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Castello Utveggio, Escheri: “Riconsegno il bene ma la Regione lo sappia valorizzare”



“Dopo 2 anni di sofferenza ed impegno oggi ho restituito il Castello Utveggio alla Regione Siciliana che ne è proprietaria. Quando ho accettato l’incarico di Liquidatore del CERISDI sapevo che sarebbe stata una procedura difficile e complessa, ma non avrei mai potuto immaginare quello che mi aspettava. Senza risorse finanziarie, senza personale, aggredito continuamente dai pignoramenti dei creditori, senza più soci”. A parlare (anzi a scrivere) è Fabrizio Escheri, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Palermo, che affida a Facebook un bilancio e uno sfogo sulla gestione di questo bene simbolo della città. “Riconsegno il bene, dopo averlo insistentemente chiesto in tutti i modi, grazie all’impegno dell’assessore Gaetano Armao che ha posto questo problema tra le sue prime priorità appena insediatosi. Se sono riuscito a restituirlo senza alcun danno, senza depredazioni, senza furti, senza crolli (nonostante le menzogne diffuse da qualcuno) è grazie all’impegno di pochissimi, nell’ignavia di molti. Grazie all’Ing. D’Urso e al Geom. Cimino, rari esempi di funzionari pubblici che sanno non fermarsi alla burocrazia difensiva, svolgendo un prezioso ruolo di tutela del bene comune. Grazie ai forestali che hanno vigilato che gli incendi (che nel 2016 hanno lambito il castello) non provocassero danni, e lo hanno fatto h24 non potendo neppure avvalersi di un wc chimico per i vincoli posti dalla Soprintendenza. Grazie ai Carabinieri che sono intervenuti nelle infinite volte che il vento o qualche animale selvatico faceva scattare l’allarme. Grazie sopratutto a Marco Magnesia che non è stato un semplice coadiutore ma un vero e proprio coliquidatore, capace di sobbarcarsi gli impegni più gravosi (salendo al Castello pure la notte del 24 dicembre per verificare che tutto fosse apposto dopo lo scatto dell’allarme)”.

Per Escheri “Rimane l’amarezza di vedere un bene meraviglioso in abbandono da due anni, non utilizzato per quella importante realtà di ricerca e formazione che è stato il CERISDI. Resta l’amarezza di aver dovuto licenziare persone di qualità, professionalità preziose per la Sicilia, alcuni anche amici. In questo Castello 25 anni fa ho conosciuto Magda, frequentando un corso eccellente che aprì ad entrambi le porte del lavoro. In questo Castello sono tornato tantissime volte come docente. Mi è toccato, quasi come un contrappasso, chiudere l’esperienza del Cerisdi. Adesso rimane la speranza che la Regione sappia valorizzare questo tesoro unico nel modo migliore e che si possa trovare una prospettiva di futuro per chi ha dedicato la propria vita lavorativa ad esso”.

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