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Call center, la Cgil: “Ecco il nuovo caporalato”



E’ il “nuovo caporalato” dei call center, donne e uomini, non più giovanissimi, per lo più laureati che, ogni giorno, chiamando al telefono liste di migliaia di nomi, cercano di portare a casa uno stipendio che nella maggior parte dei casi si rivela una mancia: 200 o 300 euro al mese, per sei ore di estenuante lavoro giornaliero, in cui l’operatore cerca di convincere la gente a rinnovare un abbonamento, ad acquistare un servizio.

E’ la dura vita dei Lap dei call center. A Palermo sono un esercito di 2-3 mila persone, il 30 per cento circa dei circa degli 8-10 mila operatori dei call center. Emblema della nuova precarietà nella precarietà: oltre al fatto di non avere un lavoro stabile, non sanno mai se il loro contratto alla fine di ogni mese sarà rinnovato.
La Slc Cgil Palermo mercoledì 15 maggio, alle 11, terrà una conferenza stampa presso la sua sede, in viale Lazio, 1 (all’angolo con via Libertà) per denunciare la condizione di questa nuova forma di precariato, un fenomeno che sta dilagando. Alla conferenza stampa interverranno il segretario Slc Cgil Palermo Maurizio Rosso, l’avvocato Pietro Vizzini e diversi Lap porteranno la loro testimonianza.

“Quella che avanza è una nuova generazione di lavoratori a progetto, di vite da usare come kleenex e buttare via. Lavoro in affitto, gig worker e sharing economy, dove non esistono diritti, paghe eque e sviluppo professionale, e dove per i lavoratori – dichiara il segretario Slc Cgil Maurizio Rosso – non c’è nessun progetto di crescita professionale o di investimento per lo sviluppo di attività legate ai servizi. Stiamo assistiamo a una regressione, per cui chi non ha un lavoro a tempo indeterminato o a tempo determinato non deve avere più nessun diritto. Uno sfruttamento esasperato, senza dignità, che in questa realtà del lavoro, dopo tutte le conquiste fatte, continua ed è diventato oramai imbarazzante”.

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