Il Mezzogiorno si candida a diventare snodo strategico tra Europa e Africa. A Maida, in provincia di Catanzaro, si è aperto il Global South Innovation 2025, forum internazionale che riunisce oltre cinquanta esperti, istituzioni e imprese per definire un nuovo modello di sviluppo per il Sud. L’obiettivo è ambizioso: trasformare il Mediterraneo in una piattaforma […]
Non un appuntamento celebrativo sull’innovazione, ma un confronto su ciò che oggi non funziona nel rapporto tra tecnologia, informazione e crescita. È da qui che è partita a Palermo una nuova tappa di Connessioni Digitali, il format ospitato negli spazi di Cre.Zi. Plus ai Cantieri culturali alla Zisa, con al centro l’incontro con Riccardo Luna e il suo libro Qualcosa è andato storto. Un confronto che ha toccato alcuni dei nodi più sensibili dell’economia digitale: algoritmi, modelli di business delle piattaforme, debolezza europea sul fronte tecnologico, ruolo delle startup e qualità dell’ecosistema dell’innovazione.
L’evento, condotto da Sebastiano Bavetta e Biagio Semilia, si inserisce nel percorso con cui Connessioni Digitali prova a consolidare in Sicilia una rete più strutturata tra imprese innovative, comunità e territori, estendendo per la prima volta il proprio raggio d’azione lungo l’asse Palermo-Catania. Il segnale, anche simbolico, è chiaro: l’innovazione non viene più letta come tema per addetti ai lavori, ma come questione che investe competitività, formazione e qualità dello spazio pubblico.
Nel corso della serata Luna ha ricostruito il passaggio da un’idea originaria di Internet come infrastruttura aperta di conoscenza e partecipazione a un ecosistema dominato dalla monetizzazione dell’attenzione. In questa trasformazione, ha osservato, le piattaforme hanno finito per premiare contenuti in grado di suscitare reazioni forti, spesso paura e rabbia, con effetti diretti sulla polarizzazione del dibattito e sulla diffusione della disinformazione. È un passaggio che tocca anche il sistema dei media, soprattutto quando il lavoro editoriale viene piegato alla logica del traffico, dei clic e della viralità.
Il tema non riguarda solo il perimetro dell’informazione. Una parte rilevante della discussione ha riguardato infatti adolescenti e minori, con un focus sull’impatto degli algoritmi e dei social network sulla formazione cognitiva e relazionale. Nel confronto è emersa la necessità di regole più solide, strumenti di tutela più efficaci e di una responsabilità condivisa tra famiglie, scuola e istituzioni. Il punto di fondo è che la trasformazione tecnologica non può più essere considerata neutrale né lasciata esclusivamente alle logiche di mercato.
Sul piano economico e industriale, uno dei passaggi più rilevanti ha riguardato la sovranità tecnologica europea. Dal dialogo è emersa la fotografia di un’Europa ancora troppo esposta come consumatrice di tecnologie sviluppate altrove e troppo fragile nella capacità di produrre infrastrutture, piattaforme e visione industriale autonoma. Da qui il richiamo a una strategia continentale fondata su investimenti, regole comuni e su una cultura dell’innovazione coerente con il quadro di valori europei.
Dentro questo ragionamento si inserisce anche il capitolo startup. Luna ha messo in discussione il riflesso che continua a indicare la Silicon Valley come unico orizzonte possibile, proponendo invece una lettura più aderente al tessuto produttivo italiano, fatto di manifattura, radicamento territoriale, cooperazione e impresa diffusa. In questo schema, la distinzione tra startup e PMI innovative diventa centrale, così come l’esigenza di indirizzare capitale e risorse verso progetti realmente scalabili e capaci di generare valore, comunità e impatto, non soltanto raccolte fondi o accelerazioni di facciata.
È probabilmente questo il punto più interessante anche per la Sicilia. Il tema non è soltanto far nascere nuove iniziative, ma capire quale modello di ecosistema si vuole costruire: uno fondato sulla replica di formule esterne oppure uno capace di tenere insieme innovazione, territori e filiere produttive. In questo senso il messaggio finale della serata, centrato sulla necessità di ricostruire comunità reali e luoghi di confronto fisico, si lega direttamente alla filosofia del progetto Connessioni Digitali: usare gli eventi non come vetrina, ma come dispositivi di attivazione di reti, idee e progetti.
Il dibattito pubblico conclusivo, incentrato su informazione, politica, educazione e rapporto tra giovani e tecnologia, ha confermato un dato: nell’isola esiste una domanda crescente di confronto su innovazione e sviluppo, ma anche l’esigenza di sottrarre questi temi alla retorica. Perché oggi la partita non riguarda solo la tecnologia in sé, ma il tipo di economia, di relazioni sociali e di spazio democratico che la tecnologia contribuisce a modellare.
Nuovo appuntamento per venerdì 24 aprile alle ore 18 negli spazi di Isola Catania, all’interno della cornice del Catania Book Festival.