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Storia di Kate, dall’Ucraina in Sicilia con il sogno di tornare a fare impresa a Kharkiv

«La vita di ogni cittadino ucraino è cambiata, la mia non fa eccezione. Ho dovuto trasferirmi in un’altra città, poi in un altro Paese, per continuare a vivere la vita normale di una giovane ventenne». Kate Polezhai è un’aspirante imprenditrice, oggi a Catania grazie a Erasmus for Young Entrepreneurs, programma di scambio internazionale finanziato dall’UE per sviluppare network e facilitare lo scambio di esperienze fra i vari Paesi.

«Il mio sogno è aprire un’agenzia di marketing digitale – spiega Kate – con la missione di rafforzare le imprese ucraine, supportarle nella cooperazione internazionale e promuovere i nostri brand sul mercato europeo». Così per tre mesi Kate – originaria di Kharkiv – lavorerà presso l’Agenzia di giornalismo e comunicazione I-Press, nel capoluogo etneo, cercando di acquisire e sviluppare le competenze utili all’avvio di una startup. «L’agenzia EISMEA che sovrintende il programma Erasmus for Young Entrepreneurs – sottolinea Luca Guardincerri, project officer Centro Studi “Cultura Sviluppo”, Organizzazione Intermediaria a capo del consorzio EM IX – ha invitato, allo scoppio delle ostilità, tutte le Organizzazioni Internazionali ad attivarsi per facilitare l’arrivo di New Entrepreneur ucraini e supportarti il più possibile».

Un viaggio che è sinonimo di speranza non solo per il futuro professionale, ma anche per il prosieguo di una vita che ha improvvisamente cambiato direzione a causa del conflitto in corso: «La città di Kharkiv – spiega Kate – dista 50 km dal confine con la Russia. Mi sono trasferita lì da una piccola città dell’Ucraina centrale, per studiare Lingue all’Università di Karazin. Ho ultimato gli studi un anno fa e ho lavorato come insegnante di inglese e come social media manager presso il canale televisivo locale. Stavo pianificando la mia carriera e la mia vita a Kharkiv perché è una città bellissima, con molti giovani e buone opportunità di sviluppo. Ma il 24 febbraio, mentre dormivo profondamente, lo Stato terrorista russo ha bombardato Kharkiv con una pioggia di missili. Per una settimana sono rimasta in città perché era pericoloso spostarsi, anche se sentivo costantemente le forti esplosioni provenienti da più parti. L’edificio amministrativo che si trova accanto alla mia Università, nel centro cittadino, è stato bombardato tre volte durante gli 8 mesi di guerra ed è oramai impossibile ripristinarlo. La mia università, una delle migliori del Paese, che ospitava 16mila studenti, ora è vuoto, abbandonato; una delle zone residenziali della città, Saltivka, è completamente distrutta. Quando ti guardi intorno puoi scorgere su ogni edificio fori, finestre rotte, aree distrutte: la prova dei crimini terroristici. L’ultima volta che sono stata nel mio appartamento era giugno: quando ho visto il pezzo di metallo di un missile conficcato nel telaio di plastica della finestra, ho sentito come uno strappo al petto. Non importa se la tua casa è stata colpita o meno, ogni ucraino ha un’impronta di guerra nel suo cuore».

Un segno indelebile, che viaggia con te, si riflette nel tuo sguardo, avanza ad ogni tuo passo: «La mia comprensione dei problemi è cambiata, i valori, i miei desideri, la mia fede e la mia conoscenza – continua Kate – Ma la cosa più importante è che la mia identità è cambiata. So chi sono adesso, sono ucraina: cittadina di un Paese che rappresenta la libertà e ne sono orgogliosa».

Cos’è la guerra per una giovane che ha progetti, che pianifica il futuro, che sogna una vita di traguardi? «La guerra è morti, morti e ancora morti. Non c’è ucraino che non condivida il dolore di chi è morto. Ma ogni giorno in più trascorso sotto un cielo di missili ci fa comprendere che anche nell’oscurità più fitta si può intravedere la luce. Alla fine vincerà sempre la luce».

Cosa aspettarsi da questa esperienza? «Le mie aspettative sono comuni a quelle di tutti i giovani ambiziosi – conclude – migliorare le mie capacità comunicative, linguistiche e interculturali, acquisire competenze trasversali e aumentare la mia indipendenza personale e professionale. E di sicuro, aprire ancora di più la mia mente. Perché viaggiare, incontrare nuove persone, lavorare in condizioni diverse, è ciò che ci consente di arricchire talento e capacità. Il primo pensiero quando sono atterrata a Catania è stato: “Wow, fa caldo qui”, perché in questi giorni in Ucraina è pieno inverno, mentre in Sicilia posso ancora andare al mare e fare il bagno. Quando poi ho visto per la prima volta l’ufficio I-press, ho pensato “questo è il luogo dove le persone hanno spazio per la creatività”. L’ufficio, le stanze, le tecnologie, il design, i libri, le immagini alle pareti, tutto questo è molto stimolante. Poi ho conosciuto le persone che lavorano qui e mi sono innamorata ancor di più di questo posto. Atmosfera amichevole, collaborativa, creativa, rispettosa, divertente: un luogo in cui provare a sperimentare la propria identità professionale, condividendo idee e progetti nel segno dell’integrazione».

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