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Rallenta la locomotiva tedesca: il quantitative easing sosterrà le borse europee?

Il rallentamento dell’economia tedesca, pone nuovi inquietanti scenari sul futuro dell’area €uro. Dopo il -0,1% accusato nello scorso trimestre, infatti, alcuni parlano già di recessione in consolidamento. Presto, forse, per definirla tale. Anche se la frenata di un volano come quello tedesco, di fondamentale importanza per l’intera area €uro, non può essere di certo sottovalutato, dato l’enorme impatto che potrebbe avere sui paesi ad esso strettamente collegato. E l’Italia, in tal senso, potrebbe essere una, forse la più illustre, vittima del rallentamento teutonico. Fondamentalmente, tutti gli analisti temono un rischio contagio, che rischia di penalizzare fortemente un’economia come la nostra, rimasta ferma al palo negli ultimi anni nonostante il tasso di crescita messo a segno dagli altri paesi europei.

Segnali recessivi dalla Germania: torna il Bazooka della BCE

La paralisi tedesca, dovuta in parte ai dazi posti dagli USA, non ha certo lasciata insensibile la Banca Centrale Europea, che, nei mesi scorsi, aveva apertamente criticato la politica economica protezionistica dell’amministrazione Trump. Onde evitare il ripetersi di errori già commessi nel passato, l’istituto di Francoforte è pronto a sostenere l’economia del Vecchio Continente. D’altro canto, l’autogoal di Trichet nel 2009, quando – a differenza delle Federal Reserve – non immise tempestivamente abbondante liquidità sui mercati, pesa ancora come una zavorra a livello europeo. L’arma di difesa, definita più volte “bazooka”, non può che essere la stessa del passato. E si racchiude in due parole: quantitative easing, una misura anticonvenzionale indispensabile per far circolare maggiore liquidità. Ed evitare, di conseguenza, che l’economia europea si impantani nuovamente nelle sabbie mobili della stagnazione o, peggio ancora, della recessione.

Una manovra, il quantitative easing, che avrà un impatto anche sui mercati finanziari, azionari e obbligazionari. I primi segnali, in tal senso, si sono visti in quest’ultimi, con gli acquisti dei titoli di stato aumentati vertiginosamente rispetto agli ultimi dodici mesi. E l’Italia è stata assoluta protagonista, complice anche un mutato quadro politico che, almeno per il momento, sta riscontrando la fiducia dei mercati. Il rendimento dei BTP, è sceso drasticamente. E il decennale, attualmente discretamente sotto l’1% di rendimento lordo, ne è la più fulgida testimonianza.

A beneficarne, però, sono stati anche i corsi dei titoli obbligazionari più “rischiosi”, ovvero l’high yield, che ha fatto registrare ottime performance nelle ultime settimane. Entrare oggi nel mercato obbligazionario, però, potrebbe risultare tardivo, anche se per gli investitori “low profile“, che si accontentano di rendimenti bassi massimizzando il rischio, potrebbe offrire ancora degli scenari abbastanza interessanti.

Quantitative easing: uno scenario potenzialmente positivo per i mercati azionari

Tuttavia, in uno scenario di politica economica ulteriormente accomodante, con la previsione di tagli a tassi già da diversi anni negativi, diversificare i propri asset finanziari risulta indispensabile, oltre che conveniente per qualsiasi risparmiatore. Ad esempio, investire in borsa potrebbe risultare un ottimo affare per cogliere le opportunità che i mercati azionari offrono, storicamente, in contesti particolari e fuori dall’ordinarietà. E un nuovo quantitative easing, lo è a tutti gli effetti. Già in occasione dell’avvio del primo quantitative easing, messo in moto da Draghi per mettere una pezza ai tentennamenti del suo predecessore, Trichet, l’impatto sui mercati azionari fu particolarmente favorevole. Un rally, all’epoca, che garantì ottimi rendimenti ai risparmiatori.

Ovviamente, le epoche storiche non sono tutte uguali. Il primo quantitative easing, infatti, arrivò dopo che si era consumata, quasi appieno, la forza demolitrice della grande crisi economica mondiale, avviatasi con lo scoppio della bolla dei mutui subprime negli States. Oggi, invece, giunge in una fase in cui il ciclo economico mondiale, europeo in particolare, è in rallentamento, ma al momento non certamente recessivo. Attualmente, è ancora impossibile capire se il rallentamento porterà ad un’effettiva recessione, che il quantitative easing dovrebbe in ogni caso scongiurare. È consigliabile, quindi, privilegiare titoli di emittenti solidi con significativa capitalizzazione, possibilmente di settori anticiclici oppure particolarmente resistenti ad eventuali spinte recessionistiche, in grado di garantire buoni dividendi. Diversificando l’allocazione geografica dei titoli prescelti.

 

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