grande mostra “Andy Warhol. L’Arte di essere famosi”- che alla Fondazione Sant’Elia, a Palermo, ha collezionato un successo oltre ogni aspettativa, sfiorando (finora) i 17 mila visitatori. Numeri altissimi per la città che in questi giorni inaugura l’anno da Capitale italiana della Cultura. E la Fondazione Sant’Elia ha salutato il nuovo anno illuminata dei colori della bandiera italiana, al fianco delle altre istituzioni cittadine.

“Ringrazio tutti coloro che hanno scelto di scoprire, con noi, il genio di Andy Warhol – dice il sovrintendente di Fondazione Sant’Elia, Antonio Ticali -; ma soprattutto ringrazio chi ci è stato vicino, gli sponsor privati che hanno creduto e sostenuto il progetto, le scuole che sono accorse a visitare la mostra, i ragazzi che hanno fatto da ciceroni per Alternanza Scuola-Lavoro, e, non ultimi, i dipendenti di Fondazione Sant’Elia che hanno portato avanti un lavoro immane. Che continuerà nel prossimo anno, con protagonista la città”. E gennaio sarà un mese di appuntamenti importanti con “Ricordi Futuri 3.0. Diaspore in Terra di Sicilia “, a cura di Ermanno Tedeschi e Flavia Alaimo, mostra multimediale sulla Shoa con un inedito focus sugli ebrei in Sicilia. E “Pausa sismica”: foto d’epoca, video e grandi opere per ricordare il terremoto che cinquant’anni fa sconvolse il Belice; e raccontare la rinascita di Gibellina attraverso l’arte. In collaborazione con la Fondazione Orestiadi.

La mostra “Andy Warhol. L’Arte di essere famosi” sarà aperta oggi e domani (4 e 5 gennaio) con orario continuato dalle 9,30 alle 18,30 (alle 18 l’ultimo ingresso); poi sabato e domenica (6 e 7 gennaio) dalle 10 alle 13 (ultimo ingresso alle 12,30) e dalle 16 alle 19 (ultimo ingresso alle 18,30). Biglietti: 6 euro.

“Andy Warhol. L’Arte di essere famosi” comprende 166 differenti soggetti, tra opere uniche, multipli ed oggetti d’arte, della Rosini Gutman Collection, che abbracciano gran parte dell’intero percorso artistico ed iconografico dell’artista, dal 1957 al 1987, anno della sua morte; una raccolta antologica delle “icone” più conosciute: dal Gold Book, realizzato da Warhol in occasione di una delle sue prime personali di successo alla Bodley Gallery di New York, nei primi anni Cinquanta; alle “ricette” di Suzie Farkfurt, Wild Raspberries, libro realizzato “a mano” con l’aiuto della madre Giulia Warhola, scimmiottando i libri di cucina francese tanto di moda in quel periodo; alcuni dei soggetti più famosi degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, dal mito di Marilyn Monroe al fascino di Liz Taylor, dalle storiche bottiglie di Coca Cola alle leggendarie lattine di zuppa Campbell’s; e ancora,  Flowers, Mao, Mick Jagger, Liza Minnelli, Joseph Beuys e Ladies and Gentlemen. Dalla Rosini Gutman Andy Warhol Collection giungono anche alcune opere inedite come gli Space Fruits, di cui Warhol stesso descrive la realizzazione nei suoi diari, a dieci anni dall’attentato subito – il 3 giugno 1968, la femminista e frequentatrice della “Factory”, Valerie Solanas, sparò a Warhol e al suo compagno di allora, Mario Amaya che sopravvissero, nonostante le gravi ferite riportate. Da quel momento l’artista apparve sempre meno in pubblico – e una serie di Dollars Bills di varie misure; Fish, Candy  Box, Drag  Queen, Kiku, Dress e Campbell Box, oltre a cover discografiche, numeri di Interview (la rivista fondata da Warhol a New York), ed altri oggetti divenuti opere d’arte dopo essere passati dalle sue mani. La serialità, la precisione della tecnica serigrafica, il concetto stesso di copia e riutilizzo, sono componenti fondamentali per comprendere il percorso di un artista diverso, innovativo, all’avanguardia per anni in cui era ancora in nuce la Pop Art, che di lì a poco si diffonderà anche in Europa.

In mostra a Palazzo Sant’Elia anche le immagini di alcuni documenti personali di Andy Warhol: dal passaporto ad una delle sue prime pagelle, il foglio di ricovero ospedaliero dopo l’attentato, alcuni strumenti di lavoro e diversi preziosi libri, come l’“Index Book”, firmati dallo stesso Warhol. In una sala che fa parte del percorso espositivo, verranno proiettati film documentari e video d’arte sull’artista e sulla Factory. Allestito anche un bookshop, che diventa a sua volta, spazio d’arte; e un laboratorio di grafica per i più piccoli, aperto alle scuole.

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