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Si torna a votare? Ecco le possibili date delle elezioni politiche



Elezioni più vicine dopo il nulla di fatto del terzo e ultimo giro di consultazioni. Sfumata al momento la possibilità di un’intesa tra le forze in campo per formare un governo politico, la strada indicata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella è quella di un governo neutrale che resti in carica fino a quando i partiti non troveranno un accordo o, comunque, non oltre la fine dell’anno. L’alternativa, se l’esecutivo di garanzia non dovesse incassare la fiducia delle Camere, è andare a elezioni subito, a luglio o in autunno. Ma quali sono le date possibili in caso di voto anticipato? E quali i tempi da rispettare?

I TEMPI – Il tempo minimo in Italia per indire le elezioni politiche è di un mese e mezzo. Il decreto del presidente della Repubblica con il quale si stabilisce la data del voto deve infatti essere pubblicato sulla Gazzetta ufficiale entro il 45esimo giorno antecedente quello delle consultazioni. Bisogna poi considerare il voto all’estero per organizzare il quale servono almeno 60 giorni.

IMPOSSIBILE VOTO A GIUGNO – Le elezioni a giugno non sono quindi più possibili. Fino a ieri si avanzava ancora l’ipotesi di un accorpamento con il secondo turno delle amministrative del 24 giugno ma i tempi non ci sono. Anche la data dell’8 luglio, tra due mesi esatti, proposta ieri dal leader della Lega Matteo Salvini e dal capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio, non è praticabile considerando che va rispettata la finestra di tempo richiesta per il voto all’estero.

22 LUGLIO – A conti fatti, la prima data utile è domenica 22 luglio perché è impossibile pensare che un eventuale scioglimento delle Camere, una volta sfiduciato il governo, possa arrivare prima di una decina di giorni. Da quel momento scatterebbero appunto i 60 giorni che debbono trascorrere prima del voto. L’ipotesi del tutto inedita di votare a luglio non è stata esclusa a priori da Mattarella, secondo cui però la scelta di una data in piena estate renderebbe difficile agli elettori l’esercizio del voto. La Costituzione prevede poi che la prima riunione delle Camere abbia luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni. Se si votasse il 22 luglio quindi deputati e senatori dovrebbero riunirsi entro l’11 agosto.

ELEZIONI IN AUTUNNO – L’altra opzione sul tavolo in caso di voto anticipato è quella di tornare alle urne in autunno. La prima data possibile dopo l’estate, considerando che se fossero fissate prima i termini per la presentazione delle liste elettorali cadrebbero nel periodo di Ferragosto, sarebbe il 23 settembre. In questo caso le Camere dovrebbero essere sciolte entro il 23 luglio. Più semplice sarebbe far slittare le elezioni a inizio ottobre. In ogni caso il voto in autunno, come sottolineato ieri da Mattarella, è molto rischioso perché potrebbero non esserci i tempi per elaborare la manovra che va presentata dal governo in Parlamento entro il 15 ottobre.

URNE A INIZIO 2019 – Se il governo neutrale riuscisse a incassare la fiducia in Parlamento, ipotesi complicata considerando che 5 Stelle e Lega hanno già chiarito di non essere disposti a sostenerlo, l’orizzonte delle urne si sposterebbe in avanti, all’inizio del prossimo anno. L’esecutivo di garanzia infatti restarerebbe in carica fino a fine dicembre per traghettare il Paese a nuove elezioni con la manovra approvata e gli aumenti dell’Iva scongiurati.

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