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Spiagge, anche in Sicilia proroga concessioni fino al 2033



spiagge

Lo scorso 3 dicembre la Commissione europea ha inviato all’Italia una lettera di costituzione in mora per il mancato rispetto della direttiva Bolkenstein nella parte che riguarda le concessioni demaniali marittime. Il nostro governo avrebbe dovuto rispondere entro 60 giorni, cioè non oltre il 3 febbraio.

Non è il primo richiamo dell’Ue, che sulla questione potrebbe decidere di deferire l’Italia alla Corte di giustizia europea. Nel 2018 il nostro paese ha deciso di prorogare le concessioni fino al 2033 e la scorsa primavera, con il decreto rilancio, la proroga è stata resa più esplicita, “sempre che si possa fare a meno del principio generale più volte ribadito nel nostro ordinamento che dispone la disapplicazione delle norme interne quando sono in contrasto con il diritto comunitario”, dice Angelo Dimarca di Legambiente.


    In attesa di capire come finirà il braccio di ferro tra Italia e Ue, che ormai va avanti da tre lustri, la Sicilia – che ha 1.300 chilometri di costa – ha approvato nel dicembre 2019 le nuove norme sul demanio marittimo (i decreti attuativi sono del maggio successivo), confermando il meccanismo della proroga al 2033, come aveva fatto la legge nazionale del 2018, e facendo slittare al 28 febbraio di quest’anno la presentazione della richiesta che avviene con la trasmissione di una domanda sul portale dell’amministrazione.


    “Non si è trattato di un mero recepimento della norma nazionale del 2018 – dice l’assessore al Territorio Toto Cordaro – perché abbiamo introdotto alcuni criteri stringenti: il certificato antimafia, il Durc e il pagamento di tutte le rate pregresse del canone demaniale”.
    Il gettito proveniente dai canoni lo scorso anno sarebbe stato 10,5 milioni (nel 2020 i concessionari sono stati esentati dal pagamento a causa dell’emergenza sanitari e quest’anno, in Sicilia, pagheranno la metà). Ad oggi, intanto, le richieste di proroga delle concessioni sono 2.222 e si stima che a fine mese raggiungeranno quota 3.000.


    Le tariffe per le concessioni sono state stabilite oltre trent’anni fa, nel 1989, dal governo nazionale e che, a seconda delle fasce (quattro in tutto), si possono modificare al rialzo in percentuali del 5, 7 e 10%. Cifre esigue che non si sottraggono a ulteriori paradossi: a Palermo, per esempio, il Clubino del mare paga di più, in termini percentuali, della società che gestisce la frequentatissima spiaggia di Mondello.


    La questione delle concessioni dovrebbe andare di pari passo con l’approvazione, da parte dei Comuni costieri, del Piano di utilizzo del demanio marittimo (Pudm), una sorta di Prg delle spiagge. Per quanto previsto già dal 2005, l’unico ente che finora l’ha approvato è il Comune di San Vito Lo Capo. Durante l’esame della legge regionale del 2019, l’opposizione sollevò la questione del Pudm, sottolineando la necessità di legare a questo strumento di regolamentazione il rilascio delle nuove concessioni e anche dell’approvazione delle proroghe. (ANSA).


   

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