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Antiterrorismo: il 65% degli addetti alla security non formato adeguatamente



In un periodo complesso a livello internazionale come quello che stiamo vivendo, la questione “sicurezza” nelle città italiane è diventato prioritario. Ma non può essere solo garantita dalle Forze dell’Ordine: esistono migliaia di addetti alla sicurezza privati che presidiano aziende, aeroporti, luoghi di interesse strategico e grandi eventi. Si stimano oltre 500.000 addetti, ma su questo fronte purtroppo l’Italia deve ancora fare molto.

Il 55% degli addetti alla sicurezza infatti non ha svolto corsi di aggiornamento e formazione (esclusi quelli obbligatori quando previsti o all’inizio della carriera), il 49% delle imprese che operano nel settore non svolge corsi di aggiornamento annuale, solo il 19% prevede tematiche legate all’IT o al web. E su un panel di 100 lavoratori del settore, addirittura il 79% ritiene di aver bisogno di formazione specifica in relazione ai rischi di attentato (dati Osservatorio ExpoTraining)

Se ne parlerà ad ExpoTraining, la più importante manifestazione italiana su formazione e lavoro, in programma il 25 e 26 ottobre a Fiera Milano City in collaborazione con Cgil, Cisl, Uil, Ugl ma anche con associazioni imprenditoriali ed enti di formazione e la Regione Lombardia. I dati diventeranno poi parte del primo “Libro bianco sulla formazione in Italia”.

“La consapevolezza dell’importanza strategica della formazione è in crescita tra le aziende italiane, anche tra quelle del settore sicurezza, ma c’è moltissimo ancora da fare. Occorre quindi che tutti gli attori coinvolti, magari coordinati della istituzioni, possano prevede dei progetti specifici per la formazione nel settore, magari anche incentivando i corsi con degli sgravi fiscali. E’ infatti innegabile che il ruolo degli addetti privati alla sicurezza abbia un evidente ruolo nella prevenzione del pericolo terrorismo, sono insomma una componente del “sistema sicurezza” nazionale” – ha dichiarato Carlo Barberis, Direttore dell’Osservatorio ExpoTraining – Ci sono migliaia di professionisti seri che possono contribuire a rendere più sicure le nostre città ed i cittadini, ma occorre formarli, aggiornarli. Il periodo di crisi economica da cui siamo forse usciti ha portato molte aziende a procrastinare la formazione o addirittura a tagliare le spese. Addirittura nel campo della cybersecurity, possiamo riscontrare una riduzione tra le imprese dall’8 al 5% di budget dedicato (dati del Politecnico di Milano). Non possiamo permettercelo.”.

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