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Sfratti, Sicilia al top: in un anno quasi quattromila



Sono quasi quattromila gli sfratti eseguiti in Sicilia nell’ultimo anno. E più o meno l’80% sono sfratti per “morosità incolpevole”, determinata cioè dallo stato di bisogno, in una regione in cui la povertà investe un terzo circa della popolazione. Una «vera piaga sociale» secondo i sindacati che hanno dedicato, oggi a Palermo, una giornarta di lavori al tema del Patrimonio abitativo pubblico. La realtà della casa, hanno segnalato Cgil Cisl Uil e le loro associazione di settore, Sunia, Sicet e Uniat, oggi nell’Isola è una sorta di magma, segnato dal «crescente disagio abitativo»; caratterizzato dalla battuta d’arresto subita negli ultimi dieci anni dalle decisioni di acquisto a favore dell’opzione di affito. E dominato dal fenomeno delle coabitazioni. Che si va allargando e riguarda soprattutto giovani coppie. Ma anche anziani. «Il quadro – per i confederali – è aggravato pure dalle scelte del governo nazionale che nulla ha inserito sulle politiche dell’abitare nel contratto di governo. Né ha messo in campo iniziative per far fronte al bisogno di casa».

Ma è sul governo regionale, per Cgil Cisl e Uil, che ricade la responsabilità più grande. Perché la regione ha statuto speciale e competenza esclusiva in tema di urbanistica, lavori pubblici, edilizia. E perché al nord il canone d’affitto incide sul reddito familiare per il 30%, nell’Isola la quota di reddito assorbita dal mensile per la casa, è pari al 70%. Alla Regione i sindacati hanno girato un pacchetto di richieste. Per voce dei vertici regionali: Sebastiano Cappuccio (Cisl), Claudio Barone (Uil), Salvatore Lo Balbo (Cgil). E dei rappresentanti delle associazioni: Giusy Milazzo (Sunia), Santo Ferro (Sicet) e Giovanni Sardo (Uniat). Eccole: una legge organica di riordino dell’edilizia residenziale pubblica; la riforma degli Iacp, gli istituti case popolari, che porti con sé pure l’organizzazione dell’agenzia per la casa (Arcas) prevista dalla legge di stabilità per il 2018. Ma non ancora nata. E la realizzazione dell’osservatorio regionale sull’edilizia abitativa, anch’esso previsto da una legge della Regione. Ma non ancora costituito. Per i sindacati l’edilizia è un’attività che attraversa trasversalmente l’economia. Rimetterla in moto equivale a «dare una spinta alla ripresa economica e sociale».

Al meeting hanno preso parte anche Emanuele Alvano, segretario generale dell’Anci Sicilia. E l’assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone. Il primo ha segnalato che «in Sicilia più di cento Comuni sono interessati da un grave fenomeno di spopolamento. E questo ha ricadute sul patrimonio immobiliare. In pratica, decine di migliaia di case non sono curate. O sono totalmente abbandonate». L’assessore ha risposto ai quesiti posti da Cgil Cisl e Uil: «In Sicilia – ha detto – ci sono 70 mila alloggi popolari, 15-20 mila richieste di nuovi alloggi. Il 40% del patrimonio immobiliare è in uno stato di profondo degrado. Il Governo regionale sta lavorando in tre direzioni: realizzazione di nuovi alloggi, ristrutturazione di alloggi esistenti. E social housing, ossia politiche abitative calmierate». E quanto all’osservatorio, Falcone ha annunciato che «lo faremo. Possiamo vederci nei prossimi giorni e renderlo operativo entro il mese di luglio».

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