martedì, Settembre 22
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Sport in Sicilia: un’economia che stenta a decollare

Neanche 15 anni fa, nella stagione 2006/2007 erano ben tre squadre della Sicilia a militare nel massimo campionato di calcio: Catania, Messina e Palermo, per quello che rappresenta il record storico per l’isola. Ora la situazione è radicalmente cambiata: dopo le crisi economiche di Palermo e Messina e le retrocessioni del Catania in Lega Pro, il calcio siciliano è quasi totalmente “scomparso” dai palcoscenici più blasonati, a conferma di una crisi che ha colpito sì l’intera nazione, ma il Sud in particolare. Se facciamo infatti un confronto con le squadre da Roma in su, notiamo che addirittura l’Emilia Romagna e la Lombardia hanno migliorato il proprio trend, arrivando a toccare ben undici club iscritti in Serie A nella storia delle rispettive regioni. Quest’anno sono ben quattro le compagini emiliane, con SPAL, Parma, Sassuolo e Bologna, mentre troviamo Brescia, Milan, Atalanta e Inter per i lombardi. Se il calcio è termometro del benessere di una regione, la Sicilia non attraversa uno dei suoi periodi migliori, anche se in altri settori, come per turismo, arte e gastronomia, la situazione sembrerebbe essere in ripresa: a confermare questo trend, anche la partecipazione massiccia delle aziende siciliane, ben sette su 42, al BeeNet a Barcellona, progetto che incentiva il networking fra aziende europee e grazie al quale si sono aperte partnership prima impensabili, come la collaborazione fra l’azienda Zicaffè di Marsala e l’impresa estone Mario International Group Ou.

Crisi tecnica ed economica

Nel calcio attuale non si può più prescindere dal fare sport con un approccio aziendale, come dimostrano le tante realtà spagnole con le proprie “cantere”, in primis Barcellona e Real Madrid. Hanno iniziato a capirlo anche i club nostrani come l’Atalanta, che sfruttando la risorsa del proprio settore giovanile dal quale nel corso degli anni sono emersi talenti come Pirlo, Inzaghi e Pazzini, nel giro degli ultimi cinque anni è addirittura diventata una delle prime quattro candidate al titolo come indicano le scommesse online di Betway al 2 febbraio, con quota alta, a 101. Un’altra pretendente che secondo gli addetti ai lavori può dire la sua è un’altra lombarda: l’Inter di Conte e Lukaku. Due squadre della stessa regione quotate dai pronostici come favorite alla vittoria finale, allo stesso tempo anche due delle cinque squadre italiane impegnate in Europa, dove troviamo Juventus (Piemonte), Napoli (Campania) e Roma (Lazio). Ma perché questo strapotere delle squadre del Nord? Indubbiamente la spiegazione è anche di carattere storico: se andiamo ad analizzare la ripartizione degli scudetti, a parte i due del Napoli con Maradona e quello del Cagliari di Gigi Riva resta ben poco al Sud se consideriamo Roma e Lazio squadre del centro Italia, tutto il resto delle vittorie si è avuto fra Torino, Milano, Verona e un po’ in Emilia e Liguria. Ma ciò che preoccupa al momento è anche la crisi tecnica che sta colpendo il Sud Italia, da sempre grande bacino di talenti che sembra però aver chiuso il “rubinetto”: l’anno scorso in Serie A si contava un solo calciatore siciliano, Antonino La Gumina, retrocesso poi in B con l’Empoli e che si è dato il “cambio” con Torregrossa del Brescia, giocatore nato a Caltanissetta. Troppo poco per la regione che ha dato i natali a calciatori come Totò Schillaci e ai fratelli Tedesco.

Economia e sport: Sicilia in difficoltà, ma si intravede uno spiraglio

In effetti, la problematica principale che sembrerebbe essere il limite principe per lo sport siciliano è l’assenza di una visione e di una pianificazione a lungo termine: per troppo tempo la sapienza degli allenatori siciliani si è indirizzata a “formare” un talento nei primissimi anni di vita, per poi vederlo partire per club più blasonati e ricchi, o semplicemente più organizzati. Se pensiamo che in una regione di quasi 400 comuni, l’unica squadra che milita fra serie A e serie B è il Trapani, che tra l’altro non gode di piena serenità per i vari problemi amministrativi che affliggono la società, viene da pensare che una miglioria dell’intero sistema sia urgentemente necessaria. Le difficoltà nel Sud Italia, in particolare in “trinacria”, ci sono e sarebbe ipocrita nasconderle, potrebbero però essere i 400 milioni di euro messi a disposizione da Unicredit e Banca Europea per gli investimenti, per le imprese innovative e di digital transformation a cambiare le carte in tavola. Questi fondi potrebbero riportare vitalità e dinamismo al sud, attraendo maggiori capitali nel lungo termine e giovando così anche al settore sportivo come succede in regioni più ricche, dove gli imprenditori fanno le fortune di club prima quasi sconosciuti: esempi su tutti il Sassuolo, forte del supporto della Mapei, e il Chievo Verona, rimasto in Serie A per ben 18 anni negli ultimi venti grazie agli sforzi economici del presidente Campedelli, maggiore azionista del marchio Paluani.

Il governo e tutti gli addetti ai lavori si stanno dunque muovendo per diminuire lo “spopolamento”, sia di talenti professionisti che come abbiamo visto sportivi, vero problema centrale a cui ruotano tutte le altre questioni: appare cruciale in quest’ottica anche la decisione di sbloccare ben 35 milioni di euro per le imprese artigiane, prima autentico motore dell’economia italiana e siciliana.

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