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Come si prepara l’Italia alla recessione post-Covid-19?



L’Italia si prepara ad affrontare sul lato economico la crisi scatenata dalla pandemia di Covid-19 che, secondo il report World Economic Outlook pubblicato dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), nel 2020 causerà una regressione del Pil pari al -9,1%. Per condurre l’Italia fuori dall’emergenza economica, e con una serie di misure senza precedenti nella storia della Repubblica Italiana, il governo ha messo in campo strumenti già previsti dall’ordinamento, come la sospensione dei mutui sulla prima casa attraverso l’accesso al Fondo Gasparrini, ovvero il fondo centrale di garanzia potenziato per le imprese che possono così accedere ad un prestito garantito dallo Stato da restituire entro sei anni. Altre misure prevedono la moratoria sui prestiti, la cassa integrazione e il fondo di integrazione salariale (tutti validi in base al numero di dipendenti che conta un’azienda), la sospensione dei tributi e degli adempimenti fiscali alle imprese. In questa situazione di grande incertezza e evidente recessione dell’economia globale, anche l’euro risente dell’instabilità a cui l’economia è sottoposta. Vogliamo quindi analizzare l’andamento dell’euro nei confronti del dollaro USA, mettendolo in relazione con quella che sarà la ripresa del sistema Italia nei prossimi mesi.

Foto: Pixabay.com

L’euro, prima, durante e dopo la recessione economica

Nel mercato degli scambi valutari internazionali, il contraccolpo dell’emergenza sanitaria si è avvertito fortemente generando dunque grande volatilità per tutte le coppie di valute, compresa la coppia “regina” euro/dollaro. Tuttavia, per chi sa cos’è il forex e quali sono le sue dinamiche, l’attuale situazione non rappresenta tanto un timore quanto una grande opportunità di investimento se supportati da apposite piattaforme specializzate nel fornire validi indicatori di direzione dei prezzi. Concentrandoci sulla coppia euro/dollaro statunitense, notiamo che la valuta europea, prima che esplodesse la pandemia in Italia e nel resto dell’Europa, ha mantenuto un prezzo mai inferiore a 1,09 USD negli ultimi sei mesi. Dal 31 gennaio in poi, l’euro ha perso di valore nei confronti del dollaro raggiungendo 1,07 USD, per poi risalire in pochi giorni a 1,14 USD ad inizio marzo. Il repentino apprezzamento è stato attribuito dagli analisti de Il Sole 24 Ore agli investitori che hanno chiuso le loro operazioni di carry trade in dollari per riacquistare euro, una tecnica usata per indebitarsi in euro investendo in dollari così da giocare sul differenziale dei tassi. Terminato l’effetto riacquisto euro, la valuta è scivolata verso il minimo da tre anni a questa parte a circa 1,06 USD, per riprendere in seguito la corsa fino a 1,11 USD di valore.

Appare chiaro che la situazione sia altamente instabile al momento, ma con la riapertura delle attività produttive in Italia e in Europa la moneta tornerà a svolgere la sua funzione principale di mezzo di scambio per l’acquisto e la vendita delle merci e dei servizi, e assisteremo a un ritorno alla maggiore stabilità del prezzo della coppia di valute. Impossibile indicare a priori quanto varrà l’euro al termine della crisi, sicuramente il prezzo non oscillerà più così repentinamente come in queste settimane d’incertezza. Una maggiore stabilità, che corrisponde a una minore volatilità, favorirà l’esportazione e l’importazione delle merci, garantendo alle imprese un pieno ritorno alla normalità.

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