Il tessuto produttivo della Sicilia, storicamente caratterizzato da una forte presenza di piccole e medie imprese, si trova oggi ad affrontare una sfida che va ben oltre le dinamiche tradizionali del mercato. Le mutazioni del clima stanno determinando un incremento sensibile sia nella frequenza sia nell’intensità di fenomeni atmosferici estremi, trasformando eventi un tempo eccezionali […]
In Sicilia oltre 15 mila allevamenti rischiano il tracollo. Nell’Isola da quasi due mesi nessuno li controlla e rilascia le certificazioni previste: la conseguenza è che non solo le aziende stanno assistendo al deprezzamento dei proprio animali, ma temono ora di perdere anche i contributi europei. Lo racconta il Giornale di Sicilia con un servizio firmato da Riccardo Vescovo.
Dei controlli si occupava un’associazione regionale, l’Aras, che a inizio marzo è fallita dopo una lunga crisi. L’ente che dovrebbe sostituirla, l’Aia che opera a livello nazionale, non è ancora entrata in azione e continua a trattare con la Regione su risorse da trasferire e personale licenziato dall’Aras da assorbire. Le verifiche sospese non sono quelle prettamente sanitarie ma sono i cosiddetti controlli funzionali, quelli, per intenderci, che consentono di certificare la qualità e la purezza dei capi, la quantità della produzione, il fatto che siano razze in estinzione o pregiate e soprattutto che siano autoctone.
L’assenza di controlli per il settore rappresenta un danno enorme: senza le certificazioni gli allevamenti non possono ottenere contributi dall’Unione europea, e se vendono un animale subiscono un deprezzamento. Lo stesso prodotto perde valore nella vendita al dettaglio.