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Giammoro, in provincia di Messina, prova a uscire dalla dimensione del progetto industriale per entrare in quella, più difficile, dei traffici. Il terminal Duferco Mediterraneo, nato dalla riconversione dell’area industriale tra Milazzo e Messina, non è più soltanto un investimento logistico annunciato. Negli ultimi mesi ha cominciato a comparire nelle rotazioni dei grandi operatori container. È questo il passaggio nuovo: dal pontile alla rete, dall’infrastruttura alla domanda di mercato.
Il primo segnale è arrivato da Maersk. La compagnia danese, dopo la toccata inaugurale del luglio 2025 al porto di Milazzo, ha riaperto un presidio operativo sulla Sicilia appoggiandosi al terminal Duferco di Giammoro. Il servizio era stato inaugurato con la nave Sider London, arrivata attraverso l’hub di Cagliari, e consente la movimentazione di container standard, refrigerati, merci pericolose con alcune esclusioni e carichi fuori sagoma.
La novità più recente è il passaggio alla continuità. Secondo Shipping Italy, Maersk e Grendi sono pronte ad avviare su base settimanale un collegamento tra Sardegna e Algeria con scalo al Duferco Terminal Mediterraneo di Milazzo-Giammoro. La linea riprende il test effettuato nell’estate 2025, quando la rotazione aveva collegato Cagliari, Skikda e Milazzo.
Il dato industriale va letto con attenzione. Non si tratta, almeno sulla base delle informazioni disponibili, di un investimento diretto di Maersk nel terminal. L’investimento infrastrutturale è di Duferco. Maersk utilizza lo scalo per costruire un servizio e riaprire uno spazio commerciale in Sicilia orientale. La differenza non è formale: indica che Giammoro dovrà dimostrare sul campo di avere volumi, clienti e continuità operativa.
Il secondo segnale è arrivato ad aprile. X-Press Feeders ha inserito Milazzo nel proprio network container tra Marocco, Spagna meridionale e Italia meridionale. La nuova rotazione prevede toccate ad Algeciras, Tanger Med, Milazzo, Salerno, Napoli e ritorno ad Algeciras, con due navi da circa 1.775-1.800 Teu. Per il terminal Duferco è un passaggio rilevante: non più un solo operatore interessato, ma l’ingresso in una rete feeder mediterranea più ampia.
Il terminal era diventato operativo nel giugno 2025, con il primo sbarco di un carico project cargo: un trasformatore da circa 130 tonnellate destinato alla Raffineria Mediterranea di Milazzo. Duferco ha indicato un investimento di circa 28 milioni di euro per riconvertire l’area di Giammoro e creare un hub logistico integrato. A regime, secondo il gruppo, la struttura dovrebbe occupare 50 lavoratori.
Il progetto rientra in un disegno più ampio di riconversione dell’ex polo industriale. Duferco aveva presentato un piano da circa 95 milioni di euro fondato su tre assi: logistica, energia e servizi alle infrastrutture. Dentro questo perimetro rientrano il pontile, le attività terminalistiche, la peaker plant, il progetto Hydrogen Valley, i sistemi di accumulo e il revamping degli impianti fotovoltaici.
La partita, però, resta aperta. Giammoro può diventare una piattaforma utile per le imprese della Sicilia nord-orientale, per il Messinese, per l’area tirrenica e per una parte dei traffici oggi costretti a guardare altrove. Ma il salto non si misura sugli annunci. Si misura sulla frequenza delle linee, sui volumi caricati e scaricati, sulla capacità di agganciare manifattura, agroalimentare, distribuzione e retroporto.
Per la Sicilia è una prova concreta. L’isola ha spesso discusso di centralità mediterranea senza riuscire a trasformarla in una vera filiera logistica. A Giammoro il tema si presenta in una forma meno retorica: un terminal privato, operatori internazionali che lo testano, rotte feeder che lo inseriscono nella geografia del Mediterraneo. Ora bisogna capire se quella geografia diventerà economia reale.