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Vino, l’Enrico IV di Cantine Valenti al top in Italia secondo Larsson

L’Enrico IV, vino bianco del 2017 delle Cantine Valenti, frutto del lavoro e della passione dell’enologo Antonio Campisi,  è uno dei migliori bianchi prodotti in Italia. Anzi, per dirla tutta: il migliore. Lo ha stabilito Andreas Larsson, lo svedese che nel 2007 è stato eletto miglior sommelier al mondo.  

Larsson ha degustato alla cieca negli ultimi mesi tantissimi vini e ha stilato una classifica pubblicata sul sito www.blindtasted.com: “Da Bordeaux, Italia o Spagna, questa è stata una nuova sessione di degustazione alla cieca di alta qualità – ha spiegato sul sito -.Come ogni volta, nuove conoscenze, sorprese e sempre la stessa impressione che in tutto il mondo, i produttori di vino stanno aumentando il livello”. Seguendo la classifica di Larsson troviamo al primo posto il Ben Ryé 2016 di Donnafugata (Passito di Pantelleria), al secondo posto un rosso come Il Ritrovo 2010 de La Casa di Bricciano di Gaiole in Chianti e al terzo posto il bianco Enrico IV  2017 delle Cantine Valenti di Passopisciaro in provincia di Catania. Un risultato eccezionale quello delle Cantine Valenti, vera sorpresa di questa classifica grazie a questo bianco frutto del lavoro dell’enologo Antonio Campisi,  38 anni, originario di Galati Mamertino, in provincia di Messina, nel cuore dei Nebrodi dove ha avviato una coltivazione sperimentale per portare la produzione del vino di qualità in questa zona parecchio ricca sul piano delle produzioni agricole e del settore enogastronomico: “sto facendo degli esperimenti sui Nebrodi per un vigneto – racconta -. Abbiamo tutto come l’Etna: l’acqua, l’altezza. La mineralità la recuperiamo in qualche modo”.

La Cantina Valenti, 30 ettari, 150 mila bottiglie l’anno, è diventata la sua casa. E un laboratorio di sperimentazione per la produzione di vini semplici ma al contempo raffinati: “Qui scopro il Nerello Mascalese e il Carricante – racconta Antonio – e alla nostra prima uscita ufficiale riceviamo subito dei premi per i bianchi e i rosati. Le prime medaglie per questa azienda. Vediamo adesso che succede con l’uscita dei rossi”. Antonio è un enologo particolare, uno di quelli che si potrebbe definire romantico, che porta avanti a testa bassa il suo concetto di vino che, dice, “deve uscire dalla cantina solo quando è pronto. Oggi invece, molto spesso non è così. I consumatori, poi, vorrebbero vini pronti e che durano nel tempo. E la cosa non è possibile”.

Gli è stato chiesto da Cronache di Gusto: com’è la Sicilia enologica vista da lontano? “Mi spiace dire che ancora oggi la nostra terra viene vista come produttrice di vini da taglio, da grande distribuzione e sono davvero poche le eccellenze riconosciute. Il problema è che comunichiamo poco e male – dice Antonio -. In questo mondo, in quello del vino, sono entrati a far parte non addetti ai lavori, persone con soldi da investire cui era stato detto e promesso che fare vino è come mettere i soldi in banca. Beh, è vero a metà. Il problema è che queste persone guardano solo al profitto. Io sono per fare eccellenza, sempre e comunque”.
L’Etna è solo una moda? “Far durare il successo di questa zona siciliana dipende solo da noi che lavoriamo da queste parti. In giro non ci sono ancora tanti vini di annata. Fra 10, 12 anni capiremo se l’Etna è stata una moda, o come credo, sarà una splendida conferma”.

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