Galati Mamertino, nell’incubatore di imprese non arrivano le startup ma si festeggia San Giuseppe



Galati Mamertino – L’ultimo evento risale a pochi giorni fa. Un convegno su San Giuseppe con un corollario importante:  le canzoncine dedicate al papà cantate da bimbi festosi sul palco. Il tutto all’interno dell’incubatore di imprese di Galati Mamertino, paesino in provincia di Messina, sui Nebrodi. Un incubatore finanziato dall’Unione europea (con un’area di 1.300 metri quadrati e la possibilità di incubare fino a 15 imprese), inaugurato nel maggio dell’anno scorso, e che rimane ancora inutilizzato. Tanto che in paese qualcuno ha avuto la brillante idea di utilizzarlo per la rappresentazione di San Giuseppe, montandoci un palco proprio nei paraggi dei box costruiti per ospitare start up o imprese.  Nessuno si è impressionato più di tanto. Anzi sì: il sindaco del paese, Nino Baglio, pare si sia parecchio arrabbiato quando gli hanno riferito che era stato montato quell’obbrobrio proprio nel cuore della struttura destinata allo sviluppo dell’impresa in un’area notoriamente asfittica di nuove iniziative imprenditoriali, figurarsi innovative. Si racconta di una turbolenta riunione al Comune. Che però non ha portato grandi risultati. Nonostante la bile del sindaco il palco è rimasto montato grazie all’intervento di altri componenti della giunta del Comune: pare sia arrivata la firma del vicesindaco Vincenzo Amadore che ha autorizzato il tutto. Di sicuro non c’è stata la firma del capo dell’Ufficio tecnico Giusetta Cavolo. Sta di fatto che la festa è andata in scena regolarmente. Tutti contenti: i bambini, le mamme e ovviamente i papà.

Del resto in mancanza di una regolamentazione persino le feste in quella che dovrebbe essere la casa delle imprese e un luogo di lavoro sono state giudicate un fatto normale. Non è la prima volta che accade. Altro discorso, ovviamente, è il convegno: la sala dell’incubatore è l’unica disponibile in paese ed è dunque normale , giusto e utile che venga utilizzata per iniziative culturali anche a sfondo religioso.
Quella delle feste in una struttura che qualcuno ha già definito il “più bello incubatore di Sicilia” sembra essere un pallino per molti cittadini che avrebbero volentieri festeggiato lì il Carnevale. Non è stato possibile e ci sono rimasti malaccio. Ci riproveranno visto che secondo alcune previsione (pessimistiche forse ma in questo momento molto reali) quella struttura sembra essere destinata a rimanere vuota. Da dieci mesi infatti la nuova amministrazione discute, riflette, dialoga ma non decide alcunché.
Nulla si sa dell’Accordo di programma tra i comuni che fanno parte dell’Area interna che era stato annunciato al momento dell’inaugurazione. E nulla si sa di possibili passi avanti sulla strada dell’apertura alle imprese e di una possibile attività di questa struttura che è considerata strategica da tutti ma sostanzialmente dimenticata. L’anno scorso il sindaco aveva avviato i contatti con il Gal NebrodiPlus di cui è presidente Francesco Calanna per arrivare alla firma di una convenzione che permettesse al Gal di gestire la struttura e di utilizzare in maniera efficiente i fondi dell’Unione europea destinati all’innovazione e alle start up. I contatti tra il sindaco e Calanna sono stati frequenti ma a un certo punto l’iter si è bloccato. Né si hanno più notizie ufficiali su possibili incarichi a esperti per avviare la progettazione. Insomma la sensazione diffusa è vi sia il rischio concreto che la struttura rimanga una cattedrale nel deserto: né disponibile a incubare le imprese né pronta a incubare cultura imprenditoriale. Nel corso di numerosi convegni e incontri vi è stata la disponibilità dei professionisti (si veda la proposta del giovani commercialisti dell’area di Patti ma anche degli agronomi o di altre figure professionali) ma non vi è traccia di sportelli informativi o servizi per giovani imprenditori. Il sindaco continua ad assicurare che vi è il massimo dell’impegno per avviare la struttura ma alla prova dei fatti le cose stanno diversamente. tanto che ormai la domanda frequente è questa: chi è che non vuole avviare l’incubatore, a chi può dare fastidio una struttura al servizio per le imprese? Perché non sembra esservi alcun dubbio che all’interno della giunta del piccolo paesino dei Nebrodi c’è chi rema contro sottovalutando il fatto che l’utilizzo distorto e non conforme alle finalità iniziali della struttura espone il comune a rischi: l’estrema conseguenza potrebbe essere quella di dover restituire i soldi all’Unione europea oltre a eventuali sanzioni che potrebbero impedire al Comune di presentare altre proposte.

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