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Fondi Ue, Corte dei conti europea: “Armi spuntate contro le frodi”



Porre in essere un valido sistema di segnalazione e di misurazione delle frodi, che fornisca informazioni sulla loro entità, natura e cause prime; far sì che la gestione del rischio di frode e la prevenzione delle frodi siano esplicitamente incluse tra i compiti di un commissario, ed adottare una rinnovata strategia antifrode basata su un’esaustiva analisi dei rischi di frode; intensificare le proprie attività di prevenzione delle frodi; riconsiderare il ruolo ed i compiti dell’Olaf alla luce dell’istituzione della Procura europea e proporre di conferire all’Olaf un ruolo strategico e di vigilanza nell’azione dell’UE contro le frodi. Sono i punti fondamentali della una nuova relazione della Corte dei conti europea che chiede alla Ue di intensificare la lotta contro le frodi e alla Commissione europea di assicurarne la guida e riconsiderare il ruolo e le responsabilità del proprio Ufficio per la lotta antifrode (Olaf), in quanto l’attuale sistema d’indagine sulle frodi presenta debolezze intrinseche. Attualmente, a parere della Corte, la Commissione non dispone di informazioni esaustive sull’entità, sulla natura e sulle cause delle frodi e ciò ostacola l’efficace prevenzione delle frodi a danno del bilancio dell’Ue.

La Corte ha constatato che la Commissione non dispone di dati completi e comparabili sul livello di frodi rilevate nella spesa dell’Ue. Per di più, la Commissione non ha effettuato finora alcuna stima delle frodi non individuate, né ha analizzato nel dettaglio cosa spinga gli attori economici a commettere attività fraudolente. Secondo la Corte, questa mancanza di conoscenze riduce il valore pratico e l’efficacia dei piani della Commissione volti a tutelare dalle frodi gli interessi finanziari dell’Ue.
“Sette cittadini dell’Ue su dieci hanno la percezione che le frodi a danno del bilancio dell’Ue siano abbastanza frequenti, anche se la situazione potrebbe essere diversa. Purtroppo, le attività antifrode sino ad ora intraprese sono ancora insufficienti”, ha dichiarato Juhan Parts, il membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione. “È giunto il momento di intraprendere azioni concrete: la Commissione dovrebbe creare un sistema efficace per prevenire ed individuare le frodi e scoraggiarne gli autori. Una riforma dell’OLAF sarà la cartina di tornasole dell’impegno della Commissione nella lotta contro le frodi”.

La Corte conclude che il sistema attuale, in base al quale l’indagine amministrativa condotta dall’OLAF su una presunta frode è seguita da un’indagine penale a livello nazionale, richiede tempo e rende meno probabile l’imputazione. In media, 17 casi l’anno in cui l’OLAF aveva formulato raccomandazioni hanno condotto all’imputazione dei sospetti autori delle frodi: si tratta di meno della metà di tutti i casi di questo tipo. Inoltre, la Corte sottolinea che le relazioni finali dell’OLAF non forniscono in alcuni casi sufficienti informazioni per avviare il recupero dei fondi UE indebitamente erogati. Tra il 2012 e il 2016, solo il 15 % circa dell’importo totale oggetto di raccomandazioni dell’OLAF è stato effettivamente recuperato.
La Corte ritiene che l’istituzione della Procura europea (EPPO) rappresenti un passo nella giusta direzione, ma segnala che l’attuale regolamento istitutivo dell’EPPO comporta numerosi rischi. Una delle principali problematiche riguarda l’individuazione delle frodi e le indagini su di esse, fortemente dipendenti dalle autorità nazionali. Il regolamento non crea però alcun meccanismo che consenta alla Procura europea di intimare alle autorità degli Stati membri di assegnare le risorse necessarie per indagare in modo proattivo sulle frodi nella spesa dell’UE.

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