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Coronavirus, Fabi: Germania al top per aiuti alle imprese ma lenta

La Fabi nel dossier ”Prestiti e aiuti pubblici, la risposta in Europa e in Usa” spiega che nel confronto Stati Uniti ed Europa, con il suo maxi piano la Germania si conferma al primo posto nella classifica delle misure di sostegno quali prestiti bancari e garanzie, superando anche la somma – seppur importante – stanziata dal governo americano.

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A fronte dei 821 miliardi di euro della Germania, gli Stati Uniti non riescono a superare la cifra di 700 miliardi di dollari. L’Italia segue a ruota la Germania, sebbene con una cifra dimezzata per le garanzie messe a disposizione del Paese (400 miliardi di euro), seguita da Francia e Spagna. Fanalino di coda italiano anche per la quota di prestiti già erogati, con una percentuale del 25% rispetto al 33% della Spagna e al 36% della Francia. I fondi stanziati dal governo, sul fronte delle garanzie, per le imprese italiane che hanno subito un crollo del giro di affari durante la pandemia, non arrivano, in termini di prestiti bancari concessi, a 100 miliardi di euro (dato aggiornato a settembre 2020), valore inferiore anche a quello di Spagna e Francia.

C’è chi – come Francia, Germania e Stati Uniti – ha impiegato tra gli otto e i 15 giorni per l’approvazione delle prime misure a sostegno dell’economia locale e chi, come la Spagna, ha atteso ben tre settimane. Differente modalità di reazione anche per l’Italia che ha lasciato famiglie e imprese con il fiato sospeso per più̀ di venti giorni prima di far intravedere qualche barlume di speranza. Ma se le premesse e i tempi non sono state rassicuranti e si esclude la Germania, per l’Italia la strada delle garanzie pubbliche sui prestiti unitamente a quella degli aiuti di Stato alle imprese ha assicurato un po’ di ossigeno in più rispetto ad altri Paesi europei, seppure con i dovuti ostacoli e rallentamenti.


Di tutti gli aiuti di Stato autorizzati nel panorama europeo (circa 3mila miliardi di euro), più della metà sono stati emessi dal solo governo tedesco mentre Italia, Francia e Spagna seguono a debita distanza. Il più esiguo pacchetto di misure di aiuti alle imprese è quello della Francia, che, fino a questo momento, ha stanziato solo il 13,7% del suo pil, seguita da Italia e Spagna con percentuali pari rispettivamente al 17% e al 20%. La Germania sembra surclassare tutta l’Europa e pone rimedi ai danni del proprio sistema produttivo nazionale con uno sforzo economico quasi raddoppiato rispetto alla media degli altri Paesi e pari al 28,9% del prodotto interno lordo. Peccato però che la generosità tedesca non sia stata affiancata da altrettanta tempestività, perché solo 8% dei fondi statali è stato messo a disposizione delle imprese locali fino a questo momento, confermando che il modello della Germania potrebbe non essere così efficiente da essere un esempio da seguire. È quanto sostiene la FABI nel dossier ”Prestiti e aiuti pubblici, la risposta in Europa e in Usa”, secondo il quale a livello europeo, il sistema produttivo ha accumulato perdite per ben mille miliardi di euro. Nel panorama europeo, le imprese più vulnerabili sono state quelle tedesche e francesi che hanno accantonato più̀ di 400 miliardi di euro di perdite a fine 2020. Il contraccolpo economico subito invece da quelle italiane ha raggiunto la somma di 175 miliardi di euro, pressoché in parità con la Spagna (155 miliardi di euro di perdite).

Non c’è crisi economica, già trascorsa o contemporanea, in cui gli investimenti pubblici non abbiano avuto un ruolo cruciale per stimolare la crescita, creare posti di lavoro e fungere da catalizzatore anche per gli investimenti privati. La storia ci insegna che spendere circa 1 milione di euro in infrastrutture, significa creare dai due agli otto nuovi posti di lavoro, mentre tra i cinque e i 15 se la stessa cifra si concentra anche sulla spesa per ricerca e sviluppo. Lo sanno bene i governi della Francia e degli Stati Uniti che, in media, hanno previsto di investire risorse pubbliche pari al 3,8% e il 3,3% del pil sino al 2022, seguiti dalla sola Germania che si attesta al 2,8% del suo prodotto interno lordo. È quanto sostiene la FABI nel dossier ”Prestiti e aiuti pubblici, la risposta in Europa e in Usa”, secondo il quale L’andamento degli investimenti sarà più lento in Italia, dove si prevede un modesto 2,7% del pil pre-pandemia. Resta da sperare che l’Italia, fanalino di coda assieme alla Spagna, ripensi al suo ”moltiplicatore fiscale” per i prossimi due anni e raggiunga il giusto equilibrio tra tempi di realizzazione – sempre molto lunghi – e settori di intervento. Mantenere la qualità dei progetti di investimento sarà essenziale, sottolinea la FABI, ma ancor di più assicurarne la realizzazione perché, se dalle crisi nascono nuove e sfidanti opportunità, è necessario saperle afferrare.​

“I nuovi ristori a fondo perduto in arrivo andrebbero canalizzati rispetto alle singole specificita’ dei settori, mentre la programmazione degli investimenti pubblici e’ stata fino a oggi insufficiente” ha detto il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, commentando, durante la trasmissione Coffee Break su La7, il dossier della Fabi “Prestiti e aiuti pubblici, la risposta in Europa e in Usa”. Un esempio riguardo ai ristori: “I negozi del settore abbigliamento e calzature, compreso la grande, piccola e media distribuzione della moda, settore trainante nel Paese – ha specificato – all’inizio del primo lockdown gia’ avevano ricevuto almeno l’80% della merce primavera-estate e avevano gia’ sottoscritto contratti di acquisto per l’abbigliamento di autunno e inverno 2020-2021”. Secondo il segretario generale della Fabi, per tutto il comparto moda, la programmazione degli acquisti avviene un anno prima, conseguentemente la merce, con l’attuale situazione della pandemia, puo’ essere venduta solo sottocosto.

“E’ un danno enorme. Il commercio in generale – conclude Sileoni sui ristori – va quindi sostenuto con finanziamenti a fondo perduto a prescindere dal colore rosso, arancione o giallo della regione d’appartenenza”. Quanto invece agli investimenti pubblici, ritiene carente la programmazione. “Con le misure e gli aiuti per l’economia – sostiene – in Italia e’ andata abbastanza bene con i prestiti bancari garantiti dallo Stato, ma sono stati pochi sia gli incentivi fiscali sia ristori a fondo perduto fino a oggi”. Secondo il segretario generale della Fabi “la risposta delle banche rispetto ai prestiti c’e’ stata, anche se inizialmente c’e’ stato un ritardo per disorganizzazione sia dello Stato con le garanzie, sia delle stesse banche nella fase iniziale”.


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