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Sant’Angelo Muxaro, Spoto porta al successo il turismo esperienziale



A Sant’Angelo Muxaro le navi da crociera non arrivano. Siamo nella provincia di Agrigento ma il mare è lontano, così come le grandi città e gli itinerari dei grandi flussi turistici difficilmente possono incrociare questo paesino, 1.330 anime appena. Eppure qui è presente un’importante area archeologica e si narra che qui fosse stata edificata Kamico, l’antica capitale dei Sicani, dove viveva il re Kokalos. Ovviamente questo non basta ad attirare frotte di visitatori. Eppure, grazie alla brillante idea di un ex broker finanziario, qui c’è uno degli esempi più belli di “turismo esperienziale”: non si accolgono masse ma singoli viaggiatori, al massimo famiglie o piccoli gruppi, che hanno la fortuna di poter immergersi nella realtà di questa comunità dei Monti Sicani. Pierfilippo Spoto, 48 anni, laurea in Scienze bancarie e assicurative a Messina, con esperienze formative a Londra e lavorative in banche, aziende e società finanziarie, ha capito che nella sua vita doveva fare altro. Cioè dedicarsi al suo sogno nel cassetto: l’attività turistica.

Così nel 2002 ha creato una piccola società che oggi si chiama Val di Kam, proponendo ai vari tour operator di inserire Sant’Angelo Muxaro nei percorsi proposti alla clientela. Cosa aveva il paese di così speciale per aspirare a tanto? La possibilità di far vivere per un giorno in maniera piena la vita ancora “slow” dell’entroterra siciliano. «All’inizio più che un’attività era un hobby che richiedeva anche denaro, piuttosto che far guadagnare – racconta Spoto – Occorreva girare, incontrare i tour operator e proporre l’idea che non era facile da vendere. Ma è stato un crescendo che oggi mi permette di vivere e di creare un circolo virtuoso nel paese non indifferente». I numeri sono da mettere in proporzione con la piccola comunità, ma in sostanza Spoto riesce a fatturare intorno ai 40 mila euro all’anno e a creare un indotto di altrettanto valore. E non è poco per un paesino di 1.330 persone. Significa poter trattenere nella propria terra qualche giovane altrimenti destinato all’emigrazione. Uno dei segreti del successo dell’iniziativa è quello di aver creato una perfetta integrazione con le varie realtà locali.

La giornata-tipo si svolge con una passeggiata per il paese fino a un piccolo caseificio a conduzione familiare dove viene mostrato come si realizza il formaggio, con le relative degustazioni di formaggio e ricotta. Si visitano l’area archeologica e il museo, poi si va a fare la pizza, alla siciliana, nel panificio del paese che sono gli stessi turisti a preparare con prodotti locali e con la guida della panettiera. «Chi sceglie di fare questo tour – spiega Sporto – sa che non ci sono orari predefiniti e tabelle di marcia da rispettare: qui si vive in maniera lenta, quindi può capitare di aspettare qualche minuto in più alla fontana in attesa dei pastori o di fermarsi a vedere una donna che prepara le verdure per il marito». L’effetto “sorpresa” è un altro dei fattori vincenti: tra un’attività e l’altra può accadere qualcosa di “inaspettato”, si può incontrare qualche personaggio interessante del paese o qualcuno intento in qualche lavoro curioso come mettere ad asciugare i pomodori per le conserve, gli anziani che giocano a carte, ecc. «Un’idea nata dall’esperienza – racconta Spoto – perché inizialmente facevamo visite guidate più tradizionali. Ma mi accorgevo che i turisti fotografavano e condividevano foto sugli aspetti più curiosi della visita e non sui luoghi che andavamo a visitare. Così ho capito che questi viaggiatori cercavano altro rispetto ai soliti canoni turistici». Spoto ha anche saputo presentare questa iniziativa ai vari tour operator, sfruttando molto i social network: video e foto su Facebook, Youtube incuriosiscono gli operatori del settore, oltre ai viaggiatori, che vengono convinti dalla bontà del progetto.

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