Avanza il partito degli abolizionisti su tutto: dal fisco ai vaccini

Meno di due mesi alle elezioni politiche in Italia, previste il 4 marzo. E la campagna elettorale è partita già a pieno regime, con i leader dei vari schieramenti che hanno portato al centro del dibattito numerosi temi, a suon di abolizioni e proposte.

Il Movimento 5 Stelle ha aperto le danze attraverso le parole del candidato premier Luigi Di Maio, sostenendo di voler abolire spesometro, redditometro e split payment. La Lega Nord di Matteo Salvini ha rilanciato sui vaccini mentre, sulla riforma Fornero, il dibattito interno al centrodestra è ancora aperto.

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DI MAIO – “Noi proponiamo l’abolizione dello spesometro, uno strumento inutile” ha affermato Di Maio, lanciando il portale ‘LeggiDaAbolire.it’. Il progetto del Movimento 5 Stelle è di abolire 400 leggi una volta al governo. Tra queste: via spesometro, split payment, redditometro e la legge che prevede gli studi di settore.

“Già lo so – ha aggiunto il leader 5S – che i miei avversari diranno che con queste proposte noi vogliamo favorire l’evasione fiscale: io invece mi assumo la responsabilità di dire che è semplificando che aumenta il gettito fiscale dello Stato ed è semplificando che ridurremo la pressione fiscale, togliendo oneri burocratici”.

SALVINI – Via Twitter il leader della Lega ha annunciato di voler cancellare le norme Lorenzin: “Vaccini sì, obbligo no”. Forza Italia ha però bocciato senza riserve Salvini in versione ‘no-vax’ e ha respinto al mittente la proposta di abolire l’obbligatorierà delle vaccinazioni. “Come Forza Italia – ha detto Paolo Romani – abbiamo lavorato in Parlamento per migliorare il testo proposto dal ministro Lorenzin sull’obbligatorietà delle vaccinazioni, riducendole anche da 12 a 10. Riteniamo comunque necessario mantenere l’obbligo almeno fino a quando non sarà raggiunta l’immunità di gregge capace di tutelare la salute di tutti i cittadini e in particolare dei bambini”.

Per il leader della Lega c’è poi una “tassa assurda” da eliminare: ovvero, quella sulle sigarette elettroniche.

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BERLUSCONI – Capitolo Jobs Act: Silvio Berlusconi ha corretto il tiro ed escluso l’abolizione del riforma del lavoro: “Io non ho mai detto di voler abolire il Jobs Act. Penso che questa sia stata una cosa interna alla coalizione che oggi è superata” ha detto ai microfoni di ‘Radio 105’.

Posizione chiarita poi in una nota diffusa dalla segreteria del presidente di Forza Italia in cui si afferma che le parole “sono state parzialmente fraintese”. Berlusconi, parlando in un’altra trasmissione, “si è limitato a constatare che il Jobs Act è sostanzialmente fallito perché non ha indotto le imprese a creare occupazione stabile, ma quasi esclusivamente lavoro precario. In ogni caso, è una norma che sta esaurendo i suoi effetti”.

Una volta al governo, prosegue la nota, “introdurremo strumenti più efficaci del Jobs Act per correggerne gli effetti distorsivi e incentivare le imprese a creare lavoro stabile”.

GRASSO – Non solo abolizioni o cambiamenti sul tema del lavoro. Il leader di ‘Liberi e uguali’ Pietro Grasso, ospite ad ‘Agorà’ su Rai Tre, ha infatti detto di voler ampliare l’applicazione dell’articolo 18: “La tutela del lavoro va posta in tutte le situazioni in cui c’è lavoro. Ho parlato con tanti imprenditori che mi hanno detto ‘se abbiamo un impiegato bravo perché licenziarlo se non ci sono motivi particolari decisi da un giudice?'”.

“Il lavoro è un diritto universale – ha affermato – non possiamo non tutelarlo in tutte le sue forme anche nel caso di aziende con meno di 15 dipendenti”.

RENZI – Per quanto riguarda il Pd, infine, il segretario Matteo Renzi ha iniziato a guardare avanti: “Ora la scommessa è più soldi in busta paga ai cittadini. Io ho inventato gli 80 euro ma non basta”.

“A favore dei figli – ha detto il segretario – il Pd farà una proposta a inizio campagna elettorale. Ci sono tre ipotesi: il sistema francese, l’assegno universale, un sostegno maggiore per ogni figlio. La priorità è mettere più soldi in tasca alle famiglie”. (AdnKronos)

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