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Caruso&Minini 2.0, investimenti sempre più green

Un futuro sempre più “green”, quello della Caruso&Minini, azienda vinicola di Marsala nell’estrema Sicilia Occidentale, con alla guida le sorelle Giovanna e Rosanna Caruso, quarta generazione di famiglia. È stata completata l’installazione di un impianto fotovoltaico capace di fornire energia pulita alla cantina fino a renderla autosufficiente. Il nuovo impianto, composto in totale da 534 moduli, è stato installato sui tetti dello stabilimento. E, con una potenza nominale di 200 KWp e una produzione stimata annua di circa 300 KW/h, fornirà un importantissimo contributo non solo per il risparmio energetico, ma anche per la salvaguardia ambientale: si stima una riduzione delle emissioni annue di CO2, di oltre 160 kg. 

Caruso&Minini

«In un momento di grande incertezza che sta coinvolgendo il mondo intero – afferma Rosanna Caruso, quality manager – la C&M decide di supportare lo sviluppo futuro dell’azienda con investimenti a 360° nelle risorse umane, in cantina a supporto della qualità e sostenibilità ed in campagna. Oltre all’installazione dell’impianto fotovoltaico, per migliorarci sempre di più, abbiamo anche abbattuto i consumi di energia, con un’attenta analisi delle criticità e delle inefficienze di sistema». Tra i recenti investimenti c’è anche la sostituzione del principale gruppo frigo, che serve l’intera cantina, con un nuovo gruppo di maggiore efficienza energetica e l’introduzione di ottimizzatori integrati con condensatori e filtri passivi.

«Chiamiamo il nostro nuovo corso “Caruso&Minini 2.0” – prosegue Giovanna Caruso, export manager – perché si tratta di una “visione nuova” che coinvolge la generazione composta da me, da mio marito, Andrea Artusio, e da mia sorella Rosanna, ma non solo». Gli investimenti orientati alla sostenibilità ambientale non sono infatti le uniche recenti scelte della proprietà. Nel campo delle risorse umane, c’è una novità: la nomina del nuovo direttore generale, Nicolò Calza. «Per i nostri progetti di crescita futura saremo guidati da Nicolò Calza a cui abbiamo affidato l’incarico di direttore generale, accogliendolo nella nostra famiglia. Piemontese di origine, ha una grande esperienza professionale alle spalle, proviene dall’azienda friulana Livio Felluga e non ha avuto esitazioni ad essere sin da subito coinvolto nel nostro progetto, di cui si è immediatamente innamorato».

«Sposo un progetto ambizioso con una squadra giovane e affiatata – dichiara il neodirettore – nel quale ho il piacere di entrare a far parte come figura di riferimento, che mi porta a mettere sul campo tutte le mie competenze professionali fino a questo momento acquisite. Credo fortemente nelle potenzialità della Sicilia e dell’azienda C&M in particolare, in quanto ambasciatrice di tipicità e qualità nel mondo». Diversi sono i progetti che l’azienda porterà avanti negli anni a venire, orientati alla sostenibilità, soprattutto, e alla valorizzazione dei vitigni tipici. L’azienda, in possesso della certificazione Bios per i metodi di produzione biologica, si estende per 120 ettari vitati. Le vigne, nelle contrade Giummarella e Cuttaia, si trovano in una zona collinare dell’entroterra trapanese, a est di Marsala, con un’altitudine massima di 450 metri s.l.m. Ogni loro porzione è stata scelta, con l’esperienza di chi la coltiva da generazioni, per creare la migliore combinazione possibile tra la vite, il clima e la terra. I terreni ospitano vitigni autoctoni quali Grillo, Catarratto, Zibibbo, Grecanico, Inzolia, Nero d’Avola, Perricone, Frappato e Nerello Mascalese, ma anche vitigni internazionali come Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Syrah e Merlot. La produzione è di 650.000 bottiglie, vendute in 40 Paesi e 5 continenti, principalmente all’estero. «La crescita del mercato regionale è uno dei prossimi obiettivi aziendali – afferma Andrea Artusio, marketing manager – e questo ci ha spinto anche ad un investimento sulle risorse umane per rafforzare la nostra rete vendita». Un processo insolito, quasi inverso, quello della C&M che da ambasciatrice autorevole della Sicilia del vino all’estero, punta adesso ad una maggiore presenza nella propria terra d’origine

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