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Verso le regionali, Lagalla: “Pronto a scendere in campo ma con un fronte civico”



Palermo – Dal prossimo mese di gennaio Roberto Lagalla, ex rettore a Palermo, assumerà l’incarico di responsabile per il Mezzogiorno del Consiglio nazionale delle ricerche. Nel frattempo si dice pronto a scendere in campo per la presidenza della regione siciliana: “Se la richiesta arrivasse da un fronte civico, come cittadino non mi tirerei indietro” detto, parlando delle voci sempre piu’ insistenti in merito a una sua candidatura alla presidenza della Regione siciliana per le elezioni del prossimo autunno nel corso di un forum organizzato dall’Agenzia di stampa ITALPRESS.
“Comunque non è una questione personale ma di progetto complessivo: prima vengono i programmi, poi il nome. Questo significherebbe avere innovato il metodo e in questa dimensione non mi tirerei indietro”, ha aggiunto Lagalla .

Secondo Lagalla, oggi consigliere d’amministrazione del Cnr, “il 2017 è forse l’ultima occasione per potere avviare un ragionamento più largo attorno a un programma e alla realizzazione di interessi collettivi. Ho visto tanto associazionismo, tanti comitati civici, tante liste fai da te nei Comuni e nei territori: tutto questo, evidentemente, tradisce ancora una volta il disagio rispetto a paradigmi che appaiono abbastanza stanchi. Serve un nuovo protagonismo fatto di gente, persone e competenze”.
Ma per l’investitura ufficiale e la discesa in campo c’è ancora tempo. Le elezioni regionali, previste per ottobre 2017, sono vicine ma non troppo. Nel frattempo,
Roberto Lagalla – chiusa da un anno l’esperienza al vertice dell’Università di Palermo – lavora per farsi trovare pronto: “Se la richiesta arrivasse da un fronte civico, come cittadino non mi tirerei indietro” dice.
Da tempo i rumor su una candidatura dell’ex rettore – ora nel Cda del Consiglio nazionale delle ricerche, dove a breve avra’ anche la delega per il Mezzogiorno – sono insistenti, voci rilanciate da Bruno Tabacci in una recente visita a Palermo. “Prima vengono i programmi, poi i nomi – commenta Lagalla – Comunque non è una questione personale ma di contributo a un progetto complessivo. Questo significherebbe avere innovato il metodo e in questa dimensione non mi tirerei indietro”.
Dopo aver chiuso la sua avventura da rettore, poco più di un anno fa, Lagalla dice di avere “incontrato molta gente in questi mesi”.
“In questa regione – afferma – c’è una grande volontà di cambiamento che non passa sempre attraverso i partiti: credo che la gente voglia costituirsi in un pensatoio collettivo da cui fare partire le idee. Se questo pensatoio diventerà pensiero politico nessuno a quel punto potrà tirarsi indietro”.
Anche perché “per troppo tempo la Sicilia e i siciliani, non esenti da colpe, hanno visto nella politica uno strumento cui conferire deleghe in bianco; questo – osserva Lagalla – è andato bene finché le risorse soddisfacevano appetiti e bisogni di tutti. Ora è arrivata la stagione delle scelte. Io non ho pensato
a una strategia d’impegno, in questo momento la cosa più importante è innovare un metodo per evitare il rischio della deriva dell’antipolitica: abbiamo bisogno di governabilità. La protesta grillina in Italia si è concretizzata in atti o conseguenze che hanno messo a rischio la governabilità. Serve discontinuità, ma secondo un processo logico e razionale di interpretazione dei fatti”.
Nessun voto al Governo Crocetta (“Non lo devo dare io, lo daranno i cittadini con uno strumento straordinario che hanno in mano, il voto”), neanche un programma preciso in caso di discesa in campo, ma solo alcuni punti cardine: “Voglio una politica che non si spenda solo per il mantenimento di se stessa, che possa finalmente guardare all’interesse dei giovani, che possa creare lavoro vero, ripartendo dall’attenzione all’impresa, creando le condizioni infrastrutturali, e che possa guardare al welfare ripartendo dall’attenzione alla persona”. Infine una battuta anche sul ministro del Lavoro Poletti, nella bufera per una frase sui giovani che emigrano. Lagalla gli ricorda che “molti ragazzi vanno via per necessita’.In un mondo globalizzato non mi meraviglio della mobilità centrifuga, mi dolgo che non sempre sia una scelta e perche’ non c’è un ritorno centripeto: non abbiamo giovani che da altre parti d’Italia o del mondo vengono in Sicilia a lavorare”.

Quanto al suo ruolo all’interno del Cnr lagalla dice, sempre nel corso del forum organizzato dall’Agenzia ITALPRESS: “E’ una straordinaria opportunità per continuare a lavorare nell’interesse del Sud che ha bisogno di fare rete sul tema dell’innovazione, delle competenze e della crescita di competitività – ha detto Lagalla-. Il Cnr ha un forte radicamento nel mezzogiorno del Paese, dove insistono istituti con grande capacita’ di creatività e innovazione tecnologica. Occorre mettere insieme questo sistema al
mondo dell’impresa, al mondo della produzione per realizzare quell’avanzamento necessario per generare posti di lavoro e migliorare la distribuzione della ricchezza tra Nord e Sud, visto che l’Italia e’ drammaticamente divisa in due”.
Secondo Lagalla bisogna puntare sui fondi della programmazione europea 2014/20 per investimenti su ricerca, sviluppo e innovazione. “La questione meridionale – osserva – potrà essere declinata in maniera virtuosa e positiva solo nel momento in cui, attraverso la competenza e la conoscenza, si potrà incidere sul ciclo produttivo per creare posti di lavoro veri, non assistiti. Bisogna dunque indurre i giovani all’autoimprenditorialità, ma anche all’innovazione competitiva: se non ci riusciamo abbiamo perso una grande scommessa e corriamo il rischio di liquefare ingenti risorse a disposizione dello sviluppo”. Altro impulso, può venire dai fondi europei, “per valorizzare la connettività sia materiale, ovvero le infrastrutture, sia immateriale, come la banda larga. Se restiamo indietro – conclude Lagalla – avremo fatto un buco nell’acqua”.

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