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UniCredit, accordo su esodi e turnover: 1.130 uscite volontarie e altrettante assunzioni

Dopo una trattativa lunga e difficile, in UniCredit si chiude l’ennesimo capitolo sul piano esodi. A segnare il punto di arrivo è l’accordo raggiunto tra il gruppo bancario e le organizzazioni sindacali, dopo una fase di stallo che aveva messo al centro uno dei nodi più delicati: il tasso di sostituzione tra uscite volontarie e nuove assunzioni.

A darne notizia è Rosario Mingoia, segretario responsabile Uilca UniCredit, che rivendica il risultato ottenuto soprattutto sul terreno della tenuta occupazionale. L’intesa riguarda i dipendenti che matureranno i requisiti previsti dalla legge Fornero entro il 1° maggio 2032. In tutto saranno 1.130 i bancari coinvolti nel piano di uscita volontaria, con un meccanismo legato alla progressiva maturazione del requisito pensionistico.

Il punto politicamente e sindacalmente più rilevante, però, è un altro: ogni uscita sarà compensata da una nuova assunzione. Il rapporto sarà dunque di uno a uno, con 1.130 ingressi previsti in Italia. Un elemento che, secondo Uilca, evita una nuova contrazione degli organici e prova a dare una risposta sia ai carichi di lavoro interni sia alla domanda di occupazione stabile da parte dei più giovani.

Per Mingoia, il risultato era tutt’altro che scontato. Il confronto, spiega, si era arenato proprio sulle diverse visioni tra azienda e sindacati rispetto al livello di sostituzione. Da qui la definizione di una trattativa “difficile”, chiusa però con un’intesa che il sindacato considera un passaggio necessario. Il messaggio è chiaro: non è più accettabile, sostiene Uilca, che i piani di esodo producano un arretramento degli organici, scaricando il peso sulle lavoratrici e sui lavoratori che restano in servizio.

Nell’accordo entra anche un pacchetto di misure considerate migliorative sul fronte del welfare aziendale. Tra queste c’è l’incremento del buono pasto per i dipendenti part-time, che secondo Mingoia porta UniCredit a confermare l’importo più alto dell’intero sistema bancario italiano. Un altro elemento sottolineato dal sindacato riguarda la quota di assunzioni riservata alle donne vittime di violenza, inserita nell’intesa come segnale di attenzione sociale oltre che occupazionale.

Per Uilca, comunque, la partita non si chiude qui. Il sindacato avverte che non accetterà arretramenti sul principio del turnover integrale e annuncia che la prossima fase del confronto dovrà riguardare la crescita professionale e il welfare complessivo. Sullo sfondo resta infatti il tema della qualità del lavoro dentro la banca, in una fase in cui riorganizzazioni, digitalizzazione e riduzione delle reti fisiche continuano a ridisegnare il settore.

Mingoia guarda anche agli effetti territoriali dell’accordo. In Sicilia, dice, l’auspicio è che il piano possa tradursi in un centinaio di assunzioni, a fronte di altrettanti esodi volontari. Un dato che, se confermato nella distribuzione territoriale delle nuove entrate, darebbe all’isola una quota significativa del ricambio generazionale previsto dall’intesa nazionale.

Il punto, adesso, sarà verificare come l’accordo verrà attuato concretamente e con quale distribuzione geografica delle assunzioni. Per il sindacato, però, la linea è già tracciata: i piani di uscita non possono più essere usati per ridurre in modo strutturale l’occupazione bancaria, ma devono diventare uno strumento di ricambio, stabilità e riequilibrio generazionale.

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