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Tour siciliano per presentare Osterie d’Italia, il sussidiario del mangiarbere all’italiana



La Sicilia è una regione contraddittoria e mischiata. La cucina e le materie prime sono lo specchio di questa folle diversità. Vi si ritrovano tutti gli influssi che l’isola ha subìto in tremila anni di storia: greci, arabi, normanni, francesi, spagnoli, persino piemontesi. Il cuscus è arabo ma si fa con il pesce e con i crostacei. Lo stoccafisso è normanno ma, alla ghiotta, è con capperi e olive. Le sfere di riso, arabe per nascita, sono arancini a Catania e arancine a Palermo: pur quasi identici nella forma, unificarne il nome creerebbe una catastrofe sociale epocale!

Dunque non c’è l’uno, non c’è sottrazione, piuttosto una stratificata sommatoria di elementi con rielaborazione creativa. Tre sono i fondamenti della tavola siciliana: il grano, l’olivo e la vite. Oltre questi, uno spazio mentale illimitato costituito dalla fantasia dei popoli che l’hanno visitata, conquistata e amata.

Questo e molto altro è raccontato dalla 28esima edizione della guida Osterie d’Italia, il sussidiario del mangiarbere all’italiana edita da Slow Food Editore e che in Sicilia viene presentata in un doppio appuntamento. Il 18 novembre a Catania alle ore 12,30 la presentazione si tiene presso il ristorante Me Cumpari Turiddu, Piazza Turi Ferro 36. A seguire un pranzo realizzato con la collaborazione di sei locali siciliani ai quali la guida ha attribuito il simbolo della Chiocciola.

Il 19 novembre a Palermo, alle ore 19, la guida Osterie d’Italia è ospite del Circolo Telimar – Lungomare Cristoforo Colombo 4977, Addaura – con La cena delle Tre Chiocciole.

«Sentirsi a casa: è questa la sensazione che i locali recensiti in Osterie d’Italia suscitano nei propri frequentatori. Nella guida ci sono le osterie che incarnano al meglio l’autenticità della cucina italiana, una cucina semplice, priva di barocchismi ed eccessi di lavorazione che hanno il solo fine di stupire. Una cucina che non cerca di uniformarsi in un unico stile con cotture millimetriche, sottolinea le differenze e non si piega alle mode» racconta Eugenio Signoroni, curatore insieme a Marco Bolasco del Sussidiario del mangiarbere all’italiana.

Sono più di 100 le osterie siciliane su 1.616 recensite nell’edizione 2018, di cui la maggior parte con un menù che non supera i 35 euro. In continuità con la scorsa edizione, i locali un po’ più cari della media sono segnalati dal bollino con Euro e freccia, mentre il bollino Novità sta, naturalmente, per le nuove segnalazioni, a indicare un fenomeno in continua evoluzione e crescita. Il simbolo dell’Annaffiatoio indica i locali con un orto di proprietà, la Chiave quelli dove si può anche dormire, il Formaggio (10 in Sicilia) è usato per quelli che propongono una selezione di prodotti caseari di qualità, la Bottiglia (25 in Sicilia) per un locale dalla proposta di vini articolata, rappresentativa del territorio, con prezzi onesti e infine le 20 Chiocciole, dedicate ai locali più in sintonia con i princìpi di Slow Food. Inoltre ci sono caratteri speciali per indicare quali osterie aderiscono al progetto Alimentazione Fuori Casa dell’Associazione Italiana Celiachia e quali all’Alleanza tra i cuochi e i Presìdi Slow Food, cioè dove si utilizzano regolarmente nei menù almeno tre Presìdi della propria regione.

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