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Caltanissetta, la Cgil scrive a Delrio: “Una provincia che muore grazie all’inettitudine politica”



Caltanissetta – Una provincia disastrata, ridotta ai minimi termini, bisognosa di interventi urgenti. E’ il quadro della provincia di Caltanissetta che emerge dalla lettera che la Cgil nissena guidata da Ignazio Giudice e la Fillea-Cgil di cui è segretario provinciale Francesco Cosca hanno inviato al ministro delle Infrastrutture e tra sporti Graziano Delrio.

 

Il quadro che ne emerge è desolante: “Ventidue comuni che sommano 275mila abitanti, sempre più anziani, sempre meno giovani – si legge nella missiva -. Infrastrutture inesistenti, edilizia bloccata, lenta riconversione industriale da parte dell’Eni, costante processo di spospolamento in tutti i Comuni, aumento della devianza minorile, presenza delle cosche mafiose sempre più impegnate a rendere insicure le aree urbane della città, non meno le campagne che, malgrado la crisi e l’assedio della delinquenza, occupano migliaia di addetti e gli imprenditori agricoli si sperimentano con fondi propri nei processi di innovazione scommettendo in una visione globale del mercato”.

Nel 2018 la situazione economica del nisseno peggiorerà

Questo il quadro generale che l’inaugurazione della Caltanissetta-Agrigento prevista per il 2018 non contribuirà a risovere anzi: secondo il sindacato, l’economia dell’intera provincia è destinata a passare da uno stato di crisi a uno stato comatoso “pensiamo – dicono – ai lavoratori edili licenziati, più di mille, alle imprese che in appalto o subappalto lavorano da anni nelle varie fasi dell’opera, al sistema alberghiero e di ristorazione creato intorno all’investimento, alla fornitura di carburanti, meccanici, elettricisti, liberi professionisti e l’intera filiera diretta e indotta”. Altro punto: una strada supermoderna come la 640 fa il paio con collegamenti inesistenti a Mussomeli, Sutera, Campofranco, Serradifalco, Vallelunga, Delia, Villalba, Acquaviva Platani nonché un tratto della Gela-Butera e le molteplici limitazioni al traffico.

I numeri del declino in provincia di Caltanissetta

“Avvertiamo il dovere, oggi, a conclusione del primo trimestre del 2017, di scrivere e consegnarle formalmente i numeri del declino – scrivono i sindacalisti -. E’ sufficiente evidenziare che nel 2012 le imprese edili attive erano 854 e oggi sono 528, cioè 326 in meno. Il dato che segue la morte di 326 imprese e si riflette sui lavoratori è la drastica riduzione da n. 3.897 a n. 3.249, cioè n. 649 addetti in meno”. In provincia di Caltanissetta, si legge nel minidossier, l’occupazione è pari al 40,3%, 17 (diciassette) punti in meno alla media nazionale. La disoccupazione giovanile (età compresa 15 – 29 anni) è pari al 21,4%. Disoccupati in cerca di prima occupazione sono 19 mila e sono cresciuti di 7 mila rispetto a 8 anni fa. Tasso di disoccupazione è pari al 21,1%, il tasso di disoccupazione giovanile (età compresa tra 15 e 24 anni) è del 51,9%. Gli inattivi sono 86 mila, cioè cittadini che hanno perso il lavoro e/o sono scoraggiati nel cercarlo.

“Le Zone industriali – scrivono Giudice e Cosca – sono indebolite dalla crisi, con costi fissi al di sopra della media nazionale a partire da quello  rappresentato dai sistemi di videosorveglianza aziendali e dalle società di sicurezza pagate per la vigilanza nelle ore notturne, dato riscontrabile in pochi minuti recandosi nei luoghi citati e nel merito   alla zona industriale sia di Caltanissetta che di Gela, il buio è totale e quelle più giovani, come la zona industriale di Butera ha perso la sua vivacità economica in pochissimi anni e con tante discussioni dal grande impatto sociale”.

A Gela ritardi strutturali e incapacità politica

Vi è una città, Gela, 80 mila abitanti, “da sempre baciata dal mare e anche dalla sfortuna derivante da  una  palese incapacità politica – si legge ancora nella missiva -. I Gelesi sentono parlare del porto da 30 anni, nel frattempo, in 30 anni il porto è insabbiato, quindi impraticabile e inguardabile, potremmo dire senza il rischio di essere smentiti che si tratta della più profonda offesa ai cittadini da parte della politica”.  Eppure non mancano le opportunità. La Cgil ha da fare proposte e le fa: “Gela, con la sua posizione geografica, al centro delle rotte navali del Canale di Sicilia dove passano  circa 40.000 navi l’anno, rappresenta il sito ideale dove istituire una Free Trade  Zone ed un Porto Franco alla stregue del porto di Trieste che grazie ai vantaggi doganali e fiscali attrarrebbe imprese italiane e straniere e genererebbe centinaia di posti di lavoro, oltre agli affetti positivi dell’indotto dell’intera provincia e dell’intera isola, questo obiettivo deve coniugarsi con la realizzazione e praticabilità del porto rifugio, con un grande progetto in parte già autorizzato dal Ministero dell’Ambiente e per il quale il comitato per il porto ne rivendica l’immediata esecutività e con esso le forze sane della città”.

Le richieste a Delrio della Cgil

Il sindacato rivendica un investimento serio da parte delle Ferrovie dello Stato partendo dalle stazioni storiche sempre più abbandonate a se stesse, abbandonate sin dalla prima vista esterna e interna, abbandonate  dallo stesso  Stato che individua nel “Patto per il Sud” la soluzione a buona parte dei disagi.  Altro tema, non secondario,è  il fabbisogno sanitario che caratterizza l’isola e con essa la nostra provincia che in tema di mobilità sanitaria occupa uno spazio importante nei 220 milioni di euro che la Regione Sicilia ogni anno eroga alle strutture sanitarie del centro e del Nord Italia per curare i siciliani, ciò dimostra che in tema di prevenzione oncologica, cura, diagnosi e degenza, le strutture ospedaliere pubbliche pretendono più attenzione.

Il sindacato confederale non chiede finanziamenti a pioggia per risollevare la provincia dal torpore e dalla rassegnazione ma chiede attenzione, tempi certi, una rinnovata fiducia tangibile  alle rivendicazioni provenienti dai 22 Sindaci, ai giovani che hanno idee e non hanno l’adeguato credito per realizzarle. “Dalle crisi – dicono Giudice e Cosca – si esce con le idee, ma queste, da sole, non bastano. Dalla crisi si esce innescando le misure anticicliche, cioè l’edilizia e gli incentivi per il rilancio del turismo culturale, ne approfittiamo per segnalare  il controllo da parte dello stato  dei progetti per il recupero e valorizzazione dei reperti in mare e dell’Acropoli del parco archeologico di Gela”.

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