Il Mezzogiorno si candida a diventare snodo strategico tra Europa e Africa. A Maida, in provincia di Catanzaro, si è aperto il Global South Innovation 2025, forum internazionale che riunisce oltre cinquanta esperti, istituzioni e imprese per definire un nuovo modello di sviluppo per il Sud. L’obiettivo è ambizioso: trasformare il Mediterraneo in una piattaforma […]
Un impianto fotovoltaico da 150 kW con batteria, 220 mila euro di investimento, 120 mila euro di contributo pubblico, bolletta tagliata fino all’80% e rientro in due anni. È questo il conto che rende concreta la portata del nuovo bando per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili rivolto alle imprese del Mezzogiorno.
Per una piccola o media impresa manifatturiera o agricola, infatti, la misura può trasformarsi in un vantaggio immediato sui costi. Il meccanismo prevede un fondo perduto del 58% per l’impianto e del 48% per il sistema di accumulo. Applicato a un investimento da circa 220 mila euro, questo porta il contributo complessivo a circa 120 mila euro. Con prezzi dell’energia stimati nel 2026 attorno a 0,11 euro per chilowattora, il risparmio annuo può superare i 45 mila euro. Da qui il punto più interessante per le aziende: l’investimento netto si recupera in appena due anni.

Delle opportunità offerte dall’avviso pubblico si è discusso a Termini Imerese, dove il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, insieme a Invitalia e Gse, ha aperto il roadshow destinato alle regioni del Sud. L’incontro si è svolto nell’incubatore gestito dal Polo Meccatronica Valley e ha raccolto oltre cento imprese.
Sul tavolo ci sono 262 milioni di euro destinati a piccole e medie imprese, grandi aziende e reti d’impresa dotate di soggettività giuridica. I progetti dovranno essere realizzati in aree industriali, produttive o artigianali dei Comuni con più di 5 mila abitanti in Sicilia, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sardegna. L’obiettivo è spingere il sistema produttivo meridionale verso una maggiore autonomia energetica, riducendo la dipendenza dalle oscillazioni dei prezzi di petrolio e gas.
Ad aprire i lavori sono stati l’assessore regionale alle Attività produttive Edy Tamajo e l’assessore del Comune di Termini Imerese Giuseppe Preti. Antonello Mineo, presidente del Polo Meccatronica Valley, ha richiamato l’attenzione sul valore concreto dei bandi ministeriali per la transizione energetica in una fase delicata per le imprese, strette tra aumento dei costi energetici e necessità di accelerare il ricorso alle fonti rinnovabili.
Agli imprenditori siciliani Stefania Crotta, direttore generale programmi e incentivi finanziari del Mase, ha illustrato il quadro delle misure attive e di quelle in preparazione. «La nostra sfida passa dai territori – ha detto –. Questo avviso rappresenta una grande opportunità per le imprese. La scadenza per le istanze è fissata al 3 luglio ma sicuramente riapriremo lo sportello perché la dotazione finanziaria disponibile è ingente e l’obiettivo di questo tour nel Sud Italia è di informare le imprese».
Il messaggio che arriva dal ministero è chiaro: la misura ha una dotazione ampia e punta a intercettare una platea larga di aziende. Per questo il roadshow serve soprattutto a spiegare come accedere all’incentivo, quali investimenti sono ammessi e con quali criteri presentare i progetti. I contenuti tecnici dell’avviso sono stati illustrati da Stefano Maria Della Corte di Invitalia e da Ruocco Surace del Gse, mentre Attilio Zorzi di Eureka Srl ha allargato il ragionamento alle altre agevolazioni disponibili per la transizione energetica.
Crotta ha anche richiamato altri strumenti su cui il ministero sta lavorando. Tra questi ci sono l’avviso per la modernizzazione e la digitalizzazione della rete destinato a Terna, la misura per la modernizzazione della distribuzione che potrebbe arrivare nell’ultimo trimestre del 2026, il nuovo bando sull’idrogeno con una dotazione da 80 milioni di euro e quello da 11 milioni per la promozione internazionale dei prodotti italiani.
In Sicilia il contesto energetico è già in movimento. La capacità installata da fonti rinnovabili ha raggiunto 6,4 gigawatt, di cui 3,6 gigawatt nel fotovoltaico. Solo nell’ultimo anno le nuove autorizzazioni hanno superato i 3,7 gigawatt. Il consumo elettrico regionale si attesta attorno ai 19 terawattora annui e le rinnovabili coprono oggi circa il 31-33% del fabbisogno complessivo. Il nuovo Piano energetico regionale, il Pears 2030, fissa però un obiettivo molto più ambizioso: arrivare al 67% entro la fine del decennio.
Dentro questa crescita pesa anche il tema dell’accumulo. La Sicilia ha già installato oltre 60 mila sistemi di storage, per una potenza complessiva di 410 megawatt. È un elemento decisivo per gestire l’intermittenza della produzione solare e per evitare che l’energia prodotta nelle ore di picco venga dispersa. Non a caso il bando incentiva insieme impianto e batteria, cercando di rendere sostenibile anche il costo dell’accumulo.
Per le imprese il punto resta molto concreto. Il bando consente di trasformare un investimento energetico in uno strumento di competitività. Contributo pubblico elevato, riduzione drastica della bolletta e tempi di ritorno rapidi fanno della misura una leva industriale prima ancora che ambientale. Il caso tipo dell’impianto da 150 kW con accumulo lo dimostra: meno dipendenza dal mercato elettrico, più stabilità nei costi e una transizione che, almeno questa volta, può stare in piedi anche solo guardando i numeri.