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Coronavirus, i ritardi dei governi populisti nella lotta al Covid-19



L’ideologia è una delle maggiori determinanti della reazione di un governo al Covid-19, secondo una nuova ricerca per il COVID Crisis Lab di Kerim Kavakli, assistant professor del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali della Bocconi, che analizza 94 paesi. I governi fortemente populisti, secondo lo studioso, hanno attuato meno misure sanitarie all’inizio della pandemia (febbraio 2020) e meno restrizioni alla mobilità subito dopo (marzo 2020).

Kerim Kavakli

Anche l’ideologia economica sembra avere importanza: i governi di destra sono stati più lenti a rispondere a COVID-19, ma questo effetto è più debole di quello del populismo. Tutte le differenze sono più forti nei paesi ad alto reddito e tendono a diminuire nel tempo. Quando tutti i paesi hanno iniziato a registrare un gran numero di infezioni, le risposte politiche hanno cominciato a convergere.

La diffidenza populista nei confronti delle élite e dei consigli degli esperti, sostiene Kavakli, ha creato resistenza alle richieste di prendere misure forti e costose. “Nelle fasi iniziali di una crisi i costi delle misure preventive sono reali, ma i danni e le morti che saranno evitati si basano sulle proiezioni degli esperti. I governi che non si fidano degli esperti sono più propensi ad astenersi dall’agire”, spiega.

Il comportamento di Trump negli Stati Uniti e di Bolsonaro in Brasile confermano l’ipotesi. La pronta reazione di Erdogan in Turchia e di Orban in Ungheria rappresentano invece l’eccezione. Per andare oltre la semplice aneddotica, allora, Kavakli ha raccolto informazioni sui governi al potere e sulle loro affiliazioni di partito in 94 paesi e le ha combinate con i dati sull’ideologia di partito del Global Party Survey. I dati sulle risposte nazionali alla pandemia provengono dal Covid-19 Government Response Tracker di Oxford e sono riorganizzate in due indici: le chiusure e le restrizioni di mobilità, da un lato, e le misure sanitarie come il contact tracing o i test, dall’altro. Entrambi gli indici vanno da 0 a 100 punti.

Il livello delle misure sanitarie attuate dai governi fortemente populisti ha fatto registrare un ritardo di 10 punti rispetto agli altri paesi a febbraio, con un divario simile per le chiusure a metà marzo. Nei paesi ad alto reddito, tuttavia, le misure sanitarie attuate da governi fortemente populisti hanno fatto registrare un ritardo di 30 punti a febbraio rispetto a quelle degli altri governi. Per contestualizzare il dato, tra i paesi ad alto reddito il livello medio delle misure sanitarie a febbraio era di 32 punti.

I partiti di destra, con la loro enfasi sulla crescita economica e la loro opposizione al coinvolgimento dello Stato nell’economia, sono stati più lenti nell’adottare misure che danneggiano l’economia, come le chiusure e le restrizioni alla mobilità, almeno nei paesi ad alto reddito. A metà marzo sono rimasti indietro di 20 punti, con una drammatica inversione di tendenza a maggio, quando hanno registrato più chiusure rispetto agli altri. Con ogni probabilità hanno dovuto mantenere le chiusure più a lungo, mentre i governi che hanno agito prima cominciavano già ad eliminare le restrizioni.

Lo studio di Kavakli non interpreta solo il passato, ma può essere utilizzato anche per comprendere il futuro. “Anche se le misure Covid-19 dei governi si sono allineate alla fine a quelle degli altri governi”, conclude, “il prossimo compito è quello di riaprire l’economia in modo sicuro. Nella Fase 2 i governi populisti possono allentare troppo rapidamente le restrizioni nonostante gli avvertimenti degli esperti, il che metterebbe a rischio altre vite e la stabilità economica”.

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