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Sicilia, il credito cresce ma l’economia rallenta: imprese caute sugli investimenti

In Sicilia il credito continua a muoversi in territorio positivo. È il segnale di una fiducia che regge, almeno sul fronte finanziario, e che trova conferma sia nell’aumento dei prestiti sia nella tenuta della raccolta bancaria. Ma dietro i numeri resta un’economia che corre meno del previsto. La crescita del Pil appare contenuta e sconta la fine delle agevolazioni varate nel dopo-Covid, insieme a un impatto ormai meno espansivo del Pnrr.

Il quadro emerge dagli ultimi aggiornamenti congiunturali della Banca d’Italia, richiamati nel corso della riunione della Commissione regionale Abi Sicilia presieduta da Salvatore Malandrino. A fine 2025 i prestiti bancari all’economia dell’isola hanno raggiunto i 57 miliardi di euro, con un aumento del 2,7% rispetto alla fine del 2024. A trainare sono soprattutto famiglie e imprese: i finanziamenti alle aziende salgono a 18 miliardi, in crescita del 3,8%, mentre quelli alle famiglie arrivano a 33 miliardi, con un incremento del 3,4%.

Il dato che completa il quadro è quello della qualità del credito. Le sofferenze lorde si attestano a 938 milioni di euro, pari all’1,6% del totale dei finanziamenti. Un livello che segnala una situazione sotto controllo, almeno rispetto alle tensioni che in passato avevano appesantito i bilanci bancari. Sul versante della raccolta, i depositi toccano quota 81 miliardi, confermando una disponibilità di risparmio che continua a rappresentare uno dei punti di forza del sistema regionale.

Questo andamento, però, non basta da solo a descrivere una fase di vera accelerazione. Le imprese restano prudenti. L’atteggiamento sugli investimenti viene definito attendista e pesa la combinazione tra instabilità internazionale e costi energetici ancora elevati. In altre parole, il credito c’è, ma non si traduce automaticamente in un salto di scala della crescita.

Nel confronto emerso in Commissione Abi Sicilia è stata sottolineata anche un’altra questione: quella delle garanzie, soprattutto per le piccole imprese. È un nodo strutturale. Molte aziende hanno livelli di capitalizzazione non sempre adeguati e dispongono di minori possibilità di offrire coperture alternative coerenti con le esigenze del sistema bancario. Da qui la necessità di rafforzare gli strumenti di garanzia, considerati decisivi per sostenere l’accesso al credito in una fase in cui la selettività resta elevata.

Nel quadro regionale pesa però anche un fattore che continua a dare ossigeno: il turismo internazionale. Per Abi Sicilia rappresenta una conferma dell’attrattività dell’isola e di un potenziale che può ancora crescere. Ma, avverte Malandrino, il salto di qualità non arriva da solo. “Per consolidare questa crescita – ha affermato – è necessario intervenire sulla qualità dei servizi offerti, attraverso investimenti strutturali, focus su innovazione e sostenibilità, alta formazione del personale”.

Il punto, dunque, è tutto qui: la finanza regionale mostra segnali di stabilità e persino di rafforzamento, ma l’economia reale resta sospesa tra prudenza e occasioni ancora non pienamente sfruttate. La Sicilia tiene, ma per trasformare questa tenuta in sviluppo servono investimenti più decisi, imprese più solide e una strategia capace di accompagnare la domanda di credito verso nuovi progetti di crescita.

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