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Crisi d’impresa, via libera alla riforma ma i commercialisti non ci stanno



Riforma della crisi d’impresa al nastri di partenza. La Camera ha approvato il disegno di legge che delega il Governo alla riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza. Ma il sindacato dei commercialisti è pronto a dare battaglia. “Stiamo assistendo – tuona Rosa Anna Paolino, consigliera nazionale ANC, Associazione nazionale commercialisti – all’ennesimo scippo ai danni della categoria dei commercialisti. E, ovviamente, come sindacato non ci stiamo”.

Tutto nasce dal disegno di legge delega, in approvazione al Senato, che definisce i principi fondamentali per la riforma organica delle procedure concorsuali e della disciplina sulla composizione delle crisi da sovraindebitamento, delle misure urgenti per la ristrutturazione industriale di grandi imprese in stato di insolvenza, nonché la revisione del sistema dei privilegi e delle garanzie. Con l’approvazione del disegno di legge delega, il legislatore si pone sulla stessa scia tracciata dal D.L. 83/2015 che ha il pregio di sostenere, con incisivi ma non risolutivi interventi, l’obiettivo di una emersione tempestiva della crisi d’impresa che limiterebbe le perdite dell’intero tessuto economico, quale la creazione di una procedura d’allerta.

Tale meccanismo di allerta interno, che si affianca a quello di allerta esterno, rivolto ai creditori qualificati, si pone come obiettivo la conduzione della crisi nell’ambito di un percorso protetto e in condizione di corretta gestione imprenditoriale e societaria. Nel disegno di legge delega, viene previsto il criterio per qualificare lo stato di crisi in termini di probabilità di futura insolvenza, tenendo conto sopra tutto della scienza aziendalistica, l’imprenditore che attiva tempestivamente l’allerta godrà di misure premiali. Tale procedura preventiva dovrà essere fatta all’organismo di composizione della crisi e non all’autorità giudiziaria. La legge delega per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza, chiarisce che solamente gli Organismi di Composizione della Crisi istituiti presso le Camere di Commercio potranno assistere il debitore nella procedura di composizione della crisi, il nuovo Occ nominerà un collegio di tre esperti, uno designato dal presidente della sezione specializzata del Tribunale del territorio, uno sarà designato dalla Camera di commercio e l’altro dalle associazioni di categoria.

“Non possiamo non fare rilevare l’insoddisfazione – continua Paolino – relativamente all’individuazione dell’Occ e dei soggetti che devono farne parte. L’affidamento dell’incarico ad un collegio di tre esperti non risponde all’esigenza di evadere le segnalazioni pervenute all’organismo in tempi celeri e con soluzioni costruttive e necessariamente caratterizzate da elevata professionalità. La composizione collegiale potrebbe ritardare il lavoro dell’organismo, infatti la composizione mista sicuramente causerebbe difetti di coordinamento, in quanto trattandosi di esperti e non solo di professionisti iscritti in albi, che vantano precipua esperienza e competenza specifica nelle procedure concorsuali e negli istituti di composizione negoziale della crisi, sottendono a regole deontologiche differenti”. Inoltre, per efficientare la gestione delle procedure di crisi è stata altresì introdotta la figura del giudice specializzato. La dimensione spesso ridotta della maggior parte dei tribunali e il loro esiguo numero di giudici preposti alle discipline concorsuali, non consentirebbe un sufficiente livello di specializzazione in ambito di dette procedure. Tra le alternative al vaglio della Commissione si è preferito optare per l’ipotesi che vede la concentrazione delle procedure di maggiore dimensioni presso tribunali delle imprese, lasciando ai tribunali oggi esistenti, secondo i normali criteri di competenza, le procedure di sovraindebitamento, con la trattazione delle rimanenti procedure tra un numero ridotto di tribunali, dotati di una pianta organica adeguata.

“Questo significa, ad esempio, che la provincia di Ragusa – continua Rosa Anna Paolino – dopo aver perso il Tribunale di Modica, si vedrebbe costretta a perdere, dal Tribunale di Ragusa, buona parte delle procedure che andrebbero concentrate sui Tribunali distrettuali di Catania e Palermo e tutto ciò significherebbe anche la perdita di consistenti occasioni di lavoro per i professionisti del nostro territorio. E tutto ciò non lo possiamo consentire. Sia per l’eccessivo carico di procedure che si concentrerebbero sulle sezioni specializzate, sia perché l’eventuale maggiore lontananza dall’ufficio giudiziario potrebbe aggravare ingiustificatamente gli oneri e le difficoltà pratiche nell’esercizio dei diritti da parte dei soggetti non adeguatamente attrezzati. Anche l’alternativa costituita da un massiccio ma generalizzato ricorso ad applicazioni infra-distrettuali di magistrati esperti nella materia concorsuale non appare percorribile, trattandosi di un rimedio farraginoso e costoso e non esente da profili disfunzionali per gli uffici interessati”.

Alla luce del nuovo disegno di legge, l’ausiliario del giudice, figura professionale portante nelle procedure concorsuali, rivestirà ancor più un ruolo fondamentale, infatti, nel moderno processo civile, l’ausiliario ha il compito di rendere il giudice non isolato dai saperi professionali, secondo la definizione datane dall’art. 68 c. p. c., è l’ausiliario che notizierà il giudice sullo stato reale d’insolvenza dell’impresa, sul suo posizionamento socio-economico e sulla credibilità della stessa sul mercato, tutto ciò potrà essere evidenziato, solo se l’ausiliario, svolge la sua professione nello stesso tessuto geo-economico dell’impresa.

“Pertanto – conclude la consigliera nazionale Anc – auspichiamo che la specializzazione dei magistrati, nelle varie sedi dei tribunali, così come quella anche delle altre figure che operano in questo campo, rappresenti un obiettivo prioritario, ma non deve in alcuno modo svilire le competenze e le figure professionali dei territori, estromettendoli di fatto, dalla trattazione delle procedure concorsuali di alto profilo, ed assegnandole solo ai tribunali con piante organiche strutturate”.

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