mercoledì, Novembre 25
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Coronavirus, la richiesta delle imprese: “La Sicilia sia zona gialla”

“La Sicilia sia dichiarata zona gialla”. È un coro all’unisono quello che parte dalle associazioni datoriali Sicindustria, Confindustria Catania, Confindustria Siracusa, Confcommercio Sicilia, Confesercenti Sicilia, Confapi Sicilia, Legacoop, Confcooperative, Unci, Agci, Unicoop Sicilia, Ance Sicilia, CNA Sicilia, Conflavoro PMI Sicilia, Assoimopresa, Confagricoltura.

Le organizzazioni, riunite tutte insieme, rivolgono un appello al Governo nazionale e alla Regione Siciliana in testa ma anche a tutti gli enti e le istituzioni della Sanità, e a tutti gli organismi attori dello sviluppo: “In un momento drammatico come quello che le nostre imprese stanno vivendo, occorre senso di responsabilità fuori dai giochi di appartenenza politica. Vengano messe in campo tutte le procedure e tutte le attività necessarie, tutte le prassi e i protocolli per far sì che la Sicilia venga riportata nel novero delle regioni cosiddette gialle, occorre prendere tutte le misure che consentano da un lato di tutelare la salute e dall’altro di affrontare il tema della tenuta del nostro sistema economico e sociale”.

In giornata l’appello degli imprenditori di Confindustria a chiudere le polemiche.
“Non intendiamo, in una fase così delicata, andare alla ricerca delle singole responsabilità, ma di certo chiediamo un indispensabile senso di responsabilità nelle cause e nei rimedi”. Il sistema confindustriale siciliano, all’indomani dell’inserimento dell’Isola nella “zona arancione” ad alto rischio lancia un appello affinché le istituzioni, tutte, si mobilitino al fine di portare la regione fuori dal perimetro dell’emergenza.

“Auspichiamo – affermano Sicindustria, Confindustria Catania e Confindustria Siracusa – che venga fatta una analisi critica dei parametri che ci hanno condotto nella fascia arancione al fine di mettere in atto misure che ci consentano di tutelare la salute e di affrontare il tema della tenuta del sistema economico e sociale. Occorre dare risposte immediate alle tante categorie produttive che stanno affrontando una grave crisi e che auspicano interventi che consentano di rimettere in moto l’economia. L’appello accorato è ai governi regionale e nazionale affinché si muovano seguendo un unico comune interesse. Di guerre di campanile non sentiamo sicuramente il bisogno”.

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