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Catania, architetti contro i no che bloccano lo sviluppo urbano



Sviluppo urbano verticale: quale futuro? È il presidente dell’Ordine degli Architetti di Catania, Alessandro Amaro, giunto al termine del suo mandato, a lanciare un forte segnale, in contrasto «con quella politica del “NO” che frena lo sviluppo del capoluogo etneo» e in riferimento ad alcune polemiche sollevate proprio in questi giorni sulla sicurezza degli edifici alti.

«Lo stato di salute del nostro patrimonio immobiliare è ormai noto a tutti – spiega – il maggiore sviluppo urbano si è registrato tra gli anni 50 e 80 del secolo scorso, precedentemente alle normative sismiche ed energetiche e, in gran parte, prima all’entrata in vigore del PRG vigente (approvato nel lontano 1969), determinando un tessuto urbano ad altissima densità con pochissime aree libere. Le strutture in cemento armato sono ormai arrivate alla fine della loro vita utile d’esercizio, con l’aggravante che gli studi ci dicono che siamo già nel periodo di ritorno di un evento sismico catastrofico come quello del 1693».

Catania: il 70% degli edifici non è in condizione di resistere al terremoto

Uno scenario allarmante, guardando gli studi della Protezione Civile, pubblicati già nel 2006, che ci dicono che oltre il 70% degli attuali edifici non è in condizione di resistere a un terremoto importante: «Questa situazione di obsolescenza e degrado del costruito – continua il presidente degli architetti catanesi Amaro – è purtroppo comune a molte aree del Paese. Per questo, già da tempo, il legislatore nazionale promuove politiche di riconversione e riuso del costruito, penalizzando l’uso di nuovo suolo. Per agevolare gli interventi e renderli economicamente sostenibili, tali normative prevedono svariati strumenti di premialità volumetrica e agevolazioni su costi e oneri di urbanizzazione. Anche il recente “Superbonus” sostiene interventi di demolizione e ricostruzione, che vanno ben oltre il solo efficientamento energetico, conosciuto ai più. In Sicilia tali politiche sono previste dal Piano Casa in vigore dal 2010, che prevede un premio volumetrico fino al 35%, in deroga alle prescrizioni dei Piani Regolatori».

Finalmente in Sicilia è stata recentemente approvata una più moderna normativa per la pianificazione del territorio, che supera quella del 1978: «Sulla scorta di questa nuova regolamentazione – sottolinea il presidente – verranno sviluppati i nuovi strumenti di gestione del territorio della nostra città, ancora regolati da uno strumento urbanistico assai lontano dall’attuale contesto socioeconomico e dallo sviluppo sostenibile. In questi giorni si sente dire che gli edifici alti non sono sicuri in un territorio a rischio sismico, vorrei puntualizzare cheprima dell’emanazione, nel 2008, delle Norme Tecniche per le Costruzioni, l’altezza degli edifici era correlata alla larghezza della strada sulla quale prospettavano. Con le nuove leggi, di tipo prestazionali, non vi è alcun limite di altezza, perché la capacità di resistenza dell’edificio è funzione della sua geometria complessiva e della caratteristica di resistenza dei componenti strutturali e delle relative connessioni. Gli edifici alti, per altro, in ragione della loro maggiore duttilità sopportano meglio le sollecitazioni dovute a un evento sismico. Prova ne è la grande quantità di grattacieli in zone ad altissima sismicità quali Giappone e California».

Architetti su nuove prospettive urbane

«In tutto il mondo è in atto un processo di inurbazione, ossia di aumento del numero di abitanti nelle città – dice il presidente degli architetti Amaro – Ragioni di efficientamento, in logica sostenibile, degli spazi, con conseguente ottimizzazione dei percorsi e dei sistemi a rete, portano a uno sviluppo verticale delle città in conseguenza della crescita in atto. Catania, a causa dell’alta densità e della scarsa qualità del costruito, negli ultimi trent’anni ha perso attrattiva a favore delle cittadine nell’hinterland pedemontano, con tutti i disagi e le difficoltà che il conseguente pendolarismo ha determinato e che tutti noi subiamo ogni giorno. Il processo di inurbazione di ritorno determinerebbe un’ottimizzazione dei sistemi di mobilità, con la riduzione degli spostamenti extra-urbani, privilegiando sistemi di trasporto pubblico più sostenibili quali la metropolitana, ormai ad un buon livello di funzionalità ed ancora in espansione. Il sistema attrattore non può certo essere dunque quello della realizzazione di nuove villette dell’hinterland: occorre superare l’attuale modello diffuso del condominio alveare privo di spazi esterni, con altri più moderni modelli abitativi. Un edificio alto, con uno o due appartamenti a piano, sicuro sismicamente ed energeticamente, e ambientalmente sostenibile, con spazi comuni a verde e per il relax ad uso collettivo, rappresenta un modello di riqualificazione coerente con il nostro tempo».

«Gli architetti – conclude Amaro – si sono sempre confrontati con il territorio in ragione della cultura del proprio tempo, della propria sensibilità e conoscenza e della capacità di visione del futuro, andando ben oltre modelli e stilemi strettamente utilitaristici e ingegneristici, privi di filosofia progettuale, ove la mera ottimizzazione economica e produttiva del processo edilizio è solo uno degli elementi dell’atto di modifica dell’esistente. L’Architetto, nella pienezza del suo ruolo, nel suo compito e dovere di prefigurare il futuro, coordina e indirizza tutte le attività degli altri professionisti e specialisti coinvolti, sviluppando la propria idea generale e concezione sociale, economica, filosofica e artistica del costruito. Consentiteci di pensare in grande, di avere una visione contemporanea, di cambiare il volto di questa città, ormai sfigurato dal tempo e dallo scempio».

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