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Industria 4.0, un patto per coniugare innovazione, sviluppo e valori



La tecnologia ruba posti di lavoro o, al contrario, con nuovi bisogni nasceranno nuove occupazioni? Società, mondo dell’impresa e dell’industria si trovano davanti a nuove sfide del nostro tempo. Quali i rischi e quali le opportunità di una rivoluzione 4.0? Una trasformazione che inevitabilmente porta con sé delle conseguenze, ma non per forza negative. A patto che il cambiamento venga supportato da una adeguata formazione e riqualificazione delle risorse umane. Come a dire che il livello tecnologico va elevato insieme al livello sociale ed etico.

Questi i temi di un incontro dei giorni scorsi a Villa Zito, sede di Fondazione Sicilia, promosso dall’Ucid Gruppo Sicilia, l’Unione degli imprenditori e dirigenti cristiani, che quest’anno ha festeggiato a livello nazionale 70 anni dalla nascita. In Italia conta 1500 iscritti, dei quali un centinaio in Sicilia. Un confronto tra imprenditori, esperti e studiosi del mondo accademico, propedeutico alla formulazione di un patto etico per coniugare innovazione, sviluppo e valori. A favore di un progresso che non deve mai perdere di vista il lavoro degno. ”Di un’economia del nuovo umanesimo” ha parlato Patrizia Di Dio, imprenditrice e Presidente di Confcommercio Palermo. “Internet, big data, strumenti analitici, diffusione delle connessioni e degli strumenti portatili, impongono una accelerazione che ricade sulle aziende con impatti sempre più marcati, sollecitandole da un lato all’innovazione e dall’altro invitandole a ripensare l’organizzazione per adeguarla alle necessità o addirittura ridisegnarla”.

“Non è la tecnologia che porta via il lavoro, ma la mancanza di innovazione tecnologica” – ha sottolineato Salvatore La Rosa, già ordinario di Controllo e gestione della qualità all’Università di Palermo. Tutti concordi sulla necessità di coniugare successo dell’azienda e responsabilità sociale “per scongiurare quella cultura dello scarto di cui anche Papa Francesco ha parlato” – come ha detto don Sergio Siracusano, direttore regionale della Pastorale del lavoro. “Non basta promuovere l’acquisto di apparecchiature e sistemi digitali e relativi software per raggiungere obiettivi di competitività e sostenibilità – dice Riccardo Ghidella, Presidente nazionale Ucid -. Tali obiettivi sono alla fine per l’uomo e la comunità e quindi va verificato prima se tali acquisti consentono davvero il miglioramento della condizione della persona e delle perfomance economico-sociali. Industria 4.0 è una sfida che può essere vinta se porta il nostro Paese ad incrementare il suo livello sociale, non solo tecnologico. E’ necessario quindi un patto fra parti sociali per condividere gli obiettivi di una rivoluzione per la persona. Ucid è a disposizione delle istituzioni e dei territori come attore di questo tavolo per il bene comune e la sostenibilità sociale”.

“La rivoluzione è iniziata da tempo e ci siamo nel mezzo – ha detto Corrado Vergara, ordinario di Economia aziendale all’Università degli Studi di Palermo -. La trasformazione è normale che avvenga, è insita nel processo di crescita ed evoluzione del mondo. Dobbiamo lavorare prima di tutto sulla crisi della speranza”.
“La rivoluzione tecnologica è una scossa per le industrie e le imprese che porta con sé potenzialità da poter sfruttare – ha sottolineato Massimo Maniscalco, presidente di Ucid Gruppo Sicilia -. Ma ‘Il fare’ se non sorretto da valori non porta alcunché di positivo. Riteniamo indispensabile una Grande Rivoluzione Etica 4.0 da affiancare in modo strutturale ad Industria 4.0”.

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