Ex Fiat di Termini Imerese: le promesse di Di Maio, un palliativo per un malato terminale
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Ex Fiat di Termini Imerese: le promesse di Di Maio, un palliativo per un malato terminale

Alla fine la montagna ha partorito il topolino. La visita del ministro Luigi di Maio a Termini Imerese rappresenta una svolta nella lunga e travagliata vicenda dell’ex fabbrica di automobili Fiat dell’area industriale in provincia di Palermo. Ma purtroppo non è una svolta positiva e proviamo a spiegarlo. Il ministro porta in dote un emendamento che di fatto sgancia il destino degli operai da quello della fabbrica: giustamente si potrebbe dire il governo prova ad assicurare un reddito ai quasi 900 addetti, anche se per sei mesi, dall’altro si va in deroga all’accordo di gennaio che vincolava la Cassa integrazione al piano di sviluppo di Blutec. E’ un segnale chiaro: il governo del Paese non ritiene credibile l’iniziativa di Blutec e chiama in causa Fiat oggi Fca.  I sindacati e i rappresentanti del territorio, i sindaci per essere chiari, incassano un risultato ma siamo sicuri che questo sia il migliore risultato per il territorio? Non ce ne voglia il ministro e non ce ne vogliano i rappresentanti del Movimento Cinque Stelle, primo tra tutti il leader siciliano Giancarlo Cancelleri, ma forse l’area industriale di Termini Imerese avrebbe bisogno di ben altre attenzioni magari da Luigi Di Maio ma in un’altra veste: quella di ministro per lo Sviluppo economico. L’emendamento di cui ha parlato Di Maio inserisce Termini Imerese nell’alveo di una cultura assistenziale, di accompagnamento alla pensione di operai ormai stanchi di lottare, ma nulla aggiunge a progetti di sviluppo e di crescita. L’area industriale viene derubricata ad area di sosta in attesa  della quota 100 per gli operai. E diventa un precedente pericoloso anche per altre crisi e altre aree industriali. Quello che è stato fin qui promesso (serve un passaggio in parlamento prima che diventi definitivo) è un palliativo per un malato terminale. Punto.

Servirebbe una iniziativa forte, magari dal governo regionale, per poter utilizzare i fondi già disponibili in un precedente accordo di programma rimasto lettera morta: se la memoria non ci inganna ci sono a disposizione 350 milioni. Si dovrebbe tornare a parlare del famoso incubatore di imprese di Invitalia e si dovrebbe tornare a parlare di una strategia per l’area industriale. Una strategia che non c’è per il momento. Il Presidente della Regione Nello Musumeci ha annunciato   un incontro con i sindaci dell’area cui dovrebbe partecipare anche l’assessore alle Attività produttive Mimmo Turano. L’incontro è fissato per il 5 marzo, giorno del vertice a Roma al Mise sul destino dell’area.

Ma se vogliamo dirla tutta, si ha l’impressione che vi sia qualcosa di non detto, di non chiarito in questa vicenda. C’è un dato oscuro: quali responsabilità si intendono nascondere? Blutec continua a ribadire che il suo piano industriale è solido: i legali dell’azienda piemontese sono al lavoro per discutere con i rappresentanti di Invitalia su modalità di restituzione del fondi che l’azienda ha già incassato. Ma c’è da riflettere: ogni mese, secondo fonti sindacali, Blutec paga 500mila euro di stipendi agli oltre cento operai che ha già assunto.  Forse parte dei soldi che ha incassato sono finiti in stipendi e altro. Ma questi sono argomenti che riguardano  i legali, noi ci limitiamo a osservare che dal 2011 si discute inutilmente del rilancio di questo stabilimento. Chi ha provato a fare un progetto è rimasto maledettamente scottato. Perché? A chi interessa che non si faccia nulla? Avere una risposta sarebbe già un buon punto di partenza.

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