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Il fondo interbancario, gli istituti siciliani e la sentenza Ue su Tercas



Il sistema bancario, anche in Sicilia, si interroga sui possibili benefici per gli istituti di credito derivanti dalla sentenza del Tribunale dell’Unione Europea sulla cosiddetta vicenda Tercas nella quale è stato riconosciuto il ruolo e l’efficacia del Fondo Interbancario, bloccato in precedenza dalla Commissione Europea. Un sostegno inaspettato per le banche piccole e medie.
“Dalla sentenza europea”, spiega l’advisor finanziario Raffaele Mazzeo, di RMStudio, “si prevedono condizioni migliori per le banche medio piccole. In questo scenario si creano migliori condizioni di sostenibilità per le banche tradizionalmente vicine al territorio”. In pratica il Fondo Interbancario, strumento di sostegno che interviene nelle situazioni di crisi, consiste nell’apporto di risorse fornite dalle banche del sistema. Oggi il Fondo dispone una dotazione di 1,5 miliardi, ampliabile. Il beneficio per le banche deriva dal fatto che da ora sarà consentito ricorrere allo strumento nazionale prima di adottare le misure di risoluzione europee. Dai dati di Banca d’Italia all’inizio del 2018 operavano in Sicilia 60 banche, con una rete di 1.416 filiali con una capacità di impieghi erogati di 60 miliardi. Di queste, 26 banche avevano la sede legale nella regione. Per effetto delle operazioni di concentrazione tra banche e per la riforma del credito cooperativo che ha connesso le Bcc in due gruppi bancari con sede a Roma e a Milano, le banche locali si sono ulteriormente ridotte. In sintesi, dalla stagione delle fusioni degli ultimi anni sono sopravvissute tre banche interamente siciliane e una quarta è nata di recente. Il modello bancario europeo sta mostrando delle criticità dovute in parte anche al mancato funzionamento del meccanismo del Bail In per affrontare le crisi bancarie. “Da qualche tempo”, sottolinea Mazzeo, “è emersa una tendenza a rivalutare le regole nazionali. Inaspettatamente il mese scorso la Banca d’Italia dopo 15 anni ha introdotto la possibilità per le banche minori di abbandonare gli standard contabili internazionali e di adottare i principi contabili italiani nei bilanci. Ormai è chiaro ai governi e alle banche centrali che la soluzione europea del Bail In che prevede il costo dei fallimenti bancari a carico dei clienti delle banche non è facilmente percorribile nella versione attuale. Anche la soluzione alternativa di intervento pubblico degli Stati non è percorribile per un vincolo di equilibrio dei conti. Questo è il motivo per cui la ricetta italiana sperimentata con successo in passato, che vede in alcune situazioni l’intervento delle banche rappresenta una valida alternativa. Dalla soluzione di questo complesso problema dipenderà il futuro economico dell’Europa”.

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