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Area di crisi industriale complessa di Gela: piano in 5 punti contro l’immobilismo



“Ok dal Senato alla risoluzione sull’area di crisi industriale complessa di Gela. Grande soddisfazione per il lavoro svolto e per l’ampio spazio avuto in commissione 10a Industria di Palazzo Madama, dove ho avuto anche il piacere di votare il testo del relatore, collega siciliano e amico Sen. Cristiano Anastasi, al quale ho contribuito partecipando a tutte le audizioni e nelle fasi di rifinitura e stesura finale. La linea espressa dai parlamentari, che ha anche messo in luce in maniera evidente le manchevolezze e ritardi di alcuni dei firmatari dell’Accordo di Programma(AdP) tra cui la Regione Siciliana, è quella di rivedere in profondità il progetto di riconversione e riqualificazione industriale”. A darne notizia è il senatore del Movimento 5 Stelle Pietro Lorefice.  

Gela: i cinque punti della risoluzione votata in Senato

“La risoluzione, nel dettaglio, impegna il governo su molteplici aspetti – continua il parlamentare – e prevede un insieme di azioni, tra queste: la proroga oltre la scadenza prevista del prossimo 22 ottobre dell’accordo di programma; la necessità di individuare ulteriori fondi per l’area di crisi, che comprende oltre venti comuni e ha Gela come capofila; l’aggiornamento e rifinanziamento del piano di risanamento ambientale del Sito di Interesse Nazionale di Gela; la semplificazione delle procedure per gli investimenti; l’attivazione del Contratto istituzionale di sviluppo. Inoltre, il testo della risoluzione evidenzia la necessità, non più rinviabile (ndr), della realizzazione di infrastrutture strategiche per l’intero territorio: portualità (commerciale e turistica), infrastrutture ferroviarie e intermodali di collegamento con i principali aeroporti e porti dell’isola e viarie, con in testa la Siracusa-Gela e la Gela-Castelvetrano; e infine, gli interventi risolutivi per le dighe Disueri e Comunelli. Prevede inoltre che sia il territorio locale ad ospitare il Centro nazionale di alta tecnologia sull’idrogeno. Si richiede, quindi, di rivedere il Prri e integrare la Zes, Zona economica speciale, nell’Accordo di Programma”. 

“L’auspicio è che la risoluzione sblocchi una volta per tutte la fase di stagnazione in cui è caduta l’area di crisi di Gela. Ad oggi i buoni propositi previsti nell’Accordo di Programma sono stati inefficaci o disattesi da chi doveva dare impulso e risorse ai territori, comunque non in grado di trovare soluzioni ai tanti problemi del comprensorio per la creazione di nuove aziende e nuovi posti di lavoro. Nessun investimento veramente concretizzato, tranne quello di un’azienda gelese per la produzione di packaging che non ha ancora avviato i lavori, procedure infinite e obiettivi non raggiunti per le tante opere e progetti calati nel Prri (tra cui quelli del “Patto per il Sud” che hanno visto spesso il loro definanziamento da parte della Regione per oltre 100 milioni di euro). Serve adesso dare nuova linfa alla cosiddetta Area di Gela (che comprende 23 comuni di 4 province), nella speranza che tutti gli attori che sono stati coinvolti già nella firma dell’Accordo di Programma, si diano veramente l’obiettivo di trovare soluzioni per i problemi che attanagliano il nostro territorio, prescindendo dal colore politico”.

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