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I giovani imprenditori di Confindustria: “La cultura settore strategico”



Il sistema produttivo culturale e creativo italiano ha prodotto nel 2017 circa 89,9 miliardi di valore aggiunto (10 in più rispetto al 2016), attivando anche altri settori dell’economia e arrivando a muovere complessivamente il 16,7% del valore aggiunto nazionale. Le persone occupate sono  1,5 milioni, 22 mila in più rispetto al 2015, secondo i dati del Rapporto 2017 di Fondazione Symbola e Unioncamere. In Sicilia, l’industria culturale vale poco meno di 2,5 miliardi di euro, contro gli oltre 20 miliardi generati dalla Lombardia e contribuisce per circa il 3,2% alla ricchezza del sistema produttivo culturale. Sia a livello nazionale che ancor più a livello regionale le potenzialità di crescita sono enormi ma serve un piano industriale dei beni culturali e del turismo che permetta di farlo. L’argomento è stato al centro, nei giorni scorsi, di un convegno,  organizzato dai Giovani imprenditori di Confindustria che hanno raccolto imprenditori, operatori di settore, docenti ed esperti per dibattere su “Il bello dell’impresa – Quanto vale la cultura?” nella città che quest’anno è Capitale italiana della cultura.

Nelle tre tavole rotonde (su “L’industria della cultura: crescita e prospettive”, “Nuovi mecenati cercasi” e su “Turismo, arte e territori”) le opportunità dell’industria culturale sono state affrontate da più punti di vista ma tutti con un comune denominatore: la cultura può creare ricchezza e occupazione e può mettere in moto anche settori limitrofi come quello ricettivo-alberghiero, ristorazione, trasporti, servizi vari.

Riccardo Di Stefano

«Purtroppo – evidenzia Riccardo Di Stefano, vicepresidente nazionale dei Giovani di Confindustria – i numeri non sono omogenei nel Pese ed anche in questo caso emerge una profonda dicotomia tra Nord e Sud. Nel Mezzogiorno si combinano infatti alcuni effetti negativi come la carenza delle reti infrastrutturali e di servizio che rendono più difficoltosa l’accessibilità ai beni, lo scarso utilizzo, talvolta anche distorto, delle pur ingenti risorse aggiuntive disponibili nel Sud grazie ai programmi europei e la presenza di esperienze di eccellenza che restano isolate in un tessuto socio-economico che non ha piena consapevolezza di quanto possa rivelarsi strategica la valorizzazione culturale».

Secondo i giovani industriali, inoltre, una maggiore fruizione del patrimonio culturale potrebbe influenzare nel Sud – specie nelle aree socialmente più critiche – la crescita dello spirito di comunità, ma soprattutto avrebbe un effetto positivo dal punto di vista turistico, contribuendo allo sviluppo e all’occupazione. Focalizzandosi in particolare sulla realtà regionale, un primo grande passo sarebbe quello di valorizzare di più e meglio il brand “Sicilia” come ribadito in un documento che Sicindustria ha consegnato al presidente della Regione, Nello Musumeci, e al presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, indicando tutti quei settori che condividono una forte connessione con l’identità territoriale: turismo, beni culturali e produzioni alimentari tipiche.

Luigi Rizzolo

“In Sicilia è presente il 33% del patrimonio storico monumentale italiano, in Italia è presente il 33% del patrimonio storico monumentale mondiale. In Sicilia siamo ai margini dell’economia mondiale: la nostra economia non può e non deve prescindere dalla rivalutazione delle risorse locali – Luigi Rizzolo componente del Consiglio Centrale Confindustria – Presidente gruppo di lavoro Sicindustria – Project Leader del Convegno-. La domanda di fruizione dei beni culturali storici/artistici è costantemente in aumento sia in termini quantitativi che in termini qualitativi, questo impone alle imprese che vogliono operare nel settore di attrezzarsi e organizzarsi per non perdere l’occasione. Banca d’Italia, ISTAT e SVIMEZ nelle loro analisi palano di domanda in crescita superiore al 5% in Italia, in particolare in Sicilia tra il 2015 e il 2016 vi è stato un incremento del 10%. Per ogni 100 € di valore aggiunto prodotto dalle attività del settore, si ha un moltiplicatore di 1,70, ciò significa che per 100 milioni di euro di produzione del sistema produttivo culturale, si attivano circa 170 milioni di indotto (edilizia e costruzioni, trasporti, commercio, agricoltura e industria agroalimentare)”.

 

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