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La geografia del valore: dove si concentra davvero la Dop economy (e dove no)

Nel 2024 la cosiddetta Dop economy – l’insieme dei prodotti agroalimentari e vitivinicoli italiani a denominazione DOP, IGP, STG e delle bevande spiritose a Indicazione geografica – vale 20,7 miliardi di euro alla produzione, con una crescita del +3,5% in un solo anno e del +25% rispetto al 2020. Si tratta del 19% del fatturato complessivo dell’agroalimentare nazionale: quasi un quinto della ricchezza del settore passa da qui.

L’export è il secondo pilastro: 12,3 miliardi di euro, +8,2% rispetto al 2023 e +24% dal 2020, con un “doppio record” per cibo (per la prima volta sopra i 5 miliardi) e vino (oltre 7 miliardi).

Secondo il Ministro Francesco Lollobrigida, le Indicazioni Geografiche sono «radici e futuro dell’Italia», un modello che «garantisce reddito alle imprese e ai lavoratori» e che «sostiene i territori ai quali è collegato, diventando un traino sempre più forte per turismo ed economia». Il Ministro insiste anche su un punto politico: «Continueremo a difendere questo modello in ogni contesto internazionale».

Dietro la retorica del primato, il Rapporto disegna però una geografia molto squilibrata.

Nord-Est motore, Nord-Ovest in rincorsa

Le quattro regioni del Nord-Est valgono da sole 11,24 miliardi di euro, il 54% di tutto il settore nazionale DOP IGP. Il Veneto sfiora i 5 miliardi (4,94 mld, +2,2%), l’Emilia-Romagna arriva a 3,99 miliardi (+3,0%), seguite da Friuli-Venezia Giulia (1,30 mld, +8,1%) e Trentino-Alto Adige (1,01 mld, -0,9%).

Il Nord-Ovest vale 4,58 miliardi, con una crescita del +7,1%: la Lombardia, a 2,9 miliardi di valore DOP IGP, è la regione che cresce di più tra le grandi (+13,1% sul 2023, quarto anno consecutivo di aumento). Piemonte arretra (-2,8%), mentre Liguria e Valle d’Aosta crescono rispettivamente del +18,8% e +3,5%.

Sono numeri che fotografano un fatto: oltre metà del valore IG italiano si concentra in un quadrante territoriale preciso – il Nord-Est – e il Nord-Ovest sta recuperando terreno grazie alla spinta lombarda.

Il Sud che prova a tenere il passo

L’area Sud e Isole raggiunge 3,16 miliardi di euro, con un +3,4% su base annua. Qui emergono soprattutto:

  • Campania: 945 milioni, +3,1%;
  • Puglia: 711 milioni, +12,2%;
  • Sicilia: 581 milioni, +4,0%.

Accanto alle tre grandi, crescono anche Abruzzo (+4,1%) e Calabria (+8,2%), mentre segnano una flessione Sardegna (-6,5%) e Molise (-17%).

Il Centro Italia, invece, è l’unica macro-area in arretramento: -0,9% rispetto al 2023, nonostante un lieve recupero di Toscana (+0,5%) e Umbria (+3,4%).

La posizione della Sicilia nella mappa nazionale

Con 581 milioni di euro di valore DOP IGP, la Sicilia entra nella top ten regionale, ma chiude il gruppo: è decima per impatto economico complessivo, dopo Puglia e Campania.

Se si scompone il dato:

  • Cibo DOP IGP: 139 milioni (decima regione per valore food);
  • Vino DOP IGP: 442 milioni (nona regione per valore vino).

In termini di crescita, però, l’isola tiene il passo: +27,8% sul 2023 per il solo comparto cibo DOP IGP e -1,8% per il vino, che resta comunque la componente principale del valore regionale.

Il presidente ISMEA Livio Proietti legge così questi numeri: le IG sono «in grado di generare valore diffuso sul territorio, mantenere vitali le aree interne e garantire sviluppo e competitività», grazie al lavoro dei Consorzi e di «migliaia di operatori che custodiscono un patrimonio unico, irriproducibile e non delocalizzabile».

Per la Sicilia, la domanda è: quanto di questo potenziale è già espresso e quanto resta ancora sulla carta?
Nella prossima puntata l’attenzione si sposterà sulle differenze dentro il Mezzogiorno e sul ruolo specifico che l’isola gioca nel quadrante Sud e Isole.

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