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Indagine Corecom: Whatsapp il social più amato dai giovani siciliani



E’ Whatsapp (97,8%) il social più amato dai giovani siciliani, seguito a ruota da Instagram (92,8%). Con un certo margine di distacco si attesta Youtube (73,9%) e solo al quarto posto Tik Tok (65,3%). Si conferma che la piattaforma Facebook non riscuote il consenso dei giovani: lo usa solo il 32% degli intervistati.

Le insidie della navigazione in rete per i giovani, gli strumenti per difendersi dal cyberbullismo, il ruolo della Dad sono alcuni dei temi approfonditi con cinquecento studenti siciliani che hanno partecipato ad un questionario on line sulla competenza digitale promosso dal Corecom Sicilia.

“I risultati dell’indagine del Corecom Sicilia offrono  numerosi spunti di riflessione – afferma Maria Astone, presidente del Comitato regionale di controllo – In particolare, appaiono significativi alcuni dati: la convinzione sulla insufficienza della preparazione digitale dei docenti e dei genitori, la necessità di favorire l’acquisizione di conoscenze relative ai diritti dei minori in Internet, il ruolo della Dad e gli effetti da essa prodotti, anche con riferimento alla riduzione dei contatti personali e all’incidenza negativa sulla crescita psichica e culturale degli studenti. Colpisce anche la consapevolezza dei giovani sulla circolazione incontrollata di informazione false e l’esigenza di verificarne la veridicità, pur in assenza di adeguati strumenti di controllo”.

Il questionario è stato proposto ai giovani che hanno partecipato al ciclo di sei webinar sul tema ‘Percorsi di alfabetizzazione mediatica’ che ha coinvolto, dal 16 aprile al 21 maggio 2021, circa 700 giovani, dalla prima all’ultima classe di diverse scuole superiori dell’isola, per testare la loro preparazione nell’alfabetizzazione digitale.

L’analisi delle 500 risposte arrivate conferma l’enorme rilievo della sfera digitale nella vita di ragazze e ragazzi: più della metà si connette ogni giorno, soprattutto da casa, in orario extrascolastico (92,8%). L’utilizzo per motivi di studio è ormai indispensabile per la quasi totalità dei partecipanti all’indagine (91,4%) e impone familiarità con programmi di scrittura come Word (87,2%) e di navigazione su internet (Chrome 86,8%) mentre meno scontato è l’utilizzo di software di calcolo (Excel 20,2%) e di posta elettronica (Outlook 7,2%).

Imperano i social network. Il più amato è Whatsapp (97,8%), seguito a ruota da Instagram (92,8%). Con un certo margine di distacco si attesta Youtube (73,9%) e solo al quarto posto Tik Tok (65,3%). Si conferma che la piattaforma Facebook non riscuote il consenso dei giovani: lo usa solo il 32% degli intervistati. Così come è una minoranza quella che segue Google+ (21%), Tellonym (7,8%) e Snapchat (5%). In merito alla capacità di utilizzare programmi informatici i ragazzi siciliani si ritengono abbastanza preparati: la maggioranza si attribuisce almeno la sufficienza in una scala da uno a dieci (il 28,8% si dà 8, il 26% si assegna 7 e il 15,2% autostima un 6). Ancor più ferrati nella capacità di gestire i social network: ben il 31,9% si assegna un 10, il 27,9% arriva a 9 e il 22,6% si ferma ad 8.

Il questionario mette in evidenza che la maggior parte dei ragazzi si considera in grado di proteggere i propri dati personali. Sempre in una scala da 1 a 10, il 28,5% si assegna il range massimo, il 19,6% si attribuisce 9 e il 23% arriva ad 8. Risultati analoghi anche alla domanda sulla capacità di proteggere i dati di amici e conoscenti. I giovani interpellati si considerano anche molto consapevoli della natura dei ‘dati personali’ (65,4%), dell’età necessaria per autorizzarne il trattamento sui social (per il 63,2% è 16 anni mentre il 34,1% indica 14 anni), del diritto alla privacy e alla riservatezza (98,4%), del diritto all’immagine (87,5%), delle istituzioni alle quali rivolgersi per tutelarsi nel caso di violazioni (82,7%).

Il fenomeno del cyberbullismo, con le sue tante sfaccettature (flaming, harassment, trolling, cyberstalking, exposure/outing, exclusion, denigration, trickery, happy slapping, masquerade/identity theft) risulta ben noto agli studenti, che nel 64% dei casi si ritengono informati mentre il 36% non pensa di poterle riconoscere tutte. Nonostante la consapevolezza, però, l’81,4% degli intervistati gradirebbe avere maggiori informazioni attraverso incontri con professionisti ed esperti. Un’esigenza forte, che emerge anche se il 67,8% di loro ha già lavorato a scuola sui diritti in rete, la cittadinanza digitale ed il cyberbullismo producendo, nel 42,2% dei casi, materiali e contenuti didattici in formato digitale sul tema e il 19% in formato cartaceo.

Per i ragazzi i propri docenti hanno poca familiarità con i social: il 36,5% degli intervistati si dice convinto che solo pochi professori hanno capacità in questo ambito, il 24,4% attribuisce buone capacità digitali solo a metà del corpo docente, il 20,8% risponde di non avere elementi per fare questa valutazione e solo l’8,6% ritiene che tutti i decenti siano smart. Ancor più netto il distacco rispetto alla valutazione dei giovani sulle capacità digitali dei propri famigliari: il 45,1% pensa che i genitori competenti siano pochi, il 28,4% ritiene che metà dei famigliari sia in grado di utilizzarli e appena per il 17,7% considera smart mamme e papà. Alla classe docente, i giovani che hanno risposto al test attribuiscono però una certa capacità di innovazione didattica: il 51,8% utilizza le classi virtuali di Microsoft Teams e il 38,6% lavora con i pc a disposizione a scuola, il 38,8% usa lo smartphone in classe mentre il 36,8% utilizza Flipped Classroom, il 2,6% applica il Cooperative Learning, il 2,2% l’E-twinning e il 2% il 4CLIL.

La fiducia dei giovani nella tecnologia e nella capacità della didattica innovativa di migliorare l’attenzione, la motivazione e l’apprendimento non è così scontata come potremmo immaginare: il 45,6% la considera utile, il 37,6% la ritiene sicuramente utile, il 12% boccia l’idea. Un tema approfondito con domande specifiche sulla Dad. Per molti di loro l’esperienza della scuola da remoto imposta dalla pandemia da una parte ha contribuito a migliorare i sistemi d’insegnamento ma, dall’altro, avrebbe sottratto dignità ai libri, fatto scemare l’attenzione e la capacità di interazione, in particolare con la matematica. Molti lamentano anche la mancanza di contatto diretto con professori e compagni, difficoltà di collegamento, eccessiva presenza di distrazioni in casa, ammettendo anche che, senza il controllo stringente in classe, davanti al pc si può barare facilmente con i docenti.

I giovani affermano di usare internet, oltre l’attività di studio, quando si annoiano e non hanno altro da fare (70,8%), se sono soli a casa (38,2%) o con gli amici (14,4%), con i genitori (12,8%) mentre il 25% si dichiara costantemente connesso e il 16,8% anche durante l’orario scolastico.

La percezione dei rischi connessi alla navigazione diminuisce la fiducia dei ragazzi nelle persone: il 52,4% si fida poco, il 24,7% per nulla, il 18,6% abbastanza. Per questo, probabilmente, una buona metà degli studenti (55,6%) dichiara di non avere mai interazioni in rete con gli sconosciuti, solo raramente il 35,6% e spesso l’8,8%. Così come il 67% di loro sa che è rischioso fornire dati personali, mandare foto a sconosciuti (65,2%), inviare foto intime (63%), chattare con sconosciuti (54,2%), fare giochi pericolosi (53%), ricevere richieste di contatti (42%), essere insultati e offesi (44,4%) o insultare e offendere (35,2%), mostrarsi via webcam (36,8%) e contattare estranei (34,6%).

La maggioranza dei partecipanti al questionario (92,5%) considera grave contribuire alla circolazione incontrollata di informazioni false mentre l’84,7% ritiene di condividere solo notizie verificate e provenienti da fonti autorevoli (82,9%). Il 65,1% degli intervistati pensa di essere in grado di verificare l’autenticità di una notizia e il 62,6% fa caso al bollino di autenticità dei profili social che segue. Infine, il 76% sostiene di non fidarsi di sconosciuti solo perché è d’accordo con quello che dicono.

In definitiva, secondo la professoressa Astone, con il questionario “gli studenti siciliani dimostrano di essere consapevoli delle difficoltà connesse al sistema digitale e di avere acquisito una maturità certamente significativa anche se non sufficiente. Resta, quindi, la necessità istituzionale di continuare nell’attività di alfabetizzazione digitale, che peraltro è uno dei nuovi pilastri su cui si regge il sistema normativo in materia di mercato audio visivo”.

Per questa ragione, annuncia la presidente del Corecom, “il Comitato regionale per le comunicazioni, insieme alle altre istituzioni coinvolte (Sovrintendenza scolastica regionale,  Assessorato Regionale all’ istruzione e  formazione, Istituti scolastici, Università) proporrà, dopo una riflessione sui dati raccolti e in vista del nuovo anno scolastico, un nuovo programma di lezioni e seminari rivolti a studenti, genitori e docenti”.

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